Alla Buca

Di Enrico Sanna

Magicamente estratto da un racconto contenuto nella raccolta Robertson.

Quella sera il Capitano uscì di casa per andare nelle buche. Portò un secchio di ferro e un piccone e un’aspettativa che ricordava di non aver più messo da anni e incontrò Hardin con una certa puntualità tra Oak e Maple Street.

“Allora andiamo?” disse il Capitano.

Andarono.

“Te l’ho detto che ero da Pat?” disse Hardin.

“Lavora ancora con Ed?”

“Sì. Mi son fatto fare la punta al piccone. Dice che c’ha uno sbrego.”

“Cosa?”

“Un taglietto. Però basta che non lo piego molto, mi ha detto. Mica l’avevo visto. Se non me lo diceva Pat…”

Il Capitano camminava un passo davanti a Hardin. Stavano andando in una di quelle buche.

Il Capitano cercò inutilmente lo sbrego sul piccone. Poi guardarono assieme il sole che era sopra l’orizzonte.

Due gatti si erano appena incontrati sulla falda di un tetto e si stavano preparando ad un confronto, forse per una questione di territori. Era stato un approccio meditato. Avevano fatto così ogni sera senza un successo  chiaro. Le loro code erano gonfie e irte come miniature di abeti. Il loro pelo era dorato di luce serale.

Il Capitano immaginò che presto sarebbe stato felice.

Presto sarebbe partito tutto il meccanismo del tramonto. Il sole era già sopra l’orizzonte, rosso e sacro come un penny invincibile. Ad un certo punto sarebbe atterrato immediatamente dietro stringhe di colline e forse sarebbero comparse nuvole piatte che prima non c’erano e le colline avrebbero avuto foschia blu, o grigia, o di un composto di grigio e di blu. Questa foschia grigia, o blu, era tutta la peculiarità che uno poteva avere a Sandy Run in materia di tramonti. Il resto non era mai diverso da come uno se lo aspettava. L’importante, per il sole, era passare dietro le colline. Il resto sarebbe stato una cosa rapida. Raramente passava più di un quarto d’ora dall’inizio alla fine.

Il Capitano disse: “Mezz’ora ed è buio, Hardin.”

“Oh, sicuro,” disse Hardin.

Il Capitano era di aspetto decisamente ordinario. Era anche molto casuale. Sembrava uno che per qualche ragione ha deciso improvvisamente di andare nelle buche mentre leggeva il Morning Star. Non si sarebbe detto il pianificatore esatto di un crimine.

Hardin era un po’ nervoso. Si disse che doveva essere perché il Capitano era così ordinario e casuale. Poi arrivarono alla fine di Maple Street. All’angolo c’era la casa di Andrew.

Il Capitano disse:

“Quella non è la casa di Andrew, vero?”

“Oh sì, ch’è di Andrew.”

Il Capitano si fermò a guardare la casa di Andrew. Forse era la casa di Andrew, si disse, ma avrebbe dovuto esserci un portico. Un portico giallo, e una facciata verde attorno al portico giallo.

“Non aveva il portico sopra la porta?” disse.

“Niente portico,” disse Hardin. “Fatto fuori Andrew sarà… Eh, un sacco di anni fa.”

“Era un portico giallo.”

“Vorrai dire un portico bianco.”

“Non era giallo?”

“Mai stato giallo. Era bianco.”

“Era bianco?”

“Non ti ricordi?”

Ripresero a camminare e il Capitano con riluttanza.

Il Capitano scosse la testa. “Bè, è curioso.”

Hardin sospirò. “Comunque non c’è più. Un sacco che non c’è.”

Il Capitano aveva sempre pensato che la casa di Andrew avesse un portico giallo. Un portico giallo e una facciata verde. Era chiaro che Andrew aveva fatto fuori il portico mentre lui era molto lontano e non pensava che Andrew avrebbe fatto fuori il portico. Senza volerlo, il portico dei suoi ricordi cominciò a diventare bianco, però. Bianco esatto. Doveva esserci un portico giallo da qualche parte, però.

Dopo Maple Street presero un’altra strada, e poi ancora altre più strette che andavano genericamente a sud. La strada che andava alla fattoria dei Fleming passava da quelle parti e dovevano uscire da Sandy Run e andare a sud per incontrarla e gli uomini di Fleming ci passavano ogni giorno. In pratica, era la strada personale di Fleming. Raramente qualcun altro aveva un interesse a passarci. Il territorio ad est della strada era di Fleming e forse era sua anche la strada. Sotto c’erano quelli delle miniere. Un  miglio più su c’era solo un frantumatore e una discarica e tutta la città sotterranea era sotto la fattoria, e a nord della strada c’erano semplicemente degli alberi. In fondo, era normale che ci fosse una buca da quelle parti.

Ad un certo punto la strada fece una curva e il resto era dritto come una pista da bowling. Il sole stava eseguendo un tramonto esattamente dietro la fattoria di Fleming. Il granaio divenne una mera figurina nera.

Dietro la fattoria c’erano delle colline, e quella foschia che era una piccola peculiarità.

“Questi sono gli aceri,” disse il Capitano.

Ci fu una luce strana, poi il tramonto finì di colpo. Andarono.

Dietro gli aceri c’erano altri alberi e tutti assieme quasi facevano un bosco. Craig aveva detto che c’era un sentiero dietro gli aceri, ma non c’era nessun sentiero. Era solo che, semplicemente, non potevano andare in altre direzioni. Andavano da qualche parte, ovviamente. Però non c’era un sentiero.

In una piccola radura c’erano pozzanghere ostili. Silenziosi uccelli grigi stavano fluttuando.

Il Capitano disse:

“Questo posto mi ricorda Guantanamo. Un giorno, quando stavamo caricando l’acqua, sono andato in un posto che era come questo. Non voglio dire che era proprio come questo posto, Hardin. Solo che era una cosa che ti dà un’idea come di questo posto. Capisci cosa voglio dire?”

“Guantanamo è dove c’erano quei ’ndiani con le coperte?”

“Sì.”

“Dev’essere un posto strano.”

“Puoi contarci, vecchio mio.”

Andarono. Poi il Capitano si fermò e disse:

“Ehilà, Hardin, eccolo qua.”

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