Uniti e Separati

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Di Theodor W. Adorno

Il matrimonio, la cui abietta parodia sopravvive in un’epoca che ha sottratto ogni terreno al matrimonio come diritto umano, serve oggi, per lo più, al trucco dell’autoconservazione: ognuno dei due congiurati attribuisce all’altro la responsabilità di tutto il male che commette, mentre – in realtà – essi vivono insieme una vita torbida e stagnante.

Un matrimonio dignitoso sarebbe solo quello in cui l’uno e l’altro avessero una vita indipendente, senza la fusione prodotta dalla comunità d’interessi che è imposta dalla necessità economica, e si assumessero – in perfetta libertà – la responsabilità l’uno dell’altro.

Il matrimonio come comunità d’interessi significa inevitabilmente la degradazione dei partecipanti, e la perfidia dell’ordinamento del mondo è che nessuno, anche se ne fosse consapevole, potrebbe sfuggire a questa degradazione.

A volte si potrebbe pensare che la possibilità di un matrimonio senza infamia sia riservata a quelli che sono dispensati dalla ricerca dell’interesse, e cioè ai ricchi. Ma questa possibilità è del tutto formale, poiché questi privilegiati sono proprio quelli per cui la ricerca dell’interesse è diventata una seconda natura: altrimenti non conserverebbero il privilegio.

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