Il Razzismo Nazista

Eugenics

Estratto da: George Fredrickson, Racism: A Short History. Traduzione di Enrico Sanna.

Chiunque abbia letto attentamente il Mein Kampf, scritto nel 1924 quando Hitler era in carcere per il fallito “putsch della birreria” (Monaco, 1923), può dubitare che l’odio e la paura degli ebrei fosse l’ossessione principale dietro il movimento politico da lui guidato e personificato. Il testo rivela la sincerità del fanatico, più che l’ipocrisia del demagogo, quando Hitler parla di “minaccia ebraica” (è dubbia la sua dedizione “socialista” alla causa delle classi lavoratrici). Per Hitler, gli ebrei erano responsabili della sconfitta della Germania, del suo collasso economico, e della minaccia posta dalla Rivoluzione Russa e dall’ascesa del bolscevismo.

Il grande complotto ebraico immaginato da Hitler era responsabile delle minacce che venivano da due fonti opposte: il capitalismo internazionale e il comunismo sovietico. Entrambe erano in antitesi a quello che lui considerava lo spirito nazionale tedesco, o Volksgeist. Gli ebrei vedevano di buon occhio qualunque forma di internazionalismo, cosmopolitismo e universalismo. Praticavano e promuovevano la moderna arte transnazionale che Hitler, già pittore, considerava corruttrice degli standard estetici occidentali. All’internazionalismo degli ebrei, Hitler contrapponeva il nazionalismo dei tedeschi basato semplicemente sulla razza.

Per Hitler, così come per gli antisemiti non religiosi dei tempi di Marr e Dühring, la definizione di ebreo (così come di tedesco) non si basava sul credo religioso o su fattori etnici ma sulla razza biologica. Ma Hitler riuscì a sintetizzare la tradizione mistica del nazionalismo völkisch con il nuovo razzismo scientifico ispirato al movimento eugenetico. Lui e i suoi adepti, inoltre, riuscirono a trascendere l’antimodernismo dei primi teorici dell’antisemitismo adottando gli avanzamenti tecnologici quando questi erano al servizio del Volkgeist tedesco e non del “potere finanziario” degli ebrei. Jeffrey Herf giustamente definì questa ideologia “modernismo reazionario”. Ma l’immagine che Hitler aveva degli ebrei attingeva anche alle antiche tradizioni popolari che vedevano negli ebrei i servi di Satana. Dunque, non solo biologicamente inadatti, ma anche irrimediabilmente maligni; di un male tanto dell’anima quanto del corpo.

In un passo famoso, Hitler racconta un suo incubo:

Con gioia satanica sul volto, il giovane ebreo dai capelli neri attende al varco l’ignara ragazza, la contamina col suo sangue, la ruba ai suoi. Cerca in ogni modo di distruggere le fondamenta razziali dei popoli che vuole assoggettare. Alla sua metodica corruzione della donna corrisponde la violazione dei confini di sangue, del singolo come delle masse. Furono gli ebrei a portare i negri nella Valle del Reno mossi dallo stesso segreto pensiero, con il chiaro intento di distruggere l’odiata razza bianca con il meticciato, precipitandola dalla sua elevatezza culturale e politica ed elevando se stessi al ruolo di padroni.

Questo testo rivela, quasi più di ogni altro testo noto, le basi profonde del razzismo estremo. Le folle che linciavano i neri nel sud degli Stati Uniti giustificavano spesso le loro atrocità dicendo che la persona linciata aveva stuprato o tentato di stuprare una donna bianca. Il terrore che le cosiddette razze subumane possano contaminare sessualmente o violare è al cuore del razzismo omicida o genocida comunque e ovunque appaia. Nelle fantasie dei razzisti, i neri sono visti come stupratori molto più degli ebrei. Il mito del nero dal pene sproporzionato avrebbe la sua controparte nel mito dell’ebreo a cui un grande naso corrisponde un piccolo pene, ulteriormente accorciato dalla circoncisione. Queste fantasie sollevavano interrogativi riguardo la mascolinità o la virilità degli ebrei. E poi il “cortigiano ebreo” criminale del diciottesimo secolo che nel film Jew Süss (1940, Viet Harlan) violenta una donna di una riverita famiglia cristiana e quindi viene linciato. L’immagine dell’ebreo seduttore astuto, talvolta violentatore, era un luogo comune della propaganda nazista. A proposito del “giovane ebreo dai capelli neri”, Hitler risveglia le fobie sulla sessualità dei neri accusando gli ebrei di aver introdotto neri nella Valle del Reno, neri che venivano dalle colonie francesi in Africa, alcuni dei quali ebbero rapporti con donne tedesche da cui nacquero bambini mulatti. Negrofobico, suprematista bianco e razzista antisemita, il futuro Führer identifica il principio dell’eguaglianza razziale promosso da ebrei e marxisti con “un mondo meticcio e negrizzato” in cui “ogni ideale di bellezza e sublimità umana, ogni futuro ideale della nostra umanità, sarebbe cancellato per sempre.” Hitler arrivò ad accusare la tolleranza francese verso i matrimoni misti tra bianchi e neri, con i suoi concetti di assimilazione arazziale, dicendo che si voleva trasformare la Francia in un’estensione dell’Africa nel cuore europeo.

Come tutti quelli che minacciavano la purezza razziale e la nazionalità tedesca, i francesi erano accusati di essere al servizio degli ebrei, il nemico ultimo. Nel Main Kampf, Hitler non invoca mai esplicitamente lo sterminio degli ebrei, ma è innegabilmente sottinteso che per loro non ci sarebbe stato posto in una nuova Germania risorta. E poi, visto che potevano strumentalizzare nazioni come la Francia e la Russia per i loro diabolici complotti, la piena sicurezza e realizzazione di sé della Germania poteva essere garantita solo se tutti gli ebrei del mondo venivano eliminati o almeno resi impotenti. L’Olocausto non era una conclusione tanto illogica di queste premesse. Per capire la fobia antisemita di Hitler e di alcuni dei suoi seguaci occorre far riferimento a qualcosa di più, o di diverso, di un semplice razzismo biologico. Nelle ultime dichiarazioni, dettate a Martin Bormann poco prima della sua morte nel 1945, Hitler definisce gli ebrei “più di ogni altra cosa, una comunità dello spirito con una sorta di relazione con il destino.” La loro “caratteristica impossibilità di assimilarsi definisce la razza e deve essere accettata, con riluttanza, come il trionfo dello ‘spirito’ sulla carne.” Se il razzismo di Hitler avesse avuto una base non-materiale o “spirituale”, sarebbe stato profondamente coerente con le teorie di Alfred Rosenberg, il principale ideologo del Partito Nazista fin da quando, Hitler in carcere, nel 1924 lo sostituì temporaneamente. Negli scritti di Rosenberg sono evidenziate massime come: “L’Anima è la razza vista dall’interno; per contro, la razza è la manifestazione esteriore dell’Anima” e “La vita di una razza non è lo sviluppo logico di una filosofia e neanche lo svolgimento di uno schema secondo una legge, ma lo sviluppo di una sintesi mistica, un’attività dell’anima.” Forse né Hitler né Rosenberg credevano realmente nel demonio, ma il modo in cui intendevano il potere spirituale maligno attribuito agli ebrei dipendeva da una fede non razionale in un’entità agente soprannaturale così come, se non più, da teorie biologiche e eugenetiche con pregiudizi razziali.

Ancora più sorprendente del fatto che un paranoide eterofobo illuso come Hitler sia riuscito a trovare persone che la pensavano come lui fu il fatto di esser riuscito a diventare il dittatore assoluto di una nazione occidentale moderna e apparentemente aperta. Neanche provo a risolvere la questione annosa della responsabilità dei tedeschi in generale riguardo l’aggressione nazista contro gli ebrei. Nessuna delle teorie estreme (le colpe sono solo di Hitler e pochi suoi seguaci; no, dietro il tedesco medio si nascondeva un assassino che odiava gli ebrei) mi sembra plausibile. Saul Friedlander, autorità di primo piano in materia di Germania nazista ed ebrei, nota l’ampiezza e la varietà del programma hitleriano, che offriva soluzioni ad una serie di problemi che affliggevano la società tedesca. Anzi, una delle cose che resero ampiamente popolare il suo movimento, più che l’appello all’antisemitismo della parte economicamente conservatrice della classe media, fu la sua espressione di simpatia per i lavoratori sfruttati dai gretti capitalisti e la promessa di soddisfare le loro richieste. I risultati nazionali e internazionali ottenuti alla metà degli anni Trenta (il lavoro ai tedeschi, le autostrade, l’occupazione della Valle del Reno, il fatto di aver ospitato e vinto le Olimpiadi) crearono una “fede incrollabile” in lui, che “portò all’accettazione diffusa, passiva e non, dei provvedimenti antiebraici.” Le politiche antisemite divennero così parte di un pacchetto che poteva essere accettato soltanto nella sua totalità.

Questo non significa, però, che il tedesco medio fosse esente da sentimenti antisemitici. La fede in un’inalterabile alterità dell’ebreo era stata fermamente impiantata nella cultura tedesca da decenni, se non secoli, di pensiero antisemitico. Ma tali pregiudizi possono essere deboli e non sfociare automaticamente in un regime apertamente razzista o nell’olocausto. Hitler e la cupola nazista furono gli istigatori e gli esecutori delle persecuzioni degli anni Trenta nonché dello sterminio durante la guerra. Più che il coinvolgimento diretto, volevano l’acquiescenza dei tedeschi. Che non avrebbero ottenuto se gli ebrei fossero stati accettati come membri della comunità nazionale, o Volksgemeinschaft.

Fin dalla loro ascesa al potere nel 1933, i nazisti perseguitarono e brutalizzarono il mezzo milione di ebrei tedeschi. Ma fu solo con l’approvazione delle Leggi di Norimberga del 1935 che la Germania divenne un regime fascista completo, paragonabile a quelli già esistenti nel sud degli Stati Uniti o a quello che stava per nascere in Sudafrica. Una di queste leggi riconosceva la cittadinanza solo di chi era di stirpe tedesca o connessa, escludendo tutti gli ebrei. I neri nel sud degli Stati Uniti erano teoricamente cittadini, ma i diritti associati alla cittadinanza erano di fatto annullati. Gli ebrei tedeschi divennero così stranieri residenti nel paese di nascita. Un’altra legge proibiva il matrimonio e le relazioni sessuali tra ebrei e cittadini tedeschi. Il precedente più importante fuori dalla Germania erano le leggi americane contro il matrimonio tra bianchi e neri, allora in vigore in gran parte degli stati, mentre in Sudafrica il matrimonio misto diventò fuorilegge nel 1936. È relativamente interessante il fatto che la definizione nazista di ebreo non fu mai così stringente come la “regola della goccia” (bastava una sola goccia di sangue africano a classificare come nera una persona, ndt) che allora dominava le leggi sulla purezza della razza nel sud degli Stati Uniti. Era considerato automaticamente ebreo chi aveva almeno tre nonni ebrei; e poiché molti ebrei, soprattutto quelli discendenti da persone che avevano sposato tedeschi, mancavano di caratteri che li distinguessero dagli ariani, si faceva ricorso all’affiliazione religiosa come surrogato della razza biologica per verificare l’ascendenza. Era considerato cittadino tedesco chi aveva discendenze ebree (Mischlinge) per un quarto, o anche per metà, purché non praticasse la religione ebraica o non avesse sposato una persona parzialmente ebrea. Lasciando che le persone un quarto ebree si sposassero liberamente con tedeschi puri, era la conclusione dei nazisti, non si sarebbe inquinato il sangue della nazione oltre il limite massimo tollerabile. Chi era mezzo ebreo, però, praticamente poteva sposare solo un ebreo. In questo senso, dunque, l’antisemitismo tedesco aveva un atteggiamento verso la “purezza razziale” meno rigoroso del suprematismo bianco americano. Fu però più coerente nell’esecrazione del matrimonio misto: a differenza degli stati americani, vietava sia le relazioni extraconiugali miste che il matrimonio misto. Con la Legge sull’Immoralità del 1949, il Sudafrica seguì l’esempio nazista.

A differenza dei regimi degli stati del sud all’epoca della segregazione e durante la transizione del Sudafrica dalla “segregazione degli indigeni” all’apartheid, il regime nazista non si evolse a partire da un ordine razziale preesistente basato sulla schiavitù o sul dominio di tipo coloniale. L’aggressione contro gli ebrei fu l’atto di un regime totalitario rivoluzionario che generò cambiamenti radicali in molti ambiti, non solo nelle relazioni tra ebrei e non ebrei. Anche se gli ebrei erano discriminati già prima del 1935, le Leggi di Norimberga cambiarono radicalmente il loro status. Visto l’alto numero di Mischlinge, prima dei nazisti i matrimoni misti dovevano essere relativamente numerosi; al contrario, le leggi contro il matrimonio misto in America e Sudafrica vietavano una pratica molto rara. La percentuale di ebrei sposati con non ebrei salì di fatto dall’8 percento del periodo 1901-1904 a poco meno del 23 percento nel 1929. Il processo rivoluzionario non si fermò al rifiuto della cittadinanza e al divieto del matrimonio misto. Dopo il pogrom della Kristallnacht sponsorizzato dal potere nel 1938, la segregazione degli ebrei sui luoghi pubblici andò ben oltre i limiti del segregazionismo americano e sudafricano. Ad esempio, gli ebrei non potevano usare i mezzi pubblici, i figli erano esclusi scuola, dovevano sottostare ad un particolare coprifuoco e potevano fare acquisti solo in certi orari. A partire dal 1939, gli ebrei non potevano gestire un’attività né possedere beni fisici. Adesso l’obiettivo non era una semplice subordinazione ma l’eliminazione tramite l’emigrazione forzata o, in caso di mancato adempimento, l’internamento in un campo di concentrazione che poteva diventare campo di sterminio. Il fatto che negli anni Trenta la Germania nazista fosse un regime in transizione dal razzismo dichiarato al genocidio fa la differenza con i casi simili dell’America e del Sudafrica.

Il razzismo nazista riguardava ovviamente tutti i non ariani, non solo gli ebrei. Le pratiche attuative delle Leggi di Norimberga consideravano gli zingari dei paria come gli ebrei, tanto che nel 1936 una parte considerevole fu mandata nei campi di concentramento tedeschi, e da lì ad est nelle camere a gas di Auschwitz. Ma come dimostrato da uno studio recente, c’era molta confusione sull’esatto status razziale degli zingari, e pare che il loro sterminio non sia mai stato deciso sulla base di presupposti razziali. Il capo della Gestapo Heinrich Himmler pensava che gli zingari “di razza pura” discendessero dagli antichi ariani e che dunque dovessero essere mantenuti come oggetto di ricerche etnologiche sulle origini dell’attuale “razza padrona”. Dunque ad Auschwitz finirono solo gli zingari “Mischlinge”. E se gli ebrei di sangue misto per qualche tempo furono trattati con qualche indulgenza rispetto a quelli di sangue puro, nel caso degli zingari accadde il contrario. Quanto alle centinaia di meticci nati nella Valle del Reno da donne tedesche e soldati della Francia coloniale durante il primo dopoguerra, furono radunati e sterilizzati nel 1937, risparmiando così al sangue tedesco un’intollerabile fonte di inquinamento. Se in Germania fosse esistita una significativa popolazione nera, sarebbe sicuramente finita nelle camere a gas, assieme a tutti gli ebrei che si riuscì a catturare e ad alcuni zingari. Nonostante ciò, è chiaro che l’ossessione tedesca per gli ebrei non dipendeva dal loro numero: quando Hitler arrivò al potere, erano appena l’uno percento circa della popolazione. L’ossessione rifletteva semplicemente la convinzione che fossero il nemico interno che succhiava la vita della nazione tedesca per conto della cospirazione ebraica mondiale che si celava dietro i bolscevichi e il capitalismo finanziario internazionale. Sebbene relativamente molto più numerosi, i neri in America e Sudafrica avevano un’importanza economica, e una volta che le leggi razziali americane e la “segregazione dei nativi” divennero pienamente operative non furono più considerati una minaccia imminente al dominio bianco.

 

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...