La Peste Psichica

sensounico

Wilhelm Reich

I gruppi di coloni che si perdevano nelle foreste vergini dell’America cercavano di ritrovare la via dalla quale erano venuti per ripartire da un territorio che già conoscevano verso uno sconosciuto. Per fare questo non fondavano partiti politici; non ingaggiavano interminabili discussioni sulle zone che non conoscevano; non si spaccavano la testa a vicenda e non si esortavano continuamente l’un l’altro a elaborare programmi sulle colonie. Essi agivano in base alla situazione data, in modo naturale, in senso “democratico lavorativo”: conquistavano collettivamente un terreno e da lì cercavano di andare di nuovo avanti.

Se un vegetoterapeuta durante il trattamento di un malato si perde nel groviglio delle reazioni irrazionali, non comincia a litigare con il suo malato sulla “esistenza o non-esistenza di Dio”. Egli non diventa nevrotico e irrazionale, ma ragiona sulla situazione e cerca di ordinare chiaramente l’andamento del trattamento così come si è svolto fino a quel momento; egli ritrova l’ultimo punto dello sviluppo in cui aveva ancora le idee chiare sul corso del trattamento.

Ogni essere vivente cercherà naturalmente di scoprire e di eliminare le cause della catastrofe in cui è venuto a trovarsi. Non ripeterà azioni che appunto hanno provocato quella catastrofe. Questo è nella natura delle cose quando, in base all’esperienza, si vuole superare una disgrazia.

I nostri politici sono ben lontani da simili reazioni naturali. Si può tranquillamente affermare che è nella natura dei politicanti di non imparare dall’esperienza. Il monarchismo austriaco del 1914 aveva scatenato la prima guerra mondiale. Allora combatteva i democratici americani con le armi in pugno. Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, esso, con l’appoggio di statisti americani, avanzò la proposta di restaurare la monarchia asburgica, per “evitare” nuove guerre. Questa è un’assurdità politica irrazionale.

Nella prima guerra mondiale gli “italiani” erano gli amici e gli alleati degli americani. Nella seconda guerra mondiale, nel 1942, erano nemici mortali, e nel 1943 di nuovo amici. Nella prima guerra mondiale, nel 1914, gli “italiani” erano i nemici mortali dei “tedeschi”, per così dire “nemici secolari” da sempre. Nella seconda guerra mondiale, nel 1940, gli “italiani” e i “tedeschi” erano “fratelli di sangue”, “anche per ragioni ereditarie, per così dire, per diventare nel 1943 di nuovo nemici mortali. Nella prossima guerra mondiale, diciamo nel 1963, “i tedeschi” e i “francesi” da “nemici secolari razziali” saranno diventati altrettanti “amici razziali”.

Questa è la peste psichica. Proviamo a pensare che un Copernico nel sedicesimo secolo dichiari che la terra gira intorno al sole, che il suo allievo nel diciassettesimo secolo dichiari che la terra “non” gira intorno al sole, e che poi il suo allievo nel diciottesimo secolo dichiari che la terra “gira” intorno al sole. Ma nel ventesimo secolo gli astronomi dichiarano che sia Copernico che i suoi allievi avevano ragione, perché la terra gira intorno al sole e contemporaneamente è anche ferma. Quando vi è di mezzo un Copernico, il rogo è subito pronto. Ma quando si tratta di un politicante che spaccia per verità le assurdità più incredibili a tutta la popolazione della terra e che nel 1940 afferma che è vero esattamente il contrario di quanto aveva spacciato per vero nel 1939, allora milioni di persone cadono nel delirio e gridano al miracolo.

Nella buona scienza non si usa elaborare nuove teorie quando si può operare con quelle vecchie. Ma se le vecchie teorie si rivelano insufficienti o difettose, allora si usa cercare l’errore, criticare la vecchia teoria ed elaborare nuove concezioni in base a nuovi dati di fatto. Un simile modo naturale di procedere è completamente estraneo ai politici. Si possono aggiungere infiniti nuovi fatti a quelli vecchi; si possono constatare errori quanti se ne vogliono; le vecchie teorie continuano ad esistere come slogan e i nuovi fatti vengono spacciati come illusioni. Le formalità democratiche hanno deluso milioni di persone in Europa e reso possibile in questo modo la dittatura fascista. Ora i politici democratici evitano di riandare all’origine dei principi democratici, di correggerli conformemente ai radicali mutamenti avvenuti nella vita sociale e di conferire loro un indirizzo utile. Invece si organizzano di nuovo votazioni sulle formalità, esattamente le stesse formalità che erano state detronizzate in modo così poco glorioso in Europa.

Si vogliono pianificare, inventare e far votare sistemi di pace. È chiaro che ci si spaventa proprio davanti a questi sistemi di pace ancora prima di cominciare ad elaborarli. Gli elementi fondamentali della pace e della cooperazione umana sono dati realmente tangibili dei naturali rapporti fra gli uomini. Essi sono la base su cui fondare le garanzie della pace. Non hanno bisogno di essere “introdotti”. Un buon medico non “introduce” una “nuova salute” in un organismo irrimediabilmente malato. Egli trova quali elementi di salute sono presenti spontaneamente nell’organismo malato. Quando li ha trovati, egli li impiega contro il processo della malattia. La stessa cosa vale per l’organismo sociale malato quando lo si affronta non con programmi ed idee politici ma sul piano “scientifico-sociale”.

Si possono sviluppare organicamente soltanto circostanze di libertà realmente esistenti ed eliminare i loro ostacoli. Non si possono innestare libertà garantite dalla legge a un organismo sociale malato.

Il rapporto fra massa e stato può essere descritto nel modo migliore sull’esempio dell’Unione Sovietica, e questo per le seguenti ragioni: la rivoluzione sociale del 1917 era stata preparata da una teoria sociologica che era stata collaudata per decenni. La rivoluzione russa si è servita di questa teoria. Molti milioni di persone partecipavano al rivolgimento sociale, ne soffrivano, ne gioivano e lo portavano avanti. Che cosa è diventata la teoria sociologica e delle masse nello “stato proletario” nel giro di venti anni? Non si può ignorare lo sviluppo dell’Unione Sovietica quando ci si tormenta seriamente con la domanda che cosa è la democrazia, se e in che modo può essere realizzata. La differenza fra “il superamento democratico lavorativo delle difficoltà” e la politicizzazione democratico-formale divenne particolarmente evidente nell’atteggiamento assunto dalle diverse organizzazioni politiche ed economiche nei confronti dell’Unione Sovietica.

Fonte: Wilhelm Reich, Psicologia di Massa del Fascismo.

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