Gli Indiani sotto le Foglie

cercatore

Enrico Sanna

Da Robertson, di Enrico Sanna.

Quattro cercatori erano seduti attorno ad un tavolo. Uno di loro aveva una mano sul ginocchio. Altri due uomini erano seduti ai lati del tavolino. Il quarto era sullo sfondo e sembrava che non gli importasse molto di essere in un saloon. Quello con la mano sul ginocchio voleva dire qualcosa.

“E tu dove c’hai lo sgavo?” chiese l’uomo in fondo al tavolino.

“Yellow Gulch,” disse il tipo di Boston.

“Conosco bene Yellow Gulch,” disse l’uomo in fondo. Era soddisfatto di dire così.

“Lascia perdere, Harry,” dissero i due uomini ai lati.

“No,” disse Harry. “Perché devo lasciarlo perdere?”

L’uomo in fondo al tavolino aveva due grandi occhi mansueti.

“Perché adesso dobbiamo andare,” dissero i due uomini ai lati.

L’uomo con la mano sul ginocchio si voltò verso Harry. Voleva dirgli qualcosa. Harry parlò prima.

“Gran bel posto, Yellow Gulch,” disse Harry. “Soltanto ch’è pieno d’indiani. Non è pieno d’indiani, Harrison?”

“Nella tua testa,” disse Harrison. Harrison era l’uomo con la mano sul ginocchio. “Perché non ci fai vedere gl’indiani che c’hai nella testa, Harry?”

Marlow diede le spalle al barman e allungò i gomiti sul bancone, dietro le spalle. Mise un piede sulla barra di ottone luccicante.

“Vivono sotto le foglie,” spiegò Harry. “Non li vedi mai perché vivono sotto le foglie. C’hanno anche le squaw e i papoose. C’hanno i cani. Un sacco di cani. Gl’indiani c’hanno sempre i cani, amico. Regolare, amico.”

“Io non ho mai visto indiani,” disse il tipo di Boston.

“Sono indiani buoni,” disse Harry. “Basta che non guardi sotto le foglie. Tu sai parlare nella lingua degli indiani?”

Il tipo di Boston soffiò sulla birra per allontanare la schiuma. Bevve mezzo bicchiere. Adesso aveva sete. Non aveva veramente sete quando era arrivato a Clark Springs. Lo zaino gli aveva fatto venire la sete.

“No,” disse.

“Perché non finisci la birra, Harry?” dissero i due uomini ai lati del tavolino.

Marlow sviluppò un grande interesse per l’uomo che aveva visto gli indiani sotto le foglie. La mandibola gli andò giù. Il prospettore era divertito e trattenuto.

“Fagli vedere la testa con le squaw, Harry,” disse l’uomo con una mano sul ginocchio.

“Adesso ti metti anche tu,” sussurrarono i due ai lati.

“Più tardi, Harrison,” disse Harry, e tornò a parlare con il tipo di Boston. “Ti sembra strano che parlo così?”

“No,” disse il tipo di Boston.

“Il fatto è che… com’hai detto che ti chiami, amico?”

“Bill,” disse il tipo di Boston.

“Il fatto, Bill, è che sono fuori di testa. Anche tu sei fuori di testa, Bill?”

“Non ancora,” disse il tipo di Boston.

Harrison cominciò a tremare. Tra poco sarebbe scoppiato a ridere. Lui non voleva ridere e allora tremava. Era grande e tremava tutto. Doveva avere la forza di un alce per trattenersi in quel modo. Tremava sul serio. Questo doveva procurargli una certa sofferenza.

“Perché non finisci la birra, Harry?” dissero i due uomini ai lati.

Harry prese il bicchiere con la birra e bevve molto lentamente. Passò la manica sulle labbra. “La birra ti fa bene,” dissero i due ai lati. Harrison smise di tremare all’improvviso. Si massaggiò sotto la mandibola. Gli era venuto il sudore a perline che sembravano di vetro.

Marlow continuò a guardare Harry in fondo al tavolino. I suoi gomiti non erano più sul bancone. Il prospettore era allegro. Gli piaceva sentire Harry che parlava degli indiani di Yellow Gulch. Si vedeva che avrebbe voluto dire qualcosa di molto divertente. Guardava Harry e guardava Marlow. Non disse mai nulla.

Il cercatore d’oro chiamato Harrison andò vicino al bancone.

“È da molto che siete andati via da Yellow Gulch?” chiese il tipo di Boston.

“Non ho idea di dov’è Yellow Gulch,” disse Harrison.

“Mi era sembrato di sì. Il tuo amico ha parlato di Yellow Gulch.”

“Lui è fuori di testa,” disse Harrison di Harry.

Harry stava bevendo la birra in silenzio. Teneva il bicchiere con tutte e due le mani. Beveva a sorsi insignificanti mentre gli altri due ai lati del tavolino si dicevano frasi molto brevi con la voce molto bassa.

“Non stai scherzando?” chiese il tipo di Boston al cercatore d’oro chiamato Harrison.

“L’altro giorno ha cominciato a dire che c’erano indiani sotto le foglie. Era divertente. Sai di quelle cose che uno dice quando è allegro? Abbiamo pensato che era allegro. Poi Arnold ha detto che aveva bevuto, così non c’abbiamo fatto caso più. Arnold è quello seduto a sinistra. Ma poi ha continuato a dire che c’erano indiani e indiani e indiani e che erano sotto le foglie e che c’avevano le squaw e i papoose e i cani e quella roba lì. Non potevi neanche camminare sulle foglie altrimenti gli indiani si accorgevano di noi. È andato fuori di testa, capito?”

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