La Fine della Politica

leone

Robert Kurz

Come mostrano sempre più chiaramente le sue circostanze e i suoi svolgimenti, la “crisi della politica” non significa solo la perdita della sua enfasi e della sua ipostatizzazione storica, di modo che adesso potrebbe magari continuare tranquillamente come un sottosistema ridimensionato e senza illusioni, corrispondendo così alla sua vera nudità funzionalistica. Diventano visibili – o entrano nella coscienza pubblica – quelle strutture che in quanto “condizioni di possibilità” della politica hanno costituito finora lo sfondo silenzioso dell’intero processo sociale, ma che adesso si fanno notare come disturbi funzionali basilari. Questi disturbi, che indicano il crollo storico del sistema, appaiono essenzialmente come crisi ecologica, come crisi della società del lavoro, come crisi dello Stato nazionale e come crisi del rapporto tra i sessi.

Continua a leggere

Annunci

Ivan Illich e la sua Eredità

Andrea Staid

Oggi sono in molti a richiamarsi al pensiero di Ivan Illich, ma spesso lo fanno ignorando la sua complessità e il dubbio sistematico che caratterizzava la sua opera, perché è molto più semplice essere dei seguaci che dei critici attenti del suo pensiero. La Cecla scrive non da discepolo ma da amico e come un antropologo e architetto che ancora oggi cerca di sviluppare e cambiare quando serve le tematiche proposte da Illich senza avere paura di criticare anche duramente il “maestro”, fedele alla sua lezione di critico intransigente con tutte le istituzioni e di pensatore che farà della coerenza dei suoi gesti uno stile di vita.

Continua a leggere

La Peste Psichica

sensounico

Wilhelm Reich

I gruppi di coloni che si perdevano nelle foreste vergini dell’America cercavano di ritrovare la via dalla quale erano venuti per ripartire da un territorio che già conoscevano verso uno sconosciuto. Per fare questo non fondavano partiti politici; non ingaggiavano interminabili discussioni sulle zone che non conoscevano; non si spaccavano la testa a vicenda e non si esortavano continuamente l’un l’altro a elaborare programmi sulle colonie. Essi agivano in base alla situazione data, in modo naturale, in senso “democratico lavorativo”: conquistavano collettivamente un terreno e da lì cercavano di andare di nuovo avanti.

Continua a leggere

Sfiduciati

muro_mattoni

Gustav Landauer

Alla fine arriveremo al punto che stato e società (o il surrogato della comunità e del potere autoritario da un lato, e la vera unione spirituale dall’altro) si separeranno e solo uno dei due prevarrà. Per il momento, coesistono nella confusione. La loro separazione finale non sarà astratta ma reale, e sarà generata dalla distruzione dello spirito creativo. Per Etienne de la Boétie, l’esilio e la resistenza passiva contro l’uno erano ancora diretti contro il monarca. In futuro, l’uno sarà lo stato. Allora si capirà che non è una particolare forma di stato a provocare oppressione. Ciò che causa oppressione è la costrizione di se stessi, l’abnegazione e, cosa peggiore fra tutte, la sfiducia. Sfiducia non solo negli altri. Sfiducia anche in se stessi. Tutto questo è radicato nella stessa nozione di stato. Una nozione che toglie lo spirito, la sovranità interiore e la vita per mettere al loro posto il dominio, il controllo esterno, la morte.

Estratto da: Die Revolution. Essay. Literarische Anstalt Rütten und Loening, Frankfurt/M. 1907. Münster 2003. Traduzione italiana di Enrico Sanna.