Zuffe

litigio

Di Enrico Sanna

Da: Molly Flint (Senza introduzione)


Poco più tardi di mezzogiorno una campana di bronzo suonò due volte. Quasi nello stesso istante ci fu un gran fracasso, come di un tuono, di un tetto marcio e di un pianto, e un affare monumentale di metallo e legno cominciò una discesa impegnativa nella fossa. Lame di luce solare, che fino ad allora si erano esibite tra un’apertura del tetto e un piccolo castello, si precipitarono nella fossa e presero ad inseguire la gabbia in affondamento, dividendo la cavità polverosa in triangoli. Un suono campale accompagnò la gabbia tra le pareti del pozzo, rimbalzando tra le due estremità opposte come il messaggero di uno strano sisma. Qualche minuto più tardi, il caposervizio Fallyhee si avvicinò ad una porta chiusa e tirò una piccola protuberanza di ottone al suo fianco, un oggetto dalla forma talmente povera di significato da apparire non più di un brufolo sulla parete.

“La porta è aperta, Mr. Fallyhee,” disse la voce del soprintendente.

“Mr. Speke, c’è una sacca d’acqua nel Primo Livello Est,” disse Fallyhee.

“Oh,” disse Speke.

Speke era curvo su una mappa immensa. La testa era talmente piegata in avanti che il naso sembrava sul punto di chiudere un arco con il mento e diventare una sola cosa con il petto. Con il dito indice poco oltre l’estremità del naso, andava avanti e indietro, a destra e a sinistra, per tutta l’estensione del foglio, seguendo un sentiero misterioso.

Fallyhee aspettò.

Finalmente Speke produsse questa dichiarazione casuale:

“Lo so già, Mr. Fallyhee.”

Fallyhee aspettò in silenzio.

“E allora?”

“E allora lo so, Mr. Fallyhee,” disse Speke. La sua voce suonò ieratica perché, rimbalzando tra un punto della mappa e un punto del petto, produceva un’eco. “Sono perfettamente al corrente di tutto quello che succede a Molly Flint. Ero al Primo Livello Est, questa notte. Perché non prende una sedia e si mette comodo?” Speke indicò una sedia agitando un gomito come se fosse un’ala.

“Mi dispiace disturbarla, signore.”

“Nessun disturbo, Mr. Fallyhee.”

Soltanto allora Fallyhee si accorse della presenza di Yakshir. Impassibile, un vescovo bizantino in un dipinto, l’indiano era ripiegato sul suo corpo seminudo, o piuttosto legato in un intrico di articolazioni che sembravano bielle, immobile come il cadavere di un ragno morto da stagioni.

“Yakshir è in una delle sue astrazioni,” spiegò Speke. “Temo che né io né lei saremmo mai in grado di concederci altrettanto, Mr. Fallyhee, a meno di esaurire nel tentativo gran parte dei succhi da cui dipende la nostra vita. So a cosa sta pensando, Mr. Fallyhee. Posso solo pregarla di non considerare le mie parole come un giudizio.”

“Posso fare a meno di pensarci del tutto, Mr. Speke,” disse Fallyhee.

Il soprintendente elaborò un movimento interiore che lo indusse a piegare all’insù gli angoli delle labbra.

“Le spiace spiegarsi meglio?” disse.

Fallyhee gettò uno sguardo casuale sull’indiano. Sapeva che durante tutto il tempo passato a risiedere nella sua astrazione non avrebbe potuto rendersi conto dell’universo umano. Non più di quanto un battiporta possa testimoniare di un assassinio sul marciapiede, almeno. La pelle di Yakshir era gialla e vagamente lucente. Ricordava una di quelle deità pagane che fanno del disprezzo degli adoranti un punto a loro onore. Immobile e passivo, Yakshir fluttuava nelle sue astrazioni con l’indifferenza di un ciottolo.

“Secondo me bisogna chiudere il Primo Livello Est almeno fino a quando non siamo sicuri che si può riprendere il furto dei pilastri senza pericolo, Mr. Speke,” disse Fallyhee. Poi sollevò un poco le spalle e divenne enigmatico. “Sennò…”

“Lei fa precipitare le parole una sopra l’altra senza prestare molta attenzione alla coerenza, Fallyhee.”

“Crede?”

“Credo.”

Fallyhee fece un passo indietro. Si voltò un attimo a guardare, come uno che si prepara a rivelare un pensiero molto intimo. “Non so se m’importa qualcosa di capire quello che mi ha detto, Mr. Speke,” disse, sempre guardando. “L’unica cosa che volevo dirle è che per quanto ne so quell’infiltrazione è molto pericolosa. Lì dentro c’è una sacca d’acqua e…”

Il soprintendente sollevò la mano dalla mappa e chiuse il pugno di scatto, come per prendere un moscerino.

“Oh andiamo, Fallyhee,” disse, cercando il moscerino dentro il palmo della mano. “Non crederà che basti un po’ d’acqua a far crollare il livello? Le pompe di Molly Flint sono in grado di pompare una quantità d’acqua cento volte più grande di quel piscio.”

“Non sto dicendo che c’è un problema di pompe,” disse Fallyhee. “Volevo dire che se quell’acqua continua ad entrare prima o poi fa collassare la volta.”

Quell’acqua smetterà di entrare entro domani.”

“Mr. Speke, io credo che…”

“Creda quello che vuole, Mr. Fallyhee,” disse Speke, gradevolmente seccato da quella seccatura. “Non ho alcuna intenzione di ordinare la chiusura del Primo Livello Est.”

La gabbia tuonò la sua discesa nel pozzo. Ci fu una leggera oscillazione, poco più di una vibrazione epidermica, come se tutta la dimora di Speke partecipasse emotivamente al passaggio. Speke, sebbene fosse in piedi, continuava a tenere il dito in un punto della mappa. Fallyhee notò che il soprintendente aveva una spallina più alta dell’altra.

“Io non credo che quel piscio di là sopra sta andando a fermarsi domani,” disse, piegando il braccio con una strana torsione del busto, come uno che tenta di togliersi la clavicola. Era sua intenzione indicare esattamente il Primo Livello Est. “È praticamente un fiume che viene giù dalla roccia. Il piscio che conosco io non viene giù a quella maniera,” concluse con uno spasmo.

“Faccia aumentare la portata delle pompe, visto che il piscio le sta antipatico, Mrs. Fallyhee.” Doveva esserci una ragione se teneva il dito inchiodato sullo stesso punto della mappa. “Volevo ricordarle che nel Primo Livello Est ho fatto mandare i migliori uomini di Molly Flint. E poi abbiamo le macchine, Mr. Fallyhee. Ha presente le macchine? La miniera di Molly Flint ha le migliori pompe di questa parte del globo. Non per vantarmi, ma sono stato io a farle acquistare. O pensa forse che quell’imbecille di Ormond ci sarebbe arrivato da solo?”

“E se per caso quell’acqua si porta appresso tutto il livello, Mr. Speke? Cosa ci fa con le sue pompe?”

“Domanda astuta la sua. Certo vorrei risponderle, ma ho l’impressione che la sua acqua non si porterà appresso nulla, Mr. Fallyhee. Vede, l’idea che mi sono fatto io è che prima di domani pomeriggio quell’acqua non ci sarà più. Puf!”

Fallyhee era esasperato dalla freddezza del soprintendente non meno che dalle sue spalline che sfidavano l’eleganza e dal suo dito fossilizzato sulla mappa. “Speke, le dico soltanto che io… lei…” disse. Si voltò e marciò in direzione del pozzo.

Fallyhee avrebbe voluto mettere in scena un piano disperato. Tutto quello che gli venne in mente, però, era che non aveva piani disperati. Non sui due piedi, almeno. Era crudele accorgersene soltanto ora. In termini di disperazione, i capiservizio sono un deserto di possibilità.

“Mmh,” grugnì sconsolato.

Strinse i pugni. Faceva una figura eroica, forse sacra. Fallyhee avanzava sulla via dei probi con un’eroica determinazione sulle spalle. Come uno che attraversa l’Atlantico facendo una marcia sul fondale.

“Solo un’ultima cosa, Mr. Fallyhee,” disse il soprintendente.

Quando Fallyhee si voltò, la prima cosa che notò fu che il dito di Speke aveva abbandonato la mappa. Il soprintendente stava attraversando l’Atlantico dietro Fallyhee.

Volarono alcune generiche profanità, al termine delle quali uno dei due sollevò un braccio sopra la testa. Secondo una convenzione riconosciuta, un braccio alzato sopra la testa dà all’altro l’autorizzazione a colpire per primo.

Cominciò così una strana battaglia.

Nei pochi istanti che seguirono, il soprintendente e il caposervizio fecero tutto il loro possibile per diventare una sola entità omogenea. Spesso cadevano a terra per poi rialzarsi laboriosamente. Era come se ogni caduta avesse il potere di operare un aumento magico della gravità. Ogni movimento richiedeva una lunga serie di gesti macchinosi. Lottavano con inconcludenza incredibile.

I due uomini si pestarono come due ordinari cernitori sotto la supervisione dell’indiano. Yakshir si ergeva su di loro con l’indifferenza di una divinità color oro.

Improvvisamente lasciarono perdere. Speke accostò alla mappa e fissò intensamente un punto senza un interesse profondo. Fallyhee allineò tre sedie.

“Bè, io vado, Mr. Speke,” disse finalmente Fallyhee tirando la miseria di pomello che sporgeva al lato della porta.

Una campana di bronzo risuonò ottusamente da qualche parte tra le costellazioni del soprassuolo.

Fallyhee aveva un immenso tatuaggio grigio sulla camicia.

“Lei va, Mr. Fallyhee?” chiese Speke.

Fallyhee lasciò andare il pomello e passò pensosamente una mano sotto la curvatura del mento, come uno che si è appena rasato. “Le occorre mica qualcosa, Mr. Speke?” chiese.

Speke stava lisciando la mappa con il dorso della mano. “Come ha detto?”

“Visto che vado su…”

“No, non mi serve nulla. Non occorre che si disturbi, Mr. Fallyhee. La ringrazio.”

Il caposervizio lisciò il mento.

“Bè, allora, Mr. Speke…”

Infine finse di avere un po’ di tosse.

Afferrò nuovamente il pomello della porta e si dedicò all’uscita.

“Devo farne montare una elettrica,” disse Speke.

La faccia del caposervizio divenne luminosa di stupore. “Una campana elettrica!”

“Sicuro.”

“Pensa tu.”

“Mi hanno detto che si possono usare i fili del telegrafo.”

“I fili del telegrafo!”

“I fili del telegrafo.”

“Pensa tu che roba.”

Rimasero in silenzio. La gabbia si fermò davanti all’ingresso del livello e rimase in attesa con quel riguardo di maniera che è il marchio distintivo dei moderni portieri d’albergo.

“Bè, allora io vado,” sussurrò Fallyhee.

“Visto che è lì, Mr. Fallyhee…” cominciò a dire il soprintendente.

Fallyhee tornò precipitosamente dentro. “Sì?”

Ci fu uno scricchiolio di polvere sotto le scarpe.

“Volevo soltanto chiederle di chiudere bene la porta,” disse Speke. “Tutte le volte che la gabbia passa nel pozzo si forma una corrente d’aria improvvisa che…”

Fallyhee annuì con entusiasmo infantile.

“Allora chiudo la porta,” disse.

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