Il Socialismo Rivoluzionario di Star Trek

star trek spock kirk

A. M. Gittlitz

Ne La Macchina del Tempo, magistrale opera fantapolitica, H. G. Wells immaginava un futuro in cui una piccola e spensierata civiltà utopica si fa mantenere da una sottoclasse di esseri che vive sottoterra ridotta ad uno stato di violenza feroce. L’opera portava alle estreme conseguenze la forte disuguaglianza dell’Inghilterra vittoriana in cui Wells scrisse il romanzo. A giudicare dai principali temi politici di opere di finzione dei nostri tempi, film come The Hunger Games, Elysium e Snowpiercer, resta sostanzialmente certo un futuro reso sempre più atroce dalle divisioni di classe.

Ma non sempre è stato così. Nel 1920, Wells incontrò Vladimir Lenin che, anche lui mosso dalla voglia di cambiare il mondo, immaginava “l’inizio di un’illimitata era sperimentale” che avrebbe ricostruito e industrializzato il suo paese dopo la rovina portata da anni di guerra, abolendo la società divisa in classi. Wells rimase impressionato da questo pragmatico rivoluzionario e dalla sua pianificata “utopia degli elettricisti”.

Se Wells fosse stato meno scettico verso il comunismo e si fosse iscritto al partito, come futurista o autore di fantascienza non sarebbe stato il primo. Alexander Bogdanov, uno dei primi rivali politici di Lenin, scrisse Stella Rossa, romanzo utopico che narrava di una colonia comunista su Marte, dove tutto era posseduto in comune e la vita era enormemente allungata dall’uso della parabiosi, ovvero la condivisione del sangue. Assieme a Anatoly Lunacharsky e Maxim Gorky, Bogdanov propose un programma di “edificazione di dio”, per sostituire i rituali e i miti della Chiesa ortodossa con una religione atea.

Da parte sua, Gorky era un fan del cosmismo di Nikolai Fyodorov e Konstantin Tsiolkovsky, una filosofia mistico-scientifica che si proponeva come traguardo l’esplorazione dello spazio e l’immortalità dell’uomo. Quando Lenin morì, quattro anni dopo l’incontro con Wells, il poeta futurista Vladimir Mayakovsky scrisse il verso “Lenin ha vissuto, Lenin vive, Lenin vivrà in eterno!”, che oltre che slogan di stato era anche un obiettivo scientifico. Questi biocosmisti-immortalisti, come erano conosciuti, pensavano che gli scienziati socialisti, liberi dalle costrizioni del profitto capitalista, sarebbero riusciti a sconfiggere la morte e riportare in vita i compagni morti. Il cadavere di Lenin è lì che attende.

Bogdanov morì durante uno dei suoi esperimenti di condivisione ematica. Gli altri sogni futuristi furono messi da parte per fare spazio alle priorità industriali e militari che sfociarono nella Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra, furono però scienziati ispirati al cosmismo a lanciare lo Sputnik. Quel satellite, con il suo debole luccichio in cielo, segnava l’inizio di un’era dall’immenso potenziale umano, un’era che avrebbe potuto abbattere tutte le limitazioni naturali e politiche, ma anche, e con altrettanta probabilità, distruggere tutto in poche ore.

Alimentati dalle tensioni, fantascienza e futurismo inaugurarono l’età d’oro dei decenni 1950 e 1960 dipingendo il futuro radioso che avrebbe preso il posto della Guerra Fredda. Nuove tecnologie avrebbero automatizzato la società, e la necessità di lavorare sarebbe gradualmente scomparso. La ricchezza prodotta dalle industrie sarebbe stata ridistribuita sotto forma di reddito di base, dando vita ad un’era di piacere e vitalità. Gli esseri umani avrebbero continuato a viaggiare nello spazio, creando colonie extraterrene e, magari, facendo nuove amicizie. Nel 1966, in una rara collaborazione tra i due lati della Cortina di Ferro, l’astronomo Carl Sagan scrisse assieme a Iosif Shklovosky La vita intelligente nell’universo. L’opera, intrisa di ottimismo astrobiologico, proponeva tentativi di contatto tra umani e altre forme di vita della galassia.

L’interesse verso forme di vita aliene non era limitato a scienziati e scrittori di fantascienza. In tutto il mondo, la sagoma degli Ufo alimentava cultura popolare, molti credevano che questi dischi volanti volessero avvertirci, se non salvarci, dal pericolo rappresentato dalle armi nucleari. Nel 1968, durante la rivolta mondiale che interessò lavoratori e studenti, il leader trotzkista argentino conosciuto come J. Posadas scrisse un saggio in cui proponeva un incontro di solidarietà tra classe lavoratrice e alieni. Viste le loro tecnologie avanzate, sosteneva Posadas, gli alieni non potevano che essere socialisti, e pertanto ci avrebbero donato le tecnologie in grado di liberare la terra dalle grinfie dell’imperialismo yankee e delle dittature burocratiche dei lavoratori.

Queste idee erano meno marginali e più influenti di quanto non si crede. Iniziata nel 1966, la vicenda di Star Trek aderiva agli ideali di Posadas. Dopo una terza guerra mondiale nucleare (che secondo Posadas avrebbe portato ad una rivoluzione socialista), alieni provenienti da Vulcano sbarcano sul pianeta Terra, dando vita alla federazione galattica e donando le tecnologie del replicatore in grado di eliminare la scarsità. Gli esseri umani si uniscono in una sola specie, abolendo formalmente il denaro e qualunque gerarchia basata sulla specie, il genere o la classe.

“Molte cose sono cambiate negli ultimi trecento anni,” spiega il capitano Picard ad un uomo d’affari del ventesimo secolo scongelato in un episodio della serie Star Trek: The Next Generation. “Le persone non sono più ossessionate dall’idea di accumulare cose. Abbiamo eliminato la fame, il bisogno, la necessità di possedere. Insomma, siamo usciti dall’infanzia.”

Nonostante la lunga popolarità, questo ottimismo era inusuale nelle opere fantascientifiche. Alla fine degli anni 1960, la nuova ondata del genere, promossa da J. G. Ballard e Philip K. Dick negli Stati Uniti e dai fratelli Strugatsky e Stanislav Lem ad est, proponeva storie che smontavano il tema dell’umanità che salva se stessa con la razionalità.

I grandi ideali futuristi degli anni 1960 si dissolsero anche per effetto della fine improvvisa della crescita economica fordista iniziata con il secondo dopoguerra. Invece dell’automazione e del reddito garantito, i lavoratori ebbero austerità e abbattimento delle regole. Il teorico marxista Franco Berardi descrive questo periodo come un’epoca in cui un inerente ottimismo riguardo il futuro, implicito nel socialismo e nel progressivismo, si scioglie in un nichilismo senza futuro e nell’economia thatcheriana che sostiene insistentemente che “non c’è alternativa”.

La caduta dell’Unione Sovietica cementò questa “fine della storia”, come la definì Francis Fukuyama, segnando un ritorno alla visione distopica, tardo capitalistica del futuro de La Macchina del Tempo. Tra i film più popolari degli anni 1990 troviamo Terminator 2 e The Matrix, ambientati in un mondo in cui il capitale trionfa e le macchine non liberano l’uomo ma lo governano. Recenti opere di successo, come The Road, The Handmaid’s Tale e The Walking Dead, immaginano parimenti un futuro in cui rimangono solo piccoli movimenti resistenziali che lottano clandestinamente per tenere accesa la fiamma dell’umanità.

Lanciato lo stesso anno di Star Trek – Primo Contatto, e con un incasso triplo, Indipendence Day narra una storia che è l’opposto diretto della filosofia posadiana: qui i primi ad essere inceneriti dalle armi degli extraterrestri sono proprio quelli che vanno a dare loro il benvenuto. Anche ne La Guerra dei Mondi, scritto da Wells nel 1897, gli invasori alieni distruggono la bandiera bianca sventolata da chi va ad accoglierli.

Qualcosa di simile si ritrova nella grottesca opera speculativa sul suprematismo bianco Il Campo dei Santi, di Jean Raspail, citata recentemente dallo stratega della casa bianca Steve Bannon. Qui una flotta di rifugiati, giunta sulle coste francesi in cerca di asilo, si rivela essere un cavallo di Troia. L’accoglienza scatena un’invasione dell’Europa e degli Stati Uniti.

La recente ascesa del populismo di destra ha portato ad una crescente spaccatura del consenso al neoliberismo tra le forze di centro. Da questa breccia rispuntano vecchie visioni del futuro. Peter Thiel, Elon Musk e Mark Zuckerberg avanzano premesse fantascientifiche, come la colonizzazione dello spazio e un’economia post-scarsità, come soluzione ai problemi attuali. Mancano però i movimenti sociali di massa che nel ventesimo secolo chiedevano la democratizzazione della ricchezza sociale e della politica. Se i rapidi cambiamenti sociali, sogno dei disgregatori della Silicon Valley, acquisiscono un’aura di inevitabilità, un mondo senza povertà estrema e fanatismi appare inimmaginabile.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, Wells era così convinto del destino del genere umano, assente una rivoluzione mondiale, che rivedette l’ultimo capitolo della sua Breve Storia del Mondo per includervi l’estinzione del genere umano. Oggi veniamo abbandonati ad un simile fatalismo in cui trovano posto proposte eliminazioniste di estrema destra, che sostengono la necessità di dividere fisicamente l’umanità lungo linee di classe, nazionalità e razza, anche se questo significa una condanna a morte per milioni di persone.

Se l’umanità del ventunesimo secolo vuole salvarsi da questa caduta rovinosa nell’abisso, dovrebbe ricordarsi delle parole dell’alieno nel film classico fantascientifico del 1951, Ultimatum alla Terra:

“Unitevi a noi e vivrete in pace,” disse Klaatu, “oppure continuate per la vostra strada verso l’annientamento.”

Io ci vedo un’utile parafrasi fantascientifica dell’ultimatum rivoluzionario di Rosa Luxemburg: “socialismo o barbarie.”

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