Settembre Grigio

male

Fonte: troploin

In tre giorni, il lettore del Guardian ha appreso tutto quello che riguardava la struttura interna delle Torri Gemelle. Due settimane più tardi non sarebbe riuscito ad individuare esattamente Herat o Kandahar su una mappa. Una mattina apprendeva l’esistenza di un nuovo assassino di massa chiamato bin Laden, e la mattina dopo veniva informato che questo personaggio era una creazione della politica occidentale. L’assoluto di oggi diventa il relativo di domani. Ogni storia strappalacrime è annullata dalla seguente, ed ogni bugia è seguita dalla sua semismentita. I “fatti” esistono solo in un perpetuo, e dunque insignificante, presente. Nessuna società è passata attraverso una tale successione di autocritiche parziali.

Chi semplicemente denuncia oltraggio ed eccesso si trova sempre un passo indietro rispetto a radio e televisione. Solo le persone più ingenue credono alle versioni ufficiali (39 anni dopo l’uccisione di un presidente americano a Dallas, sappiamo forse la verità? E poi, visto che gran parte degli stati ha contribuito all’ascesa dell’islamismo, non possiamo prendere sul serio quel che si dice sulle sue “reti” sapendo che il 99% dell’informazione viene da fonti di polizia). Ma sarebbe ancora più ingenuo pensare che la verità sia l’esatto opposto della versione ufficiale.

Una civiltà deve fare uno sforzo enorme per accettare la possibilità della sua morte. Ma deve farne uno ancora più grosso per ammettere che può causare la morte.

La lavandaia sottopagata e lo strapagato colletto bianco, morti entrambi nel World Trade Center, sono morti come fantaccini di un sistema che ha sfruttato la loro morte (trattandoli da eroi del libero commercio e del mondo libero) dopo aver sfruttato la loro vita. Non hanno avuto il tempo di apprezzare la tanto vantata sicurezza comprata al prezzo della loro sottomissione.

Dopo l’undici settembre, un newyorchese dice di rendersi conto del pericolo che rappresenta vivere nel cuore dell’economia mondiale. Per lui vivere significa stare fuori dai guai, fare il proprio dovere senza preoccuparsi delle cause e degli effetti, di ciò che significa l’economia mondiale, o dei pericoli a cui sono esposti i miliardi di persone che vivono nella periferia del mondo.

La popolazione era sconcertata dall’aspetto suicida dell’attentato, da un tale nichilismo distruttivo. Ma la distruzione di massa non è una caratteristica attuale della loro civiltà, e una caratteristica che il capitalismo non sembra attenuare? Questi ultimi duecento anni somigliano più ad una vendetta del “catastrofismo marxista” che ad un liberalismo o un riformismo ottimistico.

Chi commenta dimentica anche che gran parte delle religioni predilige un altro mondo (presumibilmente migliore) al nostro. Ma i nostri tempi si vantano della loro tolleranza, e la religione non è più rigettata. Per fare scandalo devi esprimere un aperto disprezzo verso Gesù, Budda o Maometto. L’ateismo è accettato solo come una fede tra le tante. Il ventunesimo secolo regredisce ad epoche rivoluzionarie preborghesi.

L’assoluto potere dell’uomo sarebbe dimostrato dalla sua espansione verticale (grazie ai grattacieli) e orizzontale (le megalopoli). Risucchiamo tutta l’energia e le risorse della terra, ne ricaviamo il massimo in forme concentrate e accelerate.

Ma a volte basta un blackout, la paura atomica o di un avvelenamento, il naufragio di una petroliera, l’esplosione di un impianto chimico, un uragano o un grosso attentato a rivelare le basi precarie su cui poggia un mondo che si basa sulla circolazione ma è costretto a generare e accumulare valore rendendolo sempre più solido: mette su peso al fine di alleggerirsi, accumula materia per diventare immateriale, usa acciaio e vetro da trasformare in tanti zero e uno, e accumula continuamente azioni per poterne incrementare il flusso. Ciò che sembra virtuale, in realtà moltiplica le macchine, i magazzini e i mezzi di trasporto. Ogni grande azienda ha i suoi grandi edifici. Ogni via di passaggio può essere ostruita: più un sistema è fluido e più è vulnerabile ai virus informatici, e all’avvelenamento dell’acqua, dell’aria o del cibo.

Il crollo del WTC ha costretto le persone a riscoprire le stragi di massa generate dagli stessi mezzi che avrebbero dovuto proteggere e migliorare la vita: l’aereo e il grattacielo. Occorreva un undici settembre per capire che ogni oggetto tecnico è un possibile strumento di morte? I treni portavano esseri umani ai campi di sterminio. I cingoli muovono tanto il carrarmato quanto il trattore. L’aereo porta una coppia in viaggio di nozze o vola sul cielo di Hiroshima il sei agosto 1945. Aver atteso così tanto prima di capire queste cose è scandaloso. Peggio, è decisamente stupido.

Traduzione italiana di Enrico Sanna.

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