Morte del Grafichino

piedi

Di Enrico Sanna

Sono contento del fatto che WordPress abbia deciso di far fuori il grafichino. Era un moscerino nell’occhio. Era come beccare lo spigolo col pollicione. Avevo una mezza intenzione di chiedere a WordPress di essere esentato dal privilegio. Forse qualcun altro l’ha fatto al posto mio perché da qualche tempo il grafichino è scomparso. E se è solo nascosto, non voglio sapere come si fa a farlo riapparire.

Il grafichino è, o fu, un minuscolo grafico che compariva in alto a sinistra ogni volta che mi connettevo ad uno dei miei due blog. Questo infame mi dava, ora per ora, il numero di contatti delle ultime quarantotto ore. L’occhio ci andava da solo, senza prima chiedermi il permesso. E io mi incazzavo. Perché se a volte fa piacere vedere l’impennata, l’inevitabile affondo che segue è sabbia nelle mutande.

Maledetto il grafichino. E però non ne potevi fare a meno. C’era assuefazione nella roba. Finché è durato. Ora che è morto neanche mi ricordo che esisteva.

Certo posso sempre andare a vedere le statistiche. WordPress offre un sacco di dati statistici: quante persone, quante pagine, la media settimanale, la media mensile, la provenienza geografica e altre cosine che sbrilluccicano. Ma per fortuna sono pigro, e gli do uno sguardo quando mi ricordo, e solitamente guardo solo la media mensile, che fortunatamente non varia molto.

Ho un orologio da tasca. Carino. Di quelli con la catenella. In alto ha la ghiera per dare la corda e regolare l’ora, e sopra la ghiera ha un pulsantino. Premi un pulsantino e, stac, l’orologio si apre, come un piccolo sarcofago, e fa vedere l’ora. Non è facile vedere l’ora. Ci sono un sacco di decorazioni e le lancette non sono proprio lancette. Sono due cavolfiori rococò.

A volte l’orologio va indietro. A volte avanti. Difficile stabilirlo perché è difficile capire cosa sta segnando. A volte si ferma e allora lo rimetto a posto e gli do la carica. Ma la cosa più importante è che me lo dimentico. Esco e lo lascio a casa. Se devo prendere il treno, vado alla stazione e vedo se c’è un treno che parte.

Ma dopotutto non mi serve sapere l’ora. Sono più di trent’anni che non uso un orologio. Scrivo quando ho voglia di scrivere. Se devo fare una traduzione, non mi impongo scadenze. E neanche me le impone chi aspetta la traduzione.

Bill Gates guadagna qualche decina di miliardi l’anno. Cosa se ne fa? Tanti anni fa a Roma avevo un amico toscano che ogni tanto si faceva. Un giorno l’ho incontrato e mi ha fatto: “Ammazza, Erì, me so’ fumato na hasa.” Non c’era bisogno di dirmelo: sapevo che era fatto quando cercava di parlare in romanesco e non gli riusciva. Ora, se Cecco si faceva na hasa, Bill cosa si fa con tutte quelle palanche? Si fuma la Colombia intera?

Ad un certo punto ti chiedi perché c’è gente che vuole avere, avere, avere. La personalità anale, va bene. Ma questi… Come diceva il mio amico Marcello, contemporaneo di Cecco ma romano per davvero: “Je hanno fatto er bucio der culo c’a atomica.”

Io penso che sia perché hanno anche loro un grafichino. E non è neanche disattivabile. Ce l’hanno nella testa, al posto dei neuroni.

Quando il grafichino va su respirano. Allora regalano zanzariere all’africano. Ma poi succede che il grafichino si ferma e si ferma anche il respiro. Oppure va giù, e neanche di tanto. Giusto un pochino, uno zic, e via, vanno giù con il botto. La glicemia a settanta sotto zero. Allora si riprendono la zanzariera e se la mangiano con l’africano e tutta la sua famiglia. E poi si mangiano tutta l’Africa.

In un mondo in cui tutto è merce, la quantità ha preso il posto della qualità. Il giudizio personale è preda del computo metrico. Un giornale ha valore perché vende molte copie. L’incasso dei film è tutto ciò che rimane della critica, che è costretta a desumere valore dalla quantità. La critica letteraria è sempre più opera di pochi che scrivono sui blog e che, rarità, hanno letto davvero il libro di cui parlano. Il critico letterario dei media tradizionali neanche legge più il libro di cui parla. Gli basta vedere la posizione sulla classifica dei best-seller. Privato di tutte le sfumature, ingombranti e ormai incomprensibili ai più, il giudizio si riduce a cinque stelline. Con un’approssimazione di un quarto di stellina nel migliore dei casi.

E internet è pieno di classifiche. La città con più biciclette, il cinema più vecchio, il paese con più centenari, la miniera più profonda, la parete di roccia più alta, l’uomo che si è sposato più volte, la geisha col piede più piccolo. Da zero a cento in due secondi e tre. Sì ma ’ndo annate? E gli uomini più ricchi, che incidentalmente tengono acceso il cero del culto mondiale unificato: il denaro.

Tutto questo dovrebbe dire tutto e invece non dice una sega se non che dovremmo essere felici. Non dice, ad esempio, come fa la banca più antica al mondo ad essere un pozzo di modernissime stronzate. O come fa il paese più liberale al mondo ad essere anche il più violento. Queste cose sono possibili perché la realtà è dèmodé. È molto meglio dare uno sguardo distratto al grafichino.

In queste condizioni, il grafichino diventa un’ossessione. Dopo la coca, è la dose quotidiana di tutti quelli che un contatto con la realtà non l’hanno mai avuto. È il grande semplificatore. La realtà diventa una semplice linea che va su e giù.

Così ecco che anche lo spirito cede alla misurazione. Dio diventa il recordman, quello che in una settimana ha fatto l’universo e si è pure preso un giorno di vacanza. E la chiesa conta quanti cristiani ci sono nel mondo, e calcola se sono più o meno dei musulmani, e ci tira sopra il suo bel grafichino. Il consiglio di amministrazione della multinazionale Vaticano osserva  il grafichino sulla concentrazione cristiana nel nord della Nigeria e scuote la testa sconsolato. “Si presenta l’urgenza di una politica di marketing che si articoli in due fasi. Con la prima fase contiamo di portare la nostra azienda alla conquista di quote di mercato attualmente disponibili A, B e E. Con la seconda fase, decisamente più aggressiva, puntiamo alla conquista di quote di mercato attualmente nelle mani della concorrenza nei rimanenti punti C e D. Questo dovrebbe assicurarci il dominio del mercato delle anime soprattutto per quanto riguarda le fasce meno tradizionali ma più promettenti.” Traduzione: Über Alles. E infine ci sono gli americani, che sono molto credenti perché una quota del cinquanta per cento va a messa ogni domenica. A fare che?

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