Cristo

Di Oscar Wilde

Cristo non cercò mai di rifare la società, ed è per questo che l’Individualismo che predicava all’uomo poteva essere realizzato solo tramite il dolore o nella solitudine. Gli ideali che dobbiamo a Cristo sono gli ideali dell’uomo che lascia completamente la società, o dell’uomo che si oppone con tutte le sue forze alla società.

Ma l’uomo è un essere sociale per natura. Anche la Tebaide fu popolata alla fine. Ed è pur vero che anche il cenobita realizza la sua personalità, ma si tratta di una personalità povera. D’altro canto, la terribile verità secondo cui l’uomo realizza se stesso attraverso il dolore esercita un fascino potente in tutto il mondo. I poveri oratori e i poveri pensatori, dall’alto del pulpito e della tribuna, denunciano spesso e inveiscono contro l’adorazione del piacere.

Ma nel corso della storia del mondo è accaduto raramente che l’ideale sia stato rappresentato dalla gioia e dalla bellezza. Molto più spesso è successo che a dominare il mondo sia stata l’adorazione del dolore. Il Medievalismo, con i sui santi e i suoi martiri, il suo amore per la flagellazione, la sua voglia selvaggia di ferirsi, di prendersi a coltellate, di prendersi a bastonate… il Medievalismo è Cristianità autentica, e il Cristo medievale è il Cristo autentico.

Quando il sole del Rinascimento s’innalzò sul mondo, e portò con sé i nuovi ideali di bellezza della vita e di gioia di vivere, gli uomini non riuscivano a capire Cristo. È evidente anche nell’arte. Il pittore del Rinascimento dipingeva Cristo come un ragazzino qualunque in un palazzo o in un giardino, o adagiato tra le braccia della madre, sorridente, o accanto ad un fiore, o ad un uccello dai colori vivaci; o come una figura nobile, statuaria, che incede con passo aristocratico nel mondo; o come una meravigliosa figura che sorge dalla morte per tornare alla vita in una sorta di estasi. Anche quando lo dipingevano crocifisso lo rappresentavano come un Dio bello a cui uomini malvagi avevano inflitto sofferenza.

Ma non era di lui che si preoccupavano. A loro piaceva dipingere gli uomini e le donne che ammiravano, mostrare la bellezza di questo bel mondo. Dipingevano molte immagini a tema religioso… a dire il vero ne dipingevano troppe, e la monotonia della tipologia e del tema era stancante, e questo per l’arte era un male. Era il risultato dell’autorità del pubblico esercitata sull’arte, ed era un fatto deplorevole. Nel soggetto del dipinto non c’era il loro animo. Raffaello era un grande artista quando dipingeva il ritratto del papa. Quando dipingeva le sue Madonne e i suoi bambini Gesù non era un grande artista.

Cristo non aveva niente da dire all’uomo del Rinascimento, che era meraviglioso perché portatore di un ideale diverso dal suo. Per trovare il Cristo autentico dobbiamo rivolgerci all’arte medievale. È lì che troviamo il Cristo ferito e sporco; un Cristo che non è bello a vedersi, perché la Bellezza è una gioia; un Cristo senza vesti sontuose, perché anche queste possono rappresentare una gioia. Lui è un barbone con un animo meraviglioso; è un lebbroso il cui animo è divino; non gli occorre possedere alcunché, non gli serve la ricchezza. È un Dio che realizza la sua perfezione attraverso il dolore.

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