Al Sodo

sparetime

Di Enrico Sanna

I, Pencil (Io, la Matita) è un libro di Leonard Read. In un certo senso, il libro appartiene a quel genere neo-didascalico che va forte negli Stati Uniti fin dai tempi di Benjamin Jackson. Sotto forma di narrazione, spiega la complessità del procedimento che occorre per fabbricare una matita.

Occorrono materie prime di diversa provenienza, dice Read. Materie prime che spesso richiedono trasporti lunghissimi, anche da un continente all’altro. E occorrono strumenti molto diversi tra loro per lavorare le singole materie prime, e poi per assemblarle. Read non lo dice, ma nella manifattura di una matita c’entrano anche le guerre, che sono l’unico elemento di cui la matita, e il genere umano, può fare a meno. Infine, occorrono conoscenze particolari per ogni fase del processo.

Il libro spiega tutto di una matita, tranne una cosa: a cosa serve una matita?

L’autore non si chiede perché qualcuno dovrebbe avere bisogno di una matita. Allora lo faccio io. A meno che uno non ne faccia collezione, una matita serve per scrivere, disegnare, o comunque lasciare segni visibili su una superficie, segni che comunicano qualcosa. In breve, diciamo che serve per scrivere. Bene. Ma ho bisogno di una matita? Voglio dire, ho bisogno di quell’affare che si trova in vendita in cartoleria, di legno, con un’anima di grafite, ricoperto di lacca, e così via, o posso usare qualcos’altro?

Posso usare qualcos’altro.

Un pezzo di piombo, ad esempio. In passato, si usavano stecche di piombo per scrivere. Soprattutto per prendere appunti, come si fa oggi con la matita. Non serve avere piombo puro. Si può usare un pezzo di galena, che si trova in natura già bell’e pronta. Quando ero piccolo, facevamo collezione di queste pietre che avevano residui di galena. Noi credevamo che fosse argento.

Ma si può usare anche un pezzo di carbone. Un pezzo di carbone è facile da ottenere. Molto più della galena, che si trova solo dove il buon Dio l’ha seminata. Basta bruciare un pezzo di legno. O attendere che sia la natura a farlo. Un lampo, ad esempio, o un incendio spontaneo. Un po’ più difficile è trovare un pezzo di gesso e una lastra d’ardesia. È vero che entrambi si trovano in natura, ma non dappertutto.

Se si vuole scrivere qualcosa, si possono usare strumenti che vanno dall’eccessivamente complicato, come il computer, al semplicissimo, come il nulla. Secondo la tradizione, Omero era cieco. Non scrisse mai l’Iliade. La compose mentalmente e la cantò, verso dopo verso. E probabilmente non fu l’unico a farlo. Intere civiltà sono state costruite così. Senza matite e senza computer.

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...