Di Api e Popoli

strada dipinti

Di Lev Tolstoj

L’ape, che prima era posata su un fiore, punge un bambino. E il bambino ha paura delle api e dice che il fine delle api è nel pungere la gente. Il poeta ammira l’ape che sorbisce dal calice di un fiore e dice che il fine delle api è di assorbire l’aroma dei fiori. L’apicultore, osservando l’ape raccogliere il polline e portarlo nell’alveare, dice che il fine delle api sta nel fare il miele. Un altro apicultore, studiando più da vicino la vita dello sciame, dice che le api raccolgono il polline per nutrire le giovani api e mantenere la regina e che il loro fine è la continuazione della specie. Un botanico osserva che, volando col polline di un fiore dioico su un pistillo, l’ape lo feconda, e il botanico vede in questo il fine delle api. Un altro, osservando la disseminazione delle piante, vede che l’ape favorisce questa disseminazione: questo osservatore può dire che in questo consiste il fine delle api. Ma il fine ultimo delle api non si esaurisce né nel primo, né nel secondo, né nel terzo fine che la mente umana è in grado di scoprire. Quanto più si prodiga la mente umana nella scoperta di tali fini, tanto più le risulta evidente che il fine ultimo è per lei inaccessibile.

All’uomo è dato solo di osservare i nessi che uniscono la vita delle api con gli altri fenomeni della vita. Lo stesso si può dire dei fini dei personaggi storici e dei popoli.

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