Alla Stazione

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Da Robertson

Un filare di palme dall’ordine rassicurante segnava il confine ovest della piazza. Al centro c’era una grande aiuola, dove due bambini stavano correndo con la felicità di galeotti in libertà. Altre palme erano davanti alla stazione.

Moltitudini stavano passando malinconicamente sotto gli archi bianchi dei tanti ingressi. Alcuni giovani lustrascarpe sostavano tra un arco e l’altro, nella confluenza delle moltitudini.

Questi giovani lustrascarpe apparvero a Liddell particolarmente ansiosi di lustrare scarpe. Liddell pensò che dovessero possedere una loro personale felicità mentre erano al lavoro. Quando non lustravano scarpe, sedevano immobili sulle loro cassette di sapone e meditavano sul cordolo del marciapiede. Alcuni di loro spaccavano tra i denti semi di zucca, di cui sembravano possedere una considerevole riserva nelle tasche.

Questi lustrascarpe erano disposti a distanze regolari, ed erano molto simili l’uno all’altro. Sembravano uno strano picchetto di uno strano esercito d’occupazione.

Sul marciapiede opposto, una donna aveva appena aperto una scatola di legno che conteneva alcune dozzine di mele. La donna aveva al collo una piastrina con un numero, esattamente sul gargarozzo, e una targa di cartone con la scritta cieco, tutta in lettere maiuscole. A volte, quando le capitava di trovarsi ad un certo angolo con il sole, la piastrina acchiappava un raggio di luce ed emanava un lampo d’argento, come un diamante di latta. La scritta sul cartone aveva le dimensioni di una notizia di guerra.

La donna indossava una cuffia di lana nera, un maglione nero, una gonna nera, un paio di calze grigie e un paio di scarpe nere. C’era qualcosa di crudelmente economico in questa assenza di colori. Era come se la cecità li avesse resi un bene superfluo.

Una volta uno dei lustrascarpe sviluppò sensibilità commerciali e attraversò la strada. Gli era venuta l’idea di scambiare due hoecake arcaici con quattro mele della donna.

Il baratto andò avanti per alcuni minuti, con una certa difficoltà. La donna osservò a lungo gli hoecake con un occhio quasi chiuso e l’altro che guardava altrove. La sua faccia da donna cieca era contratta, sospettosa.

“C’hanno spuzza dai lucidi da scarpa,” disse.”

In un attimo il giovane lustrascarpe perse la sua felicità. “Cosa?” esclamò.

“C’hanno spuzza dai lucidi,” ripeté la donna.

Il lustrascarpe annusò i due hoecake. Disse: “Va’ che non c’è spuzza.”

Ma la donna fu risoluta. Ragionava come un mercante di bestiame. Il valore della merce era ormai compromesso.

“Magari ti do due mele,” propose.

Il lustrascarpe abbassò le spalle di colpo. Sbuffò. “Oh, andiamo, Meg!” Diverse volte si voltò a guardare angosciosamente la sua scatola di sapone, sul lato opposto della strada.

Seguì una contrattazione spasmodica in una lingua strana.

Finalmente la donna acconsentì a dare quattro mele per dieci centesimi. Il giovane lustrascarpe si lamentò come un lamentatore professionista. Cominciò a dire che non c’era più l’onestà di una volta; e che il mondo ormai era pieno di persone avide; e che tutti pensavano solo a fare soldi; e che due mele erano peste da una parte. Proprio in un mondo pieno di truffatori doveva capitargli di vivere? Dichiarò infine per certo che non gli sarebbe mai più passato per la testa di attraversare la strada e comprare quattro mele.

Il lustrascarpe marciò risolutamente verso la sua cassetta di sapone con l’unica tasca del cappotto gonfia di mele e gli hoecake che sapevano di lucido da scarpe sotto il cappello. A metà della strada, incrociando il calesse di un macellaio, si lamentò a voce alta perché aveva perso due clienti di rango. Due giovani del suo stesso ramo d’affari, che avevano seguito la scena, stavano ridendo ricurvi sulle loro cassette di sapone.

Liddell pensò che a quel punto il lustrascarpe si sarebbe prodotto in un gesto molto evidente; forse in una vendetta verso la donna cieca. Invece il giovane mangiò due mele, fece alcune lustrate frenetiche, sorrise per tutto il tempo, e fu chiaramente pago della felicità dei suoi affari e dell’umanità in generale.

Proprio in quel momento, Liddell passò sotto uno degli archi bianchi per andare a cercare le sue due zie.

In una vasta sala d’attesa, un gruppo di persone sedeva in una posa che sembrava indicare una malinconica carenza di riflessioni. Una targa all’ingresso avvertiva che si trattava della sala G. Sulla volta c’erano degli affreschi. C’erano sei sale oltre alla sala G, e la sala G non era diversa dalle altre; ma gli affreschi sulla sua volta avevano originalità.

Due donne erano impegnate in una discussione densa. Una di loro si era tolta il cappello e lo stava usando per metterci le mani. L’altra teneva l’ombrello sulle ginocchia. Le due donne erano sedute in modo che le loro ginocchia quasi si toccavano.

Quando Liddell si affacciò nella sala d’attesa, la donna con l’ombrello sulle ginocchia disse:

“Oh, ecco Liddell, Peggy.”

“Ecco Liddell, Candice,” replicò Peggy.

Candice sospirò. Anche Peggy sospirò. Cominciò una constatazione silenziosa dell’arrivo di Liddell. Poi Candice disse:

“Dio, Peggy, secondo me fa bene a dirglielo, prima o poi.”

“Quando sono arrivati, due anni fa, non erano così,” disse Peggy.

“Non può continuare così, Peggy.”

“Oh sì, che può, Candice.”

“Forse. Però non è giusto.”

“No, non è giusto, ovviamente. Però può.”

In quel momento, Liddell arrivò davanti alle due donne.

Seguì un generico interrogatorio sulle condizioni di tutti quelli che Liddell conosceva e di cui le due donne avevano un ricordo. Liddell rimase in piedi per tutto il tempo, le braccia docilmente appese alle spalle.

Le sue informazioni avevano l’apparenza blandamente rassicurante che hanno i dispacci di famiglia. Il giovane informò le sue due zie che Amie era caduta nel pozzo, e che Arnold aveva perso una scarpa nel fienile. Subito dopo, però, aggiunse che Amie non si era fatta nulla.

Riferì anche che Sal Moody aveva acquistato trecento acri di terreno, e attribuì rilevanza drammatica a questo fatto.

La zia Peggy disse di considerare un bene il fatto che qualcuno di nome Sal Moody avesse comprato trecento acri di terreno. Liddell, al contrario, disse che non era così, perché Sal Moody aveva comprato quel terreno per piantarci il mais. Allora le due donne furono leggermente confuse da tutte quelle notizie.

Finalmente Liddell annunciò che avrebbe fatto un giro attorno alla sala. Spiegò che avrebbe osservato gli affreschi del soffitto in quella maniera.

La sala era molto semplice. Non c’era che un affresco sul soffitto e un certo numero di panche di legno sul pavimento. Sulla parete di fondo c’era un orologio con una sola lancetta. Il ticchettio dell’orologio era distinto. Un piccolo numero di persone sollevava spesso lo sguardo per guardare l’orologio sulla parete di fondo.

Al termine delle osservazioni, Liddell si avvicinò alle due donne e disse:

“Io vado fuori a fare un giro.”

“Va a fare un giro, Peggy,” disse Candice.

Ci fu un attimo di silenzio mentre Liddell andava fuori dalla sala a fare il suo giro. Poi Peggy attaccò:

“No, Hetty Wallis non imparerà mai a stare con gli altri.”

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