Dall’istante che lo Vidi

donna oggetto

Di Theodor W. Adorno

Il carattere femminile, e l’ideale di femminilità su cui si modella, sono prodotti della società maschile. L’immagine della natura indeformata sorge solo nella deformazione, come antitesi di questa. Là dove finge di essere umana, la società maschile educa nelle donne il proprio correttivo, e rivela, attraverso questa limitazione, il suo volto di padrone spietato.

Il carattere femminile è il calco, il negativo del dominio: ed è quindi altrettanto cattivo. Quella che i borghesi – nel loro accecamento ideologico – chiamano natura, non è che la cicatrice di una mutilazione sociale. Se è vero, come afferma la psicoanalisi, che le donne sentono la loro costituzione fisica come conseguenza di una castrazione, esse intuiscono – nella loro nevrosi – la verità.

Quella che, quando sanguina, si sente come una ferita, sa molto di più sul proprio conto di quella che si vede come un fiore, perché piace così al suo compagno. La menzogna non consiste solo nel fatto che la natura è affermata solo là dove è tollerata e inquadrata nel sistema: ma ciò che, nella civiltà, appare come natura, è, in realtà, agli antipodi della natura: è la pura e semplice oggettivazione.

Quel tipo di femminilità che si richiama all’istinto  proprio ciò a cui ogni donna deve costringersi con la violenza con violenza maschile. Le femminucce sono gli omiciattoli. Basta aver notato, sotto l’aculeo della gelosia, come le donne “femminili” dispongono della loro femminilità, la mettono in azione al momento opportuno, fanno scintillare gli occhi, sfruttano il loro temperamento, per sapere cosa pensare dell’inconscio riparato e immune dall’intelletto.

Questa ingenuità e purezza è tutta opera dell’io, della censura, dell’intelletto, e appunto per ciò si adatta con tanta facilità al principio di realtà dell’ordine razionale. Le nature femminili si conformano senza eccezione.

Che la penetrante intelligenza di Nietzsche si sia arrestata di fronte a questo ostacolo, e abbia accolto tale a quale l’idea della natura femminile tramandata dalla civiltà cristiana – di cui, in tutto il resto, diffidava così profondamente – è ciò che, in ultima istanza, ha sottomesso lo sforzo del suo pensiero alla società borghese. Egli commise il fatale errore di dire “la femmina” parlando della donna. Di qui il perfido consiglio di non dimenticare la frusta: quando la donna è già l’effetto della frusta! La vera liberazione della natura sarebbe la fine della sua fabbricazione artificiale. La glorificazione del carattere femminile implica l’umiliazione di chiunque lo possiede.

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