Prigionieri della Velocità

Discorso pronunciato l’8 novembre 1996 al Netherlands Design Institute di Amsterdam. Pubblicato dalla rivista Libertaria (anno 3 n.4 Ottobre-dicembre 2001). Ripubblicato su Altraofficina.

Di Ivan Illich

La storia della velocità è un argomento negletto. Quando il poeta inglese John Milton augurava “God speed thee and thy close!”, “to speed” significava “prosperare” e non “andare veloce”. Oggi siamo imprigionati nell’era della velocità. Il nostro senso comune ci dice che una qualche idea dello “spazio nel tempo” e, più generalmente, del “processo correlato con il tempo” fa parte di tutte le culture. Mi accollo quindi il compito di scuotere il senso comune. Che l’idea della velocità fosse importante per Aristotele, Archimede o Alberto il Grande è soltanto un pregiudizio, una distorsione proiettata sul passato. Fino al diciassettesimo secolo, infatti, il commercio, la medicina o l’architettura prosperavano senza alcuna preoccupazione per la velocità. E così la musica, la caccia o la pesca. La velocità è un fenomeno specifico della nostra epoca.

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Cristo

Di Oscar Wilde

Cristo non cercò mai di rifare la società, ed è per questo che l’Individualismo che predicava all’uomo poteva essere realizzato solo tramite il dolore o nella solitudine. Gli ideali che dobbiamo a Cristo sono gli ideali dell’uomo che lascia completamente la società, o dell’uomo che si oppone con tutte le sue forze alla società.

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Droga, Democrazia e Religione

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Nel pensiero di Aldous Huxley

Di Maria Popova

Nel 1985, cinque anni dopo l’esperienza trascendentale indotta da 0,4 grammi di mescalina, Aldous Huxley (26 luglio 1894-22 novembre 1963, leggendario autore de Il Mondo Nuovo, meno conosciuto ma non meno affascinante scrittore di libri per bambini e moderno profeta) scrisse un saggio dal titolo Drugs that Shape Men’s Minds. Dapprima pubblicato sul Saturday Evening Post, il saggio fu poi incluso in Moksha, una collezione di opere di narrativa, saggi e lettere il cui titolo in sanscrito significa liberazione. In questo saggio, Huxley analizza vantaggi e svantaggi del nostro stato di coscienza, la ricerca universale di una trascendenza e la mutua interazione tra droghe e democrazia.

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L’ossessione della Salute Perfetta

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Di Ivan Illich

In un mondo impregnato dell’ideale strumentale della scienza, il sistema sanitario crea incessantemente nuovi bisogni terapeutici. E via via che l’offerta di sanità aumenta, la gente risponde adducendo più problemi, bisogni, malattie. Nei paesi sviluppati, dunque l’ossessione della salute perfetta è divenuta un fattore patogeno predominante. Ciascuno esige che il progresso ponga fine alle sofferenze del corpo, mantenga il più a lungo possibile la freschezza della gioventù e prolunghi la vita all’infinito. È il rifiuto della vecchiaia, del dolore e della morte. Ma si dimentica che questo disgusto dell’arte di soffrire è la negazione stessa della condizione umana.

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