In Ammollo

titanic scialuppe

Zygmunt Bauman

In un saggio recente, Jacques Attali ha spiegato la straordinaria popolarità del film Titanic con la profonda corrispondenza avvertita dagli spettatori tra l’allegoria della vanità umana che lotta inutilmente contro l’iceberg – il quale, a causa dell’arroganza del capitano e della passività dell’equipaggio, non è stato (né avrebbe potuto essere) preso abbastanza sul serio e individuato in tempo – e la loro difficile condizione attuale:

“Il Titanic siamo noi, la nostra società trionfalistica, autocompiaciuta, cieca e ipocrita, senza pietà per i suoi poveri; una società in cui tutto viene previsto tranne gli strumenti per fare previsioni. […] Tutti noi sospettiamo che esista un iceberg che ci aspetta, nascosto in qualche luogo nel futuro indistinto, che urteremo per poi affondare al suono della musica”.

Esistono, sostiene Attali, non uno ma molti iceberg davanti a noi, ciascuno più spaventoso e più insidioso del precedente. C’è l’iceberg finanziario della speculazione sfrenata, dei profitti alle stelle e dei titoli vergognosamente sopravvalutati. C’è l’iceberg nucleare, con circa trenta paesi invischiati nelle proprie controversie e polemiche, che tra vent’anni saranno verosimilmente in grado di lanciare un attacco nucleare. C’è l’iceberg ecologico, con l’aumento inarrestabile del biossido di carbonio nell’atmosfera e delle temperature nel mondo, e con le innumerevoli installazioni atomiche che – a detta di tutti gli esperti – dovranno prima o poi esplodere, causando una catastrofe di proporzioni planetarie. E c’è, non meno temibile, l’iceberg sociale, con tre miliardi di uomini e donne destinati a essere in esubero – a rimanere privi di una funzione economica – nell’arco della generazione attuale.

La differenza tra ciascuno di questi iceberg e l’iceberg che affondò il Titanic, commenta amaramente Attali, è che quando verrà il suo turno di urtare la nave, non ci sarà nessuno a filmare l’evento o a scrivere versi epici o lirici sul caos che ne deriverà. Tutti questi iceberg (e forse anche altri che non abbiamo ancora individuato) galleggiano fuori delle acque territoriali di tutti i collegi elettorali di tutti i ‘grandi della terra’; perciò non possiamo sorprenderci se tutti coloro che hanno in mano le leve di comando rimangono tranquilli e indifferenti davanti alla grandezza del pericolo. Ma c’è una ragione per non intervenire ancora più forte della tranquillità che deriva dalla mancanza di interesse: ‘I politici non hanno più il comando della nave lanciata a tutta velocità’. Anche se lo volessero, non potrebbero fare molto.

Fonte: La Solitudine del Cittadino Globale

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