Funghi per Cinque

magic_mushroom

La prima esperienza psichedelica

Di Psychedelic Frontier

Una notte di febbraio. Piove. Ci incontriamo nell’appartamento di Lee e Dan. Siamo in cinque: i padroni di casa, Alex, Jason e io. Il nostro giro è più grande, ma gli altri non sono nella droga “seria”. Noi cinque ci definiamo scherzosamente la “Commissione Psiconautica” dall’autunno scorso, quando abbiamo provato l’ecstasy per la prima volta.

Questa sera esploro una nuova frontiera psichedelica. Maciniamo un ottavo di oncia di funghi secchi, misceliamo con succo d’arancia e buttiamo giù. Sa di terra.

Sono nervoso, ma la mia prima esperienza psichedelica mi eccita. Lee ha già preso i funghi un sacco di volte e ne è pazzo. Io sono felice di seguire i suoi consigli e lasciarmi contagiare dall’entusiasmo. Tranne lui, noialtri entriamo in territorio sconosciuto.

Dapprima lo sento nelle gambe. Barcollo. Poi la realtà si fa meno reale e più allegra. Più flessibile.

Un’ora dopo sento così tanta energia che non so cosa farmene. L’euforia mi sommerge, è come se ogni istante dell’esistenza fosse un trionfo. Non riusciamo a fissare la mente su nulla, giriamo come anguille da una stanza all’altra, pieni di energia ma senza uno scopo, raggianti.

Mettiamo il divano lungo una parete, così abbiamo più spazio per muoverci. Poi decidiamo di isolarci dal resto del mondo, con la sua noia e la sua sobrietà, e spingiamo il divano contro la porta. Gesticoliamo e sorridiamo come maniaci per dire che è una gran bell’idea. Jason dice che forse non è bene bloccare l’unica uscita verso il suo appartamento al terzo piano, soprattutto visto che abbiamo il narghilè acceso. Ha ragione. Rimettiamo a posto il divano.

Il soffitto nuota. È il mio primo viaggio allucinogeno. Rido come un bambino. È incredibile vedere ballare e muoversi qualcosa che so che è immobile. Sembra che tutto il soffitto ruoti attorno alla valvola antincendio.

Ho l’impressione di arrampicarmi. Salgo sul bancone che separa l’angolo cottura dalla cucina. Da lì, ad un metro e mezzo di altezza, posso vedere molto meglio il soffitto a popcorn che balla, e anche la follia che si scatena di sotto. Dan è faccia in giù sul divano, spiega che sta viaggiando in uno spazio oscuro con delle luci brillanti disposte geometricamente. Jason è seduto a gambe incrociate e guarda lo spazio in silenzio, la mascella abbassata e gli occhi fissi su qualcosa che solo lui può vedere. Lee mi parla della della teoria della “scimmia drogata” di Terence McKenna, secondo cui l’uomo si è evoluto fino alla forma attuale perlopiù grazie alla psilocybe. Ma non riesco a seguirlo se il soffitto continua a ballarmi davanti agli occhi.

Non riesco a contenere l’energia, tutta l’attenzione si concentra in un attimo. Cadono le catene del passato e del futuro e io mi consumo tutto nel presente. Senza pensieri, senza impegni, senza problemi. C’è solo il presente.

Io, Lee e Jason andiamo nella camera di Lee. Jason si sdraia sul letto, la faccia affondata nel cuscino. “Dio mio,” dice dopo un attimo. “Riesco a vedervi mentre vi muovete ancora nella camera. Vedo le vostre ombre su una specie di muro. Quando parlate vedo le bocche che si muovono!” In altre circostanze lo porteremmo da uno psichiatra, ma questa sera siamo in estasi. Viva la chiaroveggenza!

Dopo un po’ io e Alex ci ritiriamo nell’ufficio con la moquette e chiudiamo la porta. Le mani davanti alla faccia, guardiamo le ombre che si sovrappongono sul soffitto. Ogni qualche secondo la stanza è immersa in nuovi colori: è il salvaschermo del computer di Lee che cambia immagine. Quando muovo la mano vedo una scia debole nello spazio, come se la luce fosse un’eco. La stanza diventa qualcosa di magico, dell’altro mondo. Un santuario.

Alex insiste a dire che è così che bisogna fare il viaggio: bisogna godere la magia del silenzio, esplorare questo nuovo genere di coscienza, da solo o con qualcun altro. Dice che la magia si sente meno se fai cose normali, come sederti ad un tavolo e fumare un narghilè con altri. Perde il sapore speciale perché stai facendo cose banali, dedichi la mente a gesti abitudinari. Io sono d’accordo. Quando posso rilassarmi e stare in contemplazione, l’effetto di una droga è più profondo. È allora, quando non sono impedito dalla realtà, che la mente corre libera.

Anche il solo fatto di parlare, cercare di piegare l’esperienza trascendentale alle costrizioni della lingua di tutti i giorni, priva l’esperienza della sua magia, risucchiandomi nella realtà omologata. Usare il linguaggio è una tentazione perché sentiamo di dover condividere così tante cose, ma è anche difficile, e poi distoglie l’attenzione. Non ho parole per esprimere le sensazioni. Peggio ancora, quella parte di me che dovrebbe trovare le parole per esprimere concetti complicati è in vacanza.

E però ho accettato di intraprendere questo viaggio con quattro amici, con i miei compagni di avventura. Un’altra volta posso fare il viaggio da solo. Stanotte è la nostra notte. Lascio il santuario per riconnettermi con gli altri al tavolo. Alex ci raggiunge qualche minuto dopo. Facciamo girare il narghilè.

Jason ha portato pastelli e fogli per poster. Faccio uno schizzo veloce di un facocero viola. Jason sta a guardarlo, inebetito. “Sembra vero! Le zanne sono bagnate!” Dan fa la vignetta di un uomo che ride. I colori escono dal foglio e pendono in aria come nastri.

Vado in cucina, mi chino e guardo il bancone. Vedo delle forme spuntare, come una città fatta col lego. Si muovono continuamente: cilindri blu, bianchi, celesti, vanno su e giù come pistoni al rallentatore. Faccio per toccarli e rientrano nel bancone.

Alex dice qualcosa che non dimenticherò mai. “Laggiù,” dice, “ci sono cinque tipi come noi, che viaggiano coi funghi per la prima volta.” È probabile. Le nostre controparti, chiunque siano, capiscono la nostra esperienza; si sentono come noi. E magari si fanno le stesse domande, si chiedono cosa ci facciamo noi qui. Tribù parallele di viaggiatori separati dallo spazio e dalla conoscenza, destinati a non incontrarsi, a non stringersi la mano mai, ma uniti da un filo comune di stupore.

Questo è il genere di pensieri che cresce nella nostra mente, che va per tangenti e sensazioni inattese. Il mio processo mentale è distorto e io ne sono affascinato. Cavalco con il pensiero tutti quei territori in cui la mente mi porta.

Perché si parla di “uso ricreativo delle droghe”, “abuso”, “sostanze stupefacenti vietate” per descrivere questa esperienza? Solo la moderna cultura occidentale poteva dipingere in modo così odioso questo viaggio fantastico. Stanotte abbiamo scoperto un mondo fiabesco che sta oltre Neverland, Narnia e Oz. Un luogo in cui oggetti inanimati si muovono, i colori prendono vita, convenzioni e presunzioni volano via nel vento, e l’energia vertiginosa dell’infanzia si riaccende! Chi poteva immaginare l’esistenza di un luogo incantato fuori dai confini della coscienza quotidiana? E poi che altro?

Fumiamo una bolla dal narghilè, io un po’ troppo, pensando che sarà come sempre.

Sto sdraiato sul divano quando tutte le contraddizioni del nostro mondo cadono su di me. Tutta la cultura umana mi appare perversa, assurda. Capisco che è la musica di Ben Folds che esce dagli altoparlanti, ma non potrebbe apparirmi più aliena. Cos’è una canzone? Cos’è la musica? Ci sediamo e facciamo suoni, li scarabocchiamo in nastri o dischi così che altri possano sentirli fino alla nausea. Cosa significa?

E poi i film. Persone che fingono gli scenari più assurdi. La cosiddetta storia di ogni film è in realtà un progetto che coinvolge centinaia di persone, tutte intente a prendere in giro voi che guardate. Si guadagnano la vostra fiducia in una realtà in miniatura, che poi tradiscono quando nessuno ci crede più. Leggono i dialoghi in un copione; la cinepresa riprende da un angolo perfettamente calcolato da professionisti. Tutti gli eroi sono attori, sono finti, impostori, e tutta questa “arte” è un inganno. E noi ci sediamo e guardiamo felici storie fabbricate che parlano di persone fabbricate che lottano lotte fabbricate.

Perché ci lasciamo coinvolgere emotivamente da queste frivolezze? Non sappiamo che è solo una complessa finzione? Anche io, che pure amo la musica e i film, ammetto la loro natura insensata.

Anche il sesso mi appare un’assurdità. Gli esseri umani nascono con quali parti? E fanno cosa insieme? Non potrebbero stringersi la mano, dire una parola d’ordine e farla finita? Perché l’atto sessuale, con le sue passioni e i suoi piaceri, il suo potere sulla nostra vita e il nostro volere? È bizzarro il fatto che siamo attratti l’uno dall’altro, che ci mettiamo in contatto con un atto così rozzo, fisico. La sessualità va contro la logica.

Tutto diventa un po’ troppo reale. Comincio a pensare alla mia vita, alla famiglia, alla carriera: potrei fare tutto meglio. Mi chiedo perché manca una direzione, perché sono compiacente. È la mia prima esperienza psichedelica. Ora comincio a capire quanto può essere travolgente. L’ecstasy toglie le increspature, spiana la strada, copre ogni cosa con il suo alone dorato. I funghi invece mi obbligano ad interrogarmi. Cadono le barriere, le scusanti abbassano lo sguardo come cani bastonati.

Cresce l’ansia. Voglio che l’effetto sfumi fino alla normalità. Rivoglio indietro la coperta calda del mio io, con tutti i meccanismi di difesa. Senza l’illusione delle certezze, senza la protezione delle bugie e delle spiegazioni mi sento vulnerabile. Alle corde! Le tesi che circondano la mia realtà quotidiana cadono a pezzi e ciò che resta di me collassa nelle fondamenta.

“Mi sento ansioso,” dico, il primo passo verso la fuga da questa opprimente autostima. Parlo liberamente con i miei amici. Già questa per me è una sfida; di solito, affronto i problemi con me stesso; ascolto, ma raramente esprimo qualcosa di veramente personale. Ma questa notte riesco a dar voce ad alcune delle mie insicurezze. È tutto a posto? Sapete cosa volete dalla vita, e state facendo qualcosa per ottenerlo? Non è che mi sto adagiando?

Gli altri tornano dal viaggio. Sono rassicuranti. Non se l’immaginava nessuno, dicono. Comunque siamo a posto, vedi? Siamo ancora interi, no?

L’ansia scivola via. Resto io con i miei amici un venerdì notte. Di nuovo nella normalità, ma una normalità nuova. Il viaggio lontano dalla coscienza quotidiana mi ha steso, ci vorrà qualche tempo per riprendermi. Ma mi ha aperto gli occhi e la mente.

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...