Alla Stazione

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Di Enrico Sanna

Estratto da: Enrico Sanna, Robertson, in vendita su amazon.it. 200 pagine. Edizione a stampa: 8 euro. Edizione digitale: 3 euro.

Una discreta compagnia di uomini e donne si era allineata regolarmente lungo il confine della ferrovia. Aspettavano l’arrivo di un treno. Quando il treno finalmente arrivò, ci fu una generale risacca. La compagnia si ritirò con una sorta di blanda protesta, come se qualcuno ci avesse infilato in mezzo un ferro rovente.

Tutto il processo dell’arrivo era stato un fatto complesso. Per alcuni minuti la locomotiva aveva impegnato un piccolo pezzo dell’orizzonte grigio, aveva galoppato in silenzio come un messaggero satanico di metallo e fumo. Alcune volte la sua immagine era sembrata scomporsi come in un miraggio. Una volta il treno era scomparso, apparentemente dentro un altro treno. Poi era riapparso, un attimo dopo, considerevolmente più grande. Ma sempre in silenzio.

La compagnia ne aveva tratto ispirazione. Un uomo si era improvvisamente ricordato di essere stato in una piccola città molto a sud, e aveva cominciato a farne una confessione pubblica. L’uomo indossava un cappello a tubo di stufa molto alto, ed era egli stesso molto alto. Era subito diventato l’intrattenitore della società. Era stato un riferimento divertente della compagnia per tutto il tempo.

Finalmente, la compagnia aveva mormorato con apprensione. Improvvisamente il treno era comparso.

Ad una estremità, presso la testa del binario, una donna aveva cominciato a chiamare nervosamente un certo Lemuel. “Vieni dietro, Lemuel!” aveva ordinato. Immediatamente dopo, Lemuel era scomparso in una nuvola bianca di vapore.

La donna poi era andata a riprendersi il suo Lemuel. Chiaramente, aveva considerato una vergogna il fatto che scomparisse in una nuvola di vapore pubblicamente.

Dozzine di facchini comparvero all’istante nelle vicinanze del treno. Attesero che il treno fosse fermo, quindi cominciarono a dare ordini e agitarsi freneticamente, come soccorritori di una casa in fiamme.

Lo zio convocò uno di questi facchini e gli chiese di prendere i bagagli. Indicò l’interno del suo scompartimento con il pollice sopra la spalla. L’uomo che era stato convocato guidò pomposamente il piccolo gruppo, una composizione di bagagli sul suo corpo, con l’aria di uno che è lieto di avere ricevuto un incarico importante.

Lo zio raccontò che il finestrino dello scompartimento si era bloccato a metà del viaggio. Aveva sofferto per il caldo. Sfregò appassionatamente la fronte con un fazzoletto, e un altro lo legò attorno al collo, come a dimostrare il caldo di cui era impregnato.

Spesso si fermava e raccontava particolari interessanti di questo suo incubo a Liddell e alle sue zie. Ogni volta, l’uomo con la composizione di bagagli si fermava ad attendere la fine del racconto. Apparentemente, però, non sembrava interessato a quello che diceva lo zio.

Lo zio giurò che le zie Candice e Peggy erano ancora più giovani e importanti di come le ricordava. Rivelò anche per certo che Liddell era molto cresciuto dall’ultima volta che l’aveva visto, e che le sue spalle erano squadrate, e che c’era qualcosa di indefinito in fondo ai suoi occhi.

“Gli occhi sono quelli di suo padre,” disse la zia Candice.

Lo zio allora precisò che era stata sua intenzione dire un’altra cosa, apparentemente più profonda.

A quel punto la zia Candice disse: “Oh, non c’è dubbio.” E la zia Peggy aggiunse qualcosa di molto simile.

Improvvisamente lo zio agitò un dito e disse:

“Dovresti arruolarti, Liddell.”

“Dave Samuelson è andato nell’esercito,” disse Liddell.

“Lascia perdere Dave Samuelson. Tu dovresti arruolarti,” ripeté lo zio.

“Alla loro età i giovani non dovrebbero andare alla guerra,” fu il commento della zia Peggy.

La zia Candice si ricordò proprio allora che il marito di una certa Mrs. Anderson era un ufficiale dell’esercito. “A quest’ora il marito di Mrs. Anderson dev’essere qualcosa come colonnello, o generale,” affermò, con incertezza.

“Il marito di Mrs. Anderson è generale,” precisò la zia Peggy.

“Oh, ma è molto più vecchio del nostro Liddell,” disse la zia Candice.

“Signore mio, avrà cinquant’anni quell’uomo!” disse la zia Peggy, in conclusione.

Le due donne avevano voluto essere insinuanti, psicologicamente sottili. Lo zio, invece, tirò per la sua direzione. Lui aveva una sua idea personale che riguardava il futuro di Liddell.

Liddell immaginò che lo zio avesse fatto il viaggio con l’intenzione di portare avanti questa sua missione.

“Dovresti arruolarti, Liddell,” ripeté lo zio, stoicamente. “Non nell’esercito, però. Lascia perdere l’esercito. Non intendevo quello. Dovresti arruolarti nella marina. Hai mai pensato di entrare a far parte della marina militare, Liddell?”

“Eh, mi sa di no, zio,” rispose Liddell.

“Bè, pensaci,” disse lo zio.

“Va bene,” disse Liddell.

“È il posto adatto a quelli come te, piccolo uomo.”

“Sul serio?”

“Sono sempre serio quando parlo di queste cose, giovanotto.”

“Dio mio, gli metti in testa queste cose!” disse la zia Peggy.

Per tutto quel tempo, Liddell aveva sorriso a tutti come un idiota.

Lui non era mai stato particolarmente istruito sulle cose militari. Avrebbe voluto rivelare cose peculiari di Dave Samuelson, ma non aveva niente da dire. Ignorava dove fosse Dave Samuelson. Ignorava praticamente tutto della marina militare, anche. A Liddell sembrò che se avesse detto qualcosa di peculiarmente marziale avrebbe immediatamente acquisito un carattere rimarchevole davanti a suo zio.

Se non fosse stato per quel sorriso idiota, Liddell sarebbe apparso molto triste e fuori luogo. Era bene che Liddell avesse un sorriso, anche se idiota, ma non era divertente.

Finalmente disse: “Bè, magari ci penso…”

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