Niente Civiltà, Niente Selvaggi

Solo voi ed io

rovine

Di Dr. Bones

Mentre scrivo sono quasi ventiquattro ore che sono in acido per della roba comprata sul web sommerso. La mia casa è piena di disegni e incenso, e ogni specchio sembra pieno di scritte, credo fatte col sangue, che dicono “Tu sei tai chi”. Ci sono testi di Stirner sparsi ovunque e la gente su twitter mi chiede come fare per iscriversi all’Antico Ordine Medico della Iena.

Zhuāngzǐ diceva: “La torcia del caos e del dubbio, è questo che guida il Saggio.” Se è così, ho trasceso completamente la fottuta ruota.

Ho bisogno di birra per smaltire, cerco disperatamente di spiegare a mia moglie cos’è successo.

Che cavolo,” dice mettendo tre schizzi di espresso nel mio caffè del mattino, ci facevi fino alle quattro del mattino che parlavi di fare un… una loggia o cosa ne so? Hai mezzo distrutto la casa! Mi hai svegliato un sacco di volte per dirmi che eri un artista giapponese.”

Boh! Gesù, non so neanche che minchia ho preso. Me l’ha dato un vecchio coreano che lavora con me. Prima mi fa vedere qualche mossa tai chi, la barra di ferro e quella roba lì, e poi mi fa se voglio acido!”

E quanto l’hai pagato?” Ride e scuote la testa. “Come fai a conoscere quella gente?”

Pagato?” Inizio la seconda birra. “Niente. Me l’ha dato e basta.”

Dato?”

Dato. Dice che ne ha preso una barca sul web sommerso pagando con bitcoin. Lo dà ai tipi fighi come me. Visto certi astri… io… dio mio.” A questo punto ho afferrato mia moglie, i miei occhi iniettati di sangue. “Non so spiegarti cosa significa per le mie pratiche magiche. Mi sono venuti nuovi simboli da fare sulle candele, nuove preghiere da cantare. Aspetta il mio prossimo… oh… ah… a proposito di…” Lei mi respinge, mezzo ridendo e mezzo stupita.

Devi ancora spedire un pacco, e poi c’è da ordinare quella candela da quella signora del Michigan.”

Ah, sì, quella che le hanno fatto il malocchio il giorno del matrimonio. Letture?”

Una. Dovevi farla quattro ore fa.” Il caffè è finito, io passo alla terza birra, finalmente cominciò a sentirmi un po’ normale.

Bè,” tossisco, “visto che ho mandato a fanculo la giornata tanto vale pentirmi dei peccati. Perché non andiamo in chiesa?”

Carico la macchina, bottiglie d’acqua e rum. A 55 miglia all’ora sorpasso bandiere blu e neo-confederati coi fucili, i guidatori che ti guardano dai finestrini come pescecani; stronzi ignoranti morti di fame orgogliosi del loro sangue.

Meritano una lezione.

Abbasso il finestrino e attirò l’attenzione del tipo accanto.

Scusi, è mica il distintivo della polizia quello sul paraurti?” Lui guarda confuso, sembra un animale ferito, la sua Chevrolet sputazza per la strada come un pitbull mezzo rabbioso.

Se!” risponde sputando tabacco. “E allora?”

Figo!” Sento la mano di mia moglie che cerca di prendermi per la spalla e tirarmi in dentro, ma non ci riesce. “Era solo per sapere chi devo mandare a fanculo!” Il semaforo diventa verde, le gomme stridono, il fumo dei pneumatici riempie il parabrezza. Accendi la radio ch’è meglio, se il marcantonio torna è un segno degli dei che devo riempirlo di piombo.

L’ho detto davvero? O l’ho scritto? A giudicare dal terrore nei miei occhi e dalla velocità della macchina sembra che accada davvero.

Oasi Naturale di Turkey Creek. Via dalla jeep, altri due sorsi della sozza nascosta sotto il cruscotto. Andiamo allo scivolo dei kayak. Pioggia. Chi ha portato questa pioggia?

Calma. Respira. Mormoro qualche parola presa da una chat satanica molte lune fa.

Ho un corpo ma non sono il mio corpo.

Ho una mente ma non sono la mia mente.

Ho desideri ma non sono i miei desideri.

Ho pensieri ma non sono i miei pensieri.”

Tutto attorno è calma, che placa la tempesta dentro di me. Mentre scivolo nuovamente nella meditazione, mi concentro sulla forza che avvolge e attraversa tutto. Pian piano tutto evapora: macchine, pensieri, stati, confini, tutto scompare. Qualche grossa scheggia di divinità si illumina nel mio petto e io fluttuo nella saggezza e nella gnosi pura. In questo piccolo luogo, dove il cielo ha portato l’acqua che dà la vita ad una terra assetata, tutto diventa improvvisamente sacro; lo stesso fiume, lento e costante, diventa un simbolo di quella forza che s’intravvede spesso sullo sfondo, una grande icona degna di devozione che la mano dell’uomo non può relegare al passato. Un tempo avrebbero potuto edificare un tempio in un posto così, una persona in contatto con lo Spirito avrebbe sentito l’impulso di vivere qui e proteggere il luogo. Un luogo che può guarire i malati, ispirare un culto, e dopo qualche secolo diventare oggetto di studio di antropologi d’ispirazione romantica.

Eccola qui, la natura intatta, circondata da case fatte con lo stampino e manicure a buon prezzo.

Gran parte della Florida è così. Tra le dune e le spiagge vedi i benestanti che lavorano per Harris, Northrup-Grumman e tutte le industrie che fanno un sacco di soldi uccidendo nel nome dell’Impero. Hanno maxischermi, auto nuove, e vestiti che finora nessuno ha mai indossato prima. Via per la vecchia strada, oltre le fila dei pescatori di gamberi, dopo gli yacht club, arrivi alla statale 192. Vai in direzione ovest, passi due cittadine prima di arrivare ad una vasta vacuità fatta di nulla. Ettari di mandrie e mandriani, tipi rudi col cappello di paglia che si trascinano nell’entroterra da generazioni. Sanno leggere le nuvole, possono dirti il nome di ogni albero che incontri e su Facebook condividono aforismi su Gesù. Vai oltre e torni ai territori civilizzati con tutte le loro conquiste: il turismo, la folla, il capitalismo, pallide seppioline del Nebraska che si portano appresso i figli e si chiedono quando smetterà di far caldo; il tutto a 30 minuti di macchina da chi ancora ricorda chi era Bone Mizell.

Rozzi e selvaggi, addomesticati e civilizzati, distanti non ere e filosofie ma centimetri e chilometri; demarcazioni fantasma evidenti solo agli uomini, che ci litigano sopra senza fine.

Prendiamo ad esempio il dibattito tra civiltà e anticiviltà che imperversa nel milieu anarchista.

Cos’è la civiltà? È un pensiero che continua a tornarmi in mente mentre provo a meditare tra la boscaglia della Florida. Sono un selvaggio, io che faccio meditazione taoista che risale alla dinastia Ming? O anche se ne leggo qualcosa online? Sfido tutte le etichette e gli aggettivi, mi siedo sotto la pioggia e medito. Che importa come ho imparato a farlo?

La civiltà è un mito religioso della società, l’idea per cui un’idea è dotata di un destino speciale e di un suo particolare percorso evolutivo. La usiamo per indicare il punto in cui ci troviamo ora, per differenziarci da ciò che eravamo, e per tanti altri significa tante altre cose.

E insomma non significa nulla.

Quando vedo uno del Circolo Motociclistico Fuorilegge vedo qualcuno completamente fuori da quella che potremmo chiamare civiltà: uno che ha dichiarato guerra ad una società che disprezza, considera suoi simili solo quelli della sua tribù e vive una vita da nomade razziando quel che può. Prende tutto e non edifica nulla, un barbaro vivente anima e corpo, un eco di essenza che sembrerebbe famigliare ad un antico mongolo. Ma guida una Harley truccata, traffica meth da uno stato all’altro, si tiene in contatto con le sue tante ragazze e con i fornitori usando testi criptati.

La gente a cui faccio le carte è quella che ha sempre avuto bisogno, le storie che raccontano sono tutte uguali, sono come le zanzare di Everglades City: benessere e crepacuore, campane a nozze e marce funebri, i rischi assurdi e i sogni pazzeschi che spingono la gente a correre i rischi.

Il telefono che abbiamo in tasca ha accesso a tutte le informazioni del mondo e può letteralmente mettere chiunque in contatto con chiunque altro in tutto il mondo. Lo usiamo per litigare con sconosciuti e masturbarci davanti a disegni bidimensionali. Abbiamo lanciato un robot su Marte e siamo scoppiati a ridere quando ha disegnato un ghigno sulla superficie del pianeta.

Siamo ancora gli stessi di migliaia di anni fa.

Quando sprofondo nella meditazione c’è un’immagine che mi colpisce. L’uomo che usa un drone per attaccare e uccidere bambini in Medio Oriente non è diverso da quello che cavalcava con Gengis Khan e stuprava in giro per un continente. Cerco di tornare alla tranquillità ma l’immagine non mi abbandona. Sono la stessa persona, dice un bisbiglio che striscia sul collo, entrambi credono in qualcosa più grande di loro. Che la loro causa sia giusta, che Huitzilopochtli benedica il loro popolo, o che la loro patria abbia il destino grandioso di governare il mondo, la realtà è che questi esseri sono essi stessi strumenti di un fittizio “Noi”. È questo grande “Noi”, questa creatura che esige organi e obbedienza, che spinge l’umanità verso un fine disastroso, perché il suo fine è sempre più importante del nostro.

L’eterno adesso è lo stesso di sempre: le persone seguono gli ordini, e sanno che quegli ordini porteranno alla rovina loro e il mondo in cui vivono; scommettitori sudati che scommettono sull’idea che a seguire le regole si guadagna una vita migliore, anche se le regole impongono la schiavitù.

Hai fatto?” È come se un raggio di luce penetri il turbine delle mie idee. Apro gli occhi e torno nella riserva naturale, il mio corpo che irraggia mistico chi.

Quasi, amore. Quasi. Ancora qualche minuto.”

Chiamate come volete l’attuale stato delle cose, ma pretendere che sia il risultato finale di qualche battaglia titanica tra solidi platonici è da sciocchi.

Ricordo di aver visto un gruppo di vecchi, un giorno, mentre passavo sulla highway US1, erano seduti accanto ad una palma e sorseggiavano cocktail incuranti del mondo, e uno era così rilassato che aveva il cappello di paglia sugli occhi e si era appisolato. “Quello sì che è piacere puro,” ho detto a mia moglie, il dito che bucava il finestrino. “Perfettamente armonizzati con l’ambiente. Quando arriviamo a casa voglio fare così.” Mi faccio un blue hawaiian, la bossa nova che cinguetta dall’altoparlante mentre striscio sotto una palma e cerco di arrivare alla calma assoluta. Ma il sole ha l’angolo sbagliato, la palma non è abbastanza ampia, e le formiche di fuoco mi mangiano il culo. Mentre corro a casa capisco di aver inseguito un’immagine che era nella mia mente, una sorta di calma idealizzata, un concetto, di cui ho copiato la materia perdendone il significato.

Facciamo la stessa cosa quando ci innamoriamo del primitivo perché è “naturale”, o del tecnologico perché è “nuovo”. Cose inutili a descrivere la nostra esperienza reale.

Natura, civiltà, queste cose non sono reali. Rappresentano cose reali ma la nostra rappresentazione è semplicemente quello: qualcosa di nostro. Sono concetti astratti, simboli di simboli un tempo categorie a noi utili e ora viventi di vita propria. Natura è una parola che usiamo per differenziarci dal mondo attorno a noi, il segnaposto di un gigantesco “altro” da cui proveniamo ma che non riusciamo a ricordare. Civiltà potrebbe significare coltivare banane biologiche sulle Alpi o auto che vanno ad acqua, e invece è diventato greggi umane rinchiuse nelle città sotto sorveglianza costante.

La vita potrebbe essere diversa se smettessimo di inseguire gli ideali e cercassimo dentro di noi.

Non importa dove ci troviamo nell’immaginario spettro ideologico, la Società ha deciso che abbiamo bisogno di padroni che governino la nostra vita; quando lo Stato vuole centralizzare il potere e il Capitale vuole soldi tutto quello che ricevi è una tecnologia che ti tiene schiavo, sfrutta il lavoro e combatte le altre possibilità.

Perché barattare un mito per un altro, che sia la natura o il progresso, la giustizia o l’umanità, la rivoluzione o perfino la voglia nichilistica di gettare l’orbe in un lago di fuoco?

Non ho una religione, e neanche voglio averla. Io faccio. Con la mia jeep vado qua attorno, a due miglia di distanza da altri bipedi, e offro ringraziamenti e preghiere prima di dedicarmi alla pratica plurisecolare dello Zuowang con metodi che ho imparato su internet. Mi porto appresso un fucile, una meraviglia di acciaio e morte, per proteggermi dai cinghiali e perché mi piacciono le cose che fanno pum. Alla Grande Essenza, che io cerco e che sta dietro ogni cosmologia spirituale a me nota, non importa. Ieri sera ho offerto preghiere alla luna piena e al Fratello Pipistrello con parole sacre che ho imparato da spiriti antichi quanto il lago Okeechobee. Il mio santuario era fatto di blocchi di calcestruzzo di tre metri presi da una strada statale. La forza arriva ancora perché è già lì, c’era e ci sarà sempre.

Oggi chi cerca stregonerie e roba buddista spesso si emargina dalla società,” recita il testo taoista Antologia della Coltivazione della Consapevolezza, “e fugge dal mondo alla loro ricerca… Non capisce che la Via che conduce alla stregoneria e ai budda non è separata dal corpo o dalla mente.” Ci ritiriamo subito ai margini della foresta o nella fantasia dello spazio quando siamo schiavi in una piantagione! Nessuna tecnologia potrà mai darci la felicita. Nessuna rivoluzione ci libererà mai davvero, perché questi stati sono dentro ognuno. Finché dipendiamo da principi platonici e ideali illusori continuiamo ad inseguire ombre nella nostra testa, barche categoriche che noi trasciniamo a quaranta miglia dalla costa.

Perché non dire no a questa forma di pensiero, negare la divisione in selvaggi e civilizzati, per abbracciare il nostro Unico? Perché non cominciare a cercare l’autonomia nel modo più adatto a noi? Perché non cercare di capire quando siamo più schiavi e cercare di spezzare le catene? Invece di discutere su quale concetto simbolico descrive meglio le nostre inclinazioni personali potremmo edificare case della salute radicali con giardini idroponici e fabbricare armi con stampanti 3d. Distruggi tutto quello che ti trattiene e fatti una scialuppa per lasciare un mondo che sta velocemente andando in vacca. Forse ci sarà un fallimento tecnologico e milioni moriranno di fame o le industrie ci asfissieranno riempiendoci di tumori, ma l’unica cosa certa è che morirai e nessuno verrà a salvarti.

Qualcuno si opponga a questa pazzia, a questo orrore puro; degli animi nobili e coraggiosi che abbiano il coraggio di cavalcare nella foresta per prendere ciò che vogliono e ciò che serve. Potresti essere tra loro.

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