Le Avventure del Corpo

nuvole

Di Jacques le Goff

Perché il corpo nel Medioevo? Perché costituisce una delle grandi lacune della storia, una grave dimenticanza dello storico.

La storia tradizionale era effettivamente disincarnata: si interessava di alcuni uomini e in via accessoria ad alcune donne. Ma quasi sempre senza corpo, come se la loro vita fosse situata fuori dal tempo e dallo spazio, prigioniera di una presunta immobilità della specie. Si trattava in prevalenza di fornire l’immagine dei potenti, re e santi, guerrieri e signori, e altre grandi figure di mondi perduti che occorreva ritrovare, magnificare e in alcuni casi persino mitizzare, secondo le motivazioni e necessità del momento. Ridotti alla loro parte emersa, erano creature spossessate della loro carne. I loro corpi non erano che simboli, rappresentazioni e figure; i loro atti solo successioni, sacramenti, battaglie, eventi enumerati, scritti e messi in ordine come altrettante steli demandate a scandire la storia universale.

Quanto alla marea umana che li attorniava e concorreva alla loro gloria o alla loro decadenza, bastavano nomi come “popolo” o “plebe” per narrarne la storia, le passioni e i comportamenti, gli errori e i tormenti.

Michelet fa eccezione e scandalo conferendo alla fistola di Luigi XIV un ruolo storico rilevante. Il singolare studio, basato sull’ereditarietà, del dottor Auguste Brachet, medico e positivista, allievo di Littré, Pathologie mentale der rois de France (1903), non ha esercitato influenza alcuna sulla storiografia.

Solamente il marxismo, a margine della storia, visto più come una ideologia e una filosofia, aveva voluto sovvertire tale tradizionale concezione della storiografia, soprattutto attraverso il concetto di lotta di classe.

Accogliendo la “lunga durata” e le dimensioni della sensibilità, la vita materiale e spirituale, il movimento storiografico chiamato della “Annales” si è prefisso di proporre una storia degli uomini, una storia totale, una storia globale. Se infatti, come diceva Walter Benjamin, la storia è stata spesso scritta dal punto di vista dei vincitori, essa è stata anche per molto tempo – come segnalava Marc Bloch – spogliata del suo corpo, della sua carne, dei suoi visceri, delle sue gioie e miserie. Bisognava quindi restituire un corpo alla storia. E dare una storia al corpo.

Perché il corpo ha una storia. La concezione del corpo, il suo spazio nella società, la sua presenza nell’immaginario e nella realtà, nella vita quotidiana e nei momenti salienti hanno subito mutamenti in tutte le società storiche. Quale trasformazione è intercorsa dalla ginnastica e dallo sport dell’antichità greco-romana all’ascetismo monastico e allo spirito cavalleresco del Medioevo! Ebbene, dove si ha una trasformazione del tempo, vi è una storia. La storia del corpo nel Medioevo è dunque parte essenziale della sua storia globale.

La dinamica della società e della civiltà medievali è il risultato di diverse tensioni: tra Dio e l’uomo, tra uomo e donna, tra città e campagna, alto e basso, ricchezza e povertà, ragione e fede, violenza e pace. Ma una delle tensioni principali è quella che si instaura fra il corpo e l’anima, e ancor più all’interno del corpo stesso.

Da un lato il corpo è disprezzato, condannato, umiliato. La salvezza, nel mondo cristiano, passa attraverso la penitenza corporale. Agli albori del Medioevo, papa Gregorio Magno definisce il corpo “abominevole rivestimento dell’anima”.

Il modello umano della società dell’alto Medioevo, il monaco, mortifica il proprio corpo. Portare il cilicio sulle carni è segno di alta spiritualità. Astinenza e continenza sono tra le virtù primarie. Gola e lussuria sono tra i più grandi peccati capitali. Il peccato originale, fonte dell’umana disgrazia, che nella Genesi è presentato come un peccato di orgoglio e una sfida lanciata dall’uomo a Dio, diviene nel Medioevo un peccato sessuale. Il corpo diventa il grande sconfitto del peccato di Adamo ed Eva rivisitato in questa chiave. Il primo uomo e la prima donna sono condannati al lavoro e alla sofferenza, lavoro manuale o travaglio del parto accompagnato da sofferenze fisiche, ed essi devono celare la nudità dei loro corpi.

Da tali conseguenze del peccato originale sul corpo, il Medioevo ha desunto conclusioni estreme.

Ciononostante, nel XIII secolo la maggior parte dei teologi pone in rilievo la valenza positiva del corpo nel mondo terreno. San Bonaventura sottolinea l’eccellenza della posizione eretta che, in virtù della supremazia del movimento dal basso verso l’alto, corrisponde all’orientamento dell’anima verso Dio. Insiste inoltre sull’importanza della condizione sessuata, che concorre alla perfezione della natura umana e che permane in paradiso dopo la resurrezione, non al fine della procreazione, che non ha più ragion d’essere, ma al fine della perfezione e bellezza degli eletti. E ancor più, secondo san Tommaso d’Aquino, il piacere fisico è un bene umano indispensabile che deve essere regolato dalla ragione a vantaggio dei piaceri superiori dello spirito, in quanto le passioni dei sensi contribuiscono al dinamismo dello slancio spirituale.

D’altro canto, nel cristianesimo medievale si assiste a una glorificazione del corpo. L’evento capitale della storia – l’Incarnazione di Gesù Cristo – è stata il riscatto dell’umanità attraverso il gesto salvifico di Dio, del figlio di Dio, che ha assunto un corpo di uomo. E Gesù, Dio fatto carne, ha vinto la morte: la resurrezione di Cristo fonda il domma cristiano della resurrezione dei corpi, credenza inaudita nel mondo delle religioni. Nell’aldilà, uomini e donne ritroveranno un corpo, per soffrire all’inferno, per gioire legittimamente grazie ad un corpo glorioso in paradiso, ove i cinque sensi saranno appagati al massimo grado: la vista con la pienezza della visione di Dio e della luce celeste, l’odorato con il profumo dei fiori, l’udito con la musica dei cori angelici, il gusto con il sapore dei nutrimenti celesti e il tatto con il contatto dell’aria quintessenziale del cielo.

Nel “bel Duecento” caratterizzato dalla fioritura del gotico, due personaggi emblematici incarnano l’atteggiamento parossistico dei cristiani nei confronti del corpo. Il primo è il re di Francia Luigi IX (san Luigi), che umilia il proprio corpo in un estremo sforzo devozionale per meritare la salvezza eterna. Il secondo è il grande Francesco d’Assisi, suo modello, che ha vissuto nel modo più significativo sul proprio corpo la tensione che percorre l’Occidente medievale.

Asceta, ha domato il corpo nella mortificazione. Ma giullare di Dio, predicando la gioia e il riso, ha venerato “frate corpo” e nel corpo è stato ricompensato ricevendo le stigmate, segno dell’identificazione con il Cristo sofferente nella propria carne.

Il corpo cristiano medievale è attraversato da parte a parte da questa tensione, questo altalenare, questa oscillazione tra rimozione ed esaltazione, umiliazione e venerazione. Il cadavere, ad esempio, è ripugnante materia putrida, immagine della morte causata dal peccato originale e insieme materia da onorare: il cadavere di ogni cristiano e di ogni cristiana asperso di incenso durante la liturgia funebre nei cimiteri, riportati dall’esterno all’interno delle città o in prossimità delle chiese nei villaggi, e soprattutto i corpi venerabili dei santi che compiono miracoli nelle loro tombe e attraverso le loro reliquie corporali. I sacramenti santificano i corpi, dal battesimo all’estrema unzione. L’eucaristia, fulcro del culto cristiano, è il corpo e il sangue di Cristo. La comunione è un pasto. Sul paradiso, una tensione, un interrogativo inquieta i teologi medievali, le cui risposte e opinioni in materia divergono.

I corpi degli eletti ritroveranno la nudità della primitiva innocenza o conserveranno, del passaggio attraverso la storia, quel pudore che li ricoprirà di una veste in grado di dissimulare un residuo di vergogna, sebbene sicuramente immacolata?

Per concludere, sulla terra il corpo è stato, nella cristianità medievale, una grande metafora descrittiva della società e delle istituzioni, simbolo di coesione o conflitto, di ordine o disordine, ma principalmente di vita organica e di armonia. Ha resistito ad ogni tentativo di prostrarlo. Durante il Medioevo sono scomparsi gli stadi e le terme, i teatri e i circhi dell’antichità, ma sulle pubbliche piazze, nei sogni del paese di cuccagna, nello charivari e nei carnevali, il corpo umano e sociale si muove e fa baldoria, all’ombra della quaresima perpetua dei chierici e di quella occasionale dei laici.

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