Come Fiori di Plastica

occaso

Di Enrico Sanna

Ma se non siamo meglio di loro, che gusto c’è a pestarli?

È un fatto paradigmatico che ogni volta che una donna musulmana si leva il velo, o prova a levarselo, sfidando il volere di altri, l’ego del mondo occidentale si gonfia di una misura. Anche quando il fatto non accade nel suo occidente, il benpensante occidentale si inorgoglisce per sintesi sottrattiva.

Se poi accade in uno di quei quartieri delle nostre città, che cordialmente sono equiparati al caos violento, il benpensante e il suo ego raggiungono le dimensioni e le altitudini di un dirigibile. L’idea che qualcuno dei suoi amici benpensanti abbia soccorso la sfortunata, liberandola dall’indumento, lo eleva su un piedistallo posto esattamente sulla cima del mondo.

Così il benpensante cade in quell’abitudine che da secoli lo colpisce assieme a tutti i suoi pari. Riesce, sì, a vedere la pagliuzza nell’occhio altrui. Ma la trave che perfora il suo occhio la indossa con quell’eterno distacco chiamato ipocrisia.

Siamo arrivati al punto per cui basta sfoggiare qualche numero per essere in grado di ridurre qualunque atomo comportamentale al suo elemento casistico. Si può darne una spiegazione scientifica ineluttabile. Salvo che tutto ciò che di qua è banalmente razionale e spiegabile, al di là di una linea visibile a molti diventa banalmente irrazionale e inspiegabile. In una parola, violento.

Opportunamente, sono accaduti non molto tempo fa due fatti che si prestano al caso. Entrambi sono accaduti in Italia. Riporto i fatti così come li ho letti. Non ho intenzione di contestare la verità dell’informazione o di sollevare dubbi su quello che riportano i giornali.

Nel primo caso, una ragazza si rifiuta di indossare il velo, come vuole la sua famiglia. Nonostante gli insulti dei parenti, decide di rivolgersi alle autorità. Così è stata allontanata dalla famiglia e affidata ad una casa protetta.

Il secondo caso riguarda un ragazzo. La madre pensa che faccia uso di droghe e chiama la polizia. La polizia fa una perquisizione, gli trova un po’ di roba e lo porta al comando. Qui il giovane si suicida.

Adesso voi risponderete che, purtroppo, a volte le cose vanno così. Che fatalità possono nascondersi sotto ogni mattonella che calpestiamo durante la nostra vita. Che non si può fare di tutte le erbe un fascio. E molti di voi cercheranno di ingabbiare la questione in due spiegazioni distinte per due fatti distinti. Come ho scritto più su: una spiegazione razionale e spiegabile e una irrazionale e inspiegabile. Tanto per spiegare l’origine dei fatti.

Eppure sono entrambi fatti razionali e spiegabili. Entrambi sono l’effetto della violenza che segue la perdita di potere. E per potere intendo quello che intende Hannah Arendt nel suo saggio Sulla Violenza.

La donna che non capisce più, o che non ha mai capito, perché non può acconciare i suoi capelli a suo piacimento, ovvero perché non rientra nel suo lessico, deve comunque indossare il velo. E il ragazzo che non capisce più, o che non ha mai capito, perché non può fumare uno spinello, ovvero perché non rientra nel suo lessico, non deve fumare lo spinello.

Questo mi ricorda una pratica diffusa tra i puritani americani, che la domenica mattina andavano in giro per il villaggio a prendere i tiepidi d’animo per portarli in chiesa con la forza. Se Dio non può avere la loro anima, dicevano per giustificarsi, almeno avrà il loro corpo. E se ho citato l’America è perché ho una ragione.

Scavalcate una di queste linee invisibili, andate di qua o di là di quello che pensate che sia il vostro territorio intellettuale, e sentirete dappertutto gli stessi ragionamenti, ma con presunzioni variabili. Perché dappertutto la questione è una sola: il potere dell’uomo sull’uomo. Il resto è incidentale.

E quante persone vivono una vita infelice perché costrette a fare quello che hanno voluto i loro genitori ignorando la loro volontà? Io ne conosco diverse. Quando abitavo in Trentino, ho sentito la storia di un ragazzo morto suicida perché il padre lo costringeva a fare studi universitari che lui era arrivato a odiare. E quella frase che, racconta Susanna Agnelli, suo nonno diceva ai figli, Ricordati che sei un Agnelli, non era, se considerata con disinteresse, una velata minaccia?

Credete forse che padre padrone sia solo quello che manda il figlio in campagna?

Bene. E ora, per concludere, vorrei notare una cosa. Forse qualcuno di voi l’avrà già notata. È questa: quella stessa autorità che ha salvato la ragazza ha anche spinto il giovane al suicidio. Si tratta, badate bene, della stessa autorità. Non di una sua corruzione. Non di una eccezione. La stessa.

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