Underground

Laveria_Brassey

Ermanno Cavazzoni

Gli aztechi sono rimasti nella foresta centinaia di anni, e nessuno sapeva che c’erano. Così sono diventati fiorenti, tanto che dove prima c’era solo acquitrino e boscaglia, hanno fatto crescere le loro città.

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Moralia della Favola

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Nunzio La Fauci

C’è sempre concitazione nella redazione d’un giornale. Facile immaginarlo, anche se non se n’è mai frequentata una. Chi scrive queste note scrive nel suo studio. I libri intorno non gli mettono premura. Semmai, il contrario. Lo ammoniscono. Da loro, inviti a tacere più che a esprimersi. Talvolta inascoltati, come si vede. Chi si guadagna la vita nella stampa (o nei suoi più recenti succedanei) non ha di norma tale privilegio. Ha fretta. Se è accurato e preciso è ancora più ammirevole.

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Il Mare Specchio

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Mario Porro

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’oceano per fuggire l’ipocrisia della civiltà, per smarrirsi e/o ritrovarsi, per immergersi panicamente nella Natura, come chiede Hölderlin nell’Iperione: “Essere uno con il tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo. Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne, dove il meriggio perde la calura e il tuono perde la sua voce; dove il mare ribollente somiglia all’ondeggiare di un campo di spighe”.

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Lo Strumento Antiumano

consumismo

Appunti su “La tecnica. Rischio del secolo” di Jacques Ellul

Matapuces

Jacques Ellul (1912-1994), filosofo, sociologo, teologo e anarchico cristiano di origine francese.

Prima di scrivere alcune riflessioni di Ellul sulla tecnica, è bene spiegare cosa è la tecnica e qual è la sua utilità per noi.

Secondo il dizionario etimologico, la parola tecnica deriva dal greco téchne, e, riferito a chi fa qualcosa, indica la destrezza e la capacità di svolgere un compito o di fare un lavoro.

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