Dalí

ritratto

Di Indro Montanelli

La prima ed unica volta che vidi Federico García Lorca, un anno e mezzo avanti che morisse, lo trovai intento a dipingere. Il pastello era, col pianoforte, la sua passione; e qualcuno oggi dice ch’egli aveva un senso del colore da paragonarsi a quello di Matisse. È possibile, ma non sono in grado di esprimere giudizi. L’unico quadro che ho visto di lui è quello, appena abbozzato, che stava componendo quel pomeriggio di primavera a Madrid e che mi ha lasciato solo una confusa impressione di rosso e di giallo, ugualmente violenti. Non per misurare la sua valentia dinanzi al cavalletto ero venuto a trovarlo, ma per la curiosità che m’ispiravano le sue poesie e la leggenda, che già cominciava ad aureolarlo e ch’egli mi confermò, schivando abilmente le mie domande in proposito, della sua origina gitana.

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Il Foro

kinky

Estratto da: Enrico Sanna, La Gran Avenida

Nel libro La Gran Avenida c’è un gruppo di uomini che lavora ad un foro sul fianco di una collina. È un foro. I personaggi non hanno un nome particolare per indicarlo. Quando ci vanno dentro, dicono che vanno giù. Non spiegano cosa stanno facendo esattamente. Forse perché non lo sanno. Ci lavorano continuamente. Prima vanno a fare un’ispezione. Poi portano delle attrezzature. Mandano giù delle tavole. Vanno giù per segare le tavole e inchiodarle da qualche parte. Montano una grande macchina a vapore. Cosa stanno facendo? Non ne ho idea. Perché l’ho scritto? Non lo so. L’unica cosa che so è che dovevo scriverlo.

Quella mattina quattro uomini di Biggs avevano portato la merce sul bordo del foro sulla collina. Avevano marciato sul sentiero con discrezione. Appena arrivati avevano parlato con Cox. Ad una certa ora si erano seduti sul bordo del sentiero. Avevano mangiato da scatole di latta, raccontando di eventi che secondo i loro giudizi erano apparsi come i più luminosi degli ultimi quattro giorni. Avevano fatto affermazioni sul creato che attestavano infinite qualità morali. Dopo qualche tempo avevano parlato nuovamente con Cox. Infine erano tornati a Indianito con i loro carri.

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Il Testimone

monolith

Di Margaret Atwood

Durante la prima epoca creammo gli dei. Li intagliavamo nel legno. Allora esisteva ancora il legno. Li forgiavamo con metalli lucenti e li dipingevamo sulle pareti dei templi. Erano dei di tanti generi, e c’erano anche dee. A volte erano crudeli e bevevano il nostro sangue, ma dopotutto ci davano la pioggia e il sole, i venti favorevoli, buoni raccolti, bestie feconde e tanti figli. A quei tempi c’era un milione di uccelli che volavano sopra di noi, e un milione di pesci che nuotavano nei nostri mari.

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