Le Nuvole, non Napoleone

vergogna

Di Leo Tolstoj

«Che cos’è? Sto cadendo? Le mie gambe si piegano…» pensò; e cadde supino. Spalancò gli occhi per cercar di vedere come si fosse conclusa la lotta dei francesi con gli artiglieri, e sapere se l’artigliere dai capelli rossi era stato ucciso o no, e se i cannoni erano stati catturati o messi in salvo. Ma non vide nulla. Sopra di lui non c’era già più nulla se non il cielo: un cielo alto, non limpido e tuttavia di un’altezza incommensurabile, con grigie nuvole che vi fluttuavano silenziose. «Che silenzio, che calma, che solennità! Com’è tutto diverso da quando correvo,» pensò il principe Andrej; «com’è diverso da quando noi correvamo, gridavamo e ci battevamo; com’è diverso dalla scena del francese e dell’artigliere che si strappavano lo scovolo con le facce stravolte e furibonde. Come sono diverse queste nuvole che corrono nel cielo alto e sconfinato. Come mai prima non lo vedevo questo cielo sublime? E come sono felice d’averlo finalmente conosciuto. Sì! tutto è vano, tutto è inganno al di fuori di questo cielo infinito. Nulla, nulla esiste all’infuori di esso. Ma neppure esso esiste, non esiste nulla tranne il silenzio, tranne la quiete. E che Dio sia lodato!…»

Sull’altura di Pratzen, nello stesso punto dov’era caduto con l’asta della bandiera in mano, giaceva il principe Andrej Bolkonskij; perdeva sangue e, senza averne coscienza, si lamentava con un gemito fioco, querulo e infantile.

Verso sera smise di gemere e rimase immobile e silenzioso. Non si rese conto di quanto fosse durato il suo stato di incoscienza. All’improvviso si sentì nuovamente vivo e sofferente per un dolore al capo lancinante e lacerante.

«Dov’è quel cielo così alto che io finora non conoscevo e che ho veduto poco fa?» fu il suo primo pensiero. «E anche questa sofferenza non la conoscevo,» pensò. «Sì, finora non sapevo niente, niente. Ma dove sono?»

Si mise in ascolto. Udì uno scalpitare di cavalli che si avvicinavano e il suono di voci che parlavano in francese. Spalancò gli occhi. Sopra di lui c’era lo stesso alto cielo con le nuvole che fluttuavano e si erano levate ancora più in alto, in mezzo alle quali si scorgeva l’immensità dell’azzurro. Non girò la testa e non vide coloro che, a giudicare dal rumore degli zoccoli e delle voci, erano giunti fino a lui e si erano fermati.

Quei cavalieri erano Napoleone e due aiutanti di campo che lo accompagnavano. Percorrendo il campo di battaglia, Bonaparte dava le ultime disposizioni per il rafforzamento delle batterie che facevano fuoco sulla diga di Auhest e osservava i morti e feriti rimasti sul terreno.

«De beaux hommes!» disse Napoleone, guardando un granatiere russo ucciso, che giaceva sul ventre, il volto premuto sul terreno e la nuca annerita, protendendo lontano un braccio già rigido.

«Les munitions des pièces de position sont épuisées, sire!» disse in quel momento un ufficiale proveniente dalla batteria che faceva fuoco su Auhest.

«Faites avancer celles de la réserve,» disse Napoleone e, allontanatosi di qualche passo, si fermò davanti al principe Andrej che giaceva supino con l’asta della bandiera accanto (la bandiera era già stata presa dai francesi come trofeo).

«Voilà une belle mort,» disse Napoleone, guardando Bolkonskij.

Il principe Andrej comprese che si parlava di lui e colui che parlava era Napoleone. Aveva udito chiamare sire l’uomo che pronunciava queste parole. Ma le aveva udite come si ode il ronzio di una mosca: non soltanto non lo interessavano, ma nemmeno vi prestò attenzione e le dimenticò subito. La testa gli scoppiava; sentiva di perdere sangue e vedeva sopra di sé il cielo, lontano, alto ed eterno. Sapeva che quell’uomo era Napoleone, il suo eroe, ma in quel momento Napoleone gli sembrava un uomo meschino e insignificante in confronto a ciò che accadeva fra la sua anima e quell’alto cielo sconfinato sparso di nuvole fuggenti. In quel momento gli era del tutto indifferente chi gli stava dinanzi, chi parlava di lui; ma era contento che davanti a lui si fossero fermati degli uomini e desiderava soltanto che quegli uomini lo aiutassero e lo restituissero alla vita, che gli sembrava così bella, perché adesso la comprendeva in modo così diverso. Raccolse tutte le sue forze per muoversi ed emettere qualche suono. Fece un debole movimento con una gamba ed emise un gemito fioco e doloroso che impietosì lui per primo.

 

Da Guerra e Pace

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...