Delitto e Coscienza

vergogna

Di Erich Fromm

I medici e gli studenti di medicina, che già si occupano tanto del dolore fisico e dei sintomi del corpo, dovrebbero prestare particolare attenzione a quello che si è appreso a proposito del dolore mentale e dei sintomi mentali. Ad esempio, una persona che nella sua vita nega del tutto quello che Schweitzer ha chiamato “rispetto per la vita”, uno che è crudele fino in fondo, disumano fino in fondo, assolutamente privo di bontà, assolutamente privo di amore, è una persona che sta al confine con la pazzia. Continuando sempre così c’è il rischio che perda il lume della ragione, e ci sono casi in cui accade davvero così. In altri casi sviluppa una nevrosi, e questo lo salva dalla pazzia.

Alcuni dei peggiori uomini di questa terra sentono il bisogno di continuare ad illudersi, e forse non si tratta solo di un’illusione, che dentro di loro esista qualcosa di umano, qualcosa di buono. Perché se non riuscissero conservare almeno un briciolo di illusione, smetterebbero di sentirsi umani. È questa condizione che finisce per dare loro la sensazione di essere prossimi alla pazzia.

Non è difficile trovare esempi straordinari che confermino quello che ho appena detto. Il dottor Gustave Gilbert, uno psicologo che parlò con Goering e altri capi nazisti in carcere da un anno fino all’ultimo giorno della loro vita, ha raccontato la sua esperienza. Racconta come un uomo come Goering lo pregasse di andare a fargli visita tutti i giorni e gli dicesse: “Guardi, io non sono così cattivo come sembra. Non sono cattivo come Hitler. Lui ha ucciso donne e bambini. Io no. Per favore, mi creda.”

Goering sapeva di dover morire. L’uomo a cui parlava era un giovane psicologo nordamericano, la cui opinione su Goering non aveva alcuna importanza. Goering non si rivolgeva ad una platea, e però, una volta svanito il suo potere, non riusciva ad accettare l’idea di trovarsi di fronte a se stesso, di fronte ad un essere completamente disumano.

Un corrispondente di un giornale americano che per qualche tempo ha vissuto a Mosca racconta un fatto simile. Parla di un uomo di nome Jagoda. Era stato capo della polizia segreta prima di essere ucciso da quelle stesse persone che lui aveva condannato a morte. Jagoda era senza dubbio colpevole di aver fatto torturare e uccidere centinaia di migliaia di persone.

Secondo quanto riferisce il giornalista, non lontano da Mosca c’era un orfanotrofio che, nel suo genere, era uno dei luoghi più belli del mondo: gli orfani erano trattati con libertà, amore e ogni genere di attenzione. Un giorno Jagoda disse al giornalista: “Mi faccia un grande favore. Scriva un articolo su questo orfanotrofio che ho qui e faccia in modo che venga pubblicato da una rivista di New York.” Il giornalista lo guardò sorpreso. Allora il capo della polizia segreta spiegò: “Veda, io ho uno zio a Brooklyn, fratello di mia madre, che legge questa rivista. Mia madre pensa che io sia il demonio. Se mio zio legge l’articolo scritto da lei, scriverà a mia madre e io mi sentirò meglio.” Il giornalista fece così e Jagoda, in risposta, graziò molti condannati e gli fu riconoscente fino all’ultimo.

Il problema non era la madre di Jagoda. Il problema era la sua coscienza. Non poteva sopportare la disumanità totale della sua vita.

Uno psichiatra viennese in visita alla Germania Est riferisce dei suoi colleghi del posto che parlano di un disturbo nevrotico da loro chiamato “il male dei funzionari”. Alludono a quella forma di infermità che affligge i funzionari comunisti che sono stati in “servizio” per un lungo tempo e che si presenta sotto forma di disturbo nevrotico. C’è un momento in cui raggiungono il limite della sopportazione. In tutti i paesi, in tutte le culture si potrebbe raccogliere una mole enorme di dati che dimostrano lo stesso principio, ovvero che una persona non può vivere tutta la vita in maniera disumana senza soffrirne le gravi ripercussioni.

Ho citato esempi presi dalla Russia stalinista e dalla Germania nazista, ma questo non significa che problemi simili non esistano in altri paesi. Negli Stati Uniti, ad esempio, così come in tutto il mondo occidentale, il nostro problema non è la crudeltà, e neanche la distruzione; il problema è il grigiore. La vita manca di significato. La gente vive, ma sente di non essere viva: la vita scorre come sabbia nella clessidra. Una persona che è viva e che, consciamente o inconsciamente, sa di non esserlo davvero, subisce ripercussioni che piano piano, se gli è rimasto un briciolo di sensibilità, sfociano in una nevrosi. Sono persone così che oggi si rivolgono ad un analista. A livello cosciente si lamentano dicendo di essere insoddisfatti del proprio matrimonio, del lavoro o di qualche altra cosa. Ma quando gli si chiede cos’altro c’è dietro le lamentele, la risposta è nella maggior parte dei casi che la vita non ha significato. Sono persone che hanno la sensazione di vivere in un mondo che dovrebbe eccitarle, interessarle, farle diventare attive, e che invece appaiono morte e prive di umanità.

Preso da: Erich Fromm, La Condición Humana Actual. Traduzione di Enrico Sanna.

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