Storia del Cioccolato

cacao

[Di Carlos Azcoytia. Originale pubblicato su historiacocina.com il 19 dicembre 2014 con il titolo Historia del Chocolate. Traduzione di Enrico Sanna.]

Articolo dedicato a Fatima, a cui devo molto, che ama il caffè, il cioccolato e la Coca Cola, e che mi insegna tante cose che mi servono a sopravvivere.

Quando abbiamo iniziato la ricerca sulla storia di questo alimento siamo rimasti sbalorditi, nonostante la sua recente scoperta, dalla quantità di citazioni sparse in tutto il mondo. In appena cinquecento anni sono stati scritti trattati, sono state emanate numerose leggi, e il cacao è oggetto di commercio diffuso, tanto che siamo stati costretti a filtrare, più di quanto non avremmo voluto, le informazioni che ora trattiamo. Sorprende anche vedere che su internet, anche su siti di esperti e produttori di questo alimento completo, c’è una carenza di dati quando si parla della sua storia, della sua introduzione in Europa e della sua evoluzione secondo i gusti e i momenti: solo brevi riferimenti, a volte sbagliati, e sfacciatamente copiati a vicenda, dal che si deduce che è più facile copiare che fare ricerca. Ci sorprende vedere queste cose nella realtà, come nel caso dell’articolo sulla storia della forchetta. Si tratta di esseri miserabili che vivono del lavoro svolto da altri e che sono protetti dalla mancanza di una legislazione globale sui diritti d’autore, per cui non ci sorprenderemmo se tra non molto dovessimo vedere anche questo articolo riprodotto.

Cominciamo senza esitare a raccontare la storia di questo alimento al quale tanto deve l’umanità e che, come tanti altri, dobbiamo al Nuovo Mondo.

La Leggenda

Texcatlipoca, dio di origine nahua, rappresenta la divinità suprema, quella che dà la vita e la morte, e alla quale si offrivano i cuori palpitanti estratti dalle giovani vittime ancora vive. All’opposto il benevolo Quetzalcoatl, ‘il Serpente Piumato’, antico dio tolteca apportatore di cultura che dopo una lotta tremenda cacciò via Texcatlipoca costringendolo a rifugiarsi oltre l’oceano, nelle terre di Tlapallán. Quetzalcoatl, il grande coltivatore del Paradiso, situato dalle parti di Tula nel Messico settentrionale, insegnò agli uomini l’agricoltura, l’astronomia, la medicina e le arti.

In questo paradiso le pannocchie di mais erano così grandi che due braccia non bastavano a prenderle, e il cotone spuntava sulle piante già del colore voluto. Insomma, l’origine del mondo secondo la religione è molto simile alla tradizione giudaico-cristiana: c’è un paradiso e anche un diluvio universale. Questo dio lasciò agli uomini, come regalo preziosissimo, la pianta del cacao.

La Storia

Il frutto del cacao nel regno dei maya arrivò ad essere usato come moneta, ed era usato per commerciare in tutto l’impero azteco; non possiamo avventurarci a fare speculazioni sulle sue origini, così ci limiteremo alle testimonianze scritte di cui disponiamo, che sono unicamente quelle lasciate dagli spagnoli.

Il primo europeo ad avere notizia di questo frutto fu Cristoforo Colombo durante il suo quarto viaggio (1502), mentre si trovava sulle coste della isola di Pinos con un’imbarcazione indigena condotta da ventiquattro rematori. Questi ultimi salirono sulla nave di Colombo con mercanzie a quei tempi sconosciute: tele pregiate, oggetti di rame e una sorta di mandorla usata come moneta e con la quale si preparava una bevanda.

Ma i primi a provarlo, e quelli che davvero gli diedero il valore che ha ancora oggi, furono gli uomini di Hernán Cortés. Di questi rimane la prima testimonianza, datata 30 ottobre 1520, in una lettera indirizzata a Carlos V: “Ho chiesto al suddetto Moctezuma che quella provincia di Malinaltebeuqe facesse fare un’istanza a nome di vostra maestà; lui fu così scrupoloso che due mesi dopo la mia richiesta erano seminate settanta hanegas (unità di misura pari a circa 5,5 litri, es) di mais, dieci di fagioli e duemila piedi di cacap (sic).”

A partire da questo momento compaiono centinaia, se non migliaia, di relazioni sul cioccolato; ma ce n’è una che ci sorprende per il fatto che contiene una ‘piccola lezione morale’, soprattutto se si considera che viene da quegli uomini che andarono in quelle terre a sfruttare e rubare tutto quello che poterono. Ci riferiamo ad una citazione di Pedro Mártir de Angleria, che dice così: “Beata moneta! Non è solo una bevanda salutare e deliziosa, ma serve anche a combattere l’avarizia perché non si può conservare a lungo.”

Per farci un’idea del valore di questa moneta, diciamo che uno schiavo valeva cento chicchi di cacao; dal che deduciamo che Cortés, con l’orto regalatogli da Moctezuma, possedesse una banca o una zecca.

Secondo il Diccionario de Autoridades (primo dizionario spagnolo edito dalla Real Academia Española, es), questa pianta che fa ombra al cacaotero (piantagione di cacao, es) si chiama Athyna.

Origine del Nome

I termini cacao e cioccolato appartengono indubbiamente all’antica lingua messicana castiglianizzata, ma non tutti sono d’accordo sulla genesi delle parole; secondo Augusto Malaret, nel suo Diccionario de Americanismos pubblicato a Porto Rico, choco significa cacao e ati acqua, da cui il nome chocolate (cioccolato, es).

C’è chi dice che chocolate derivi dall’azteco xocoati, che a sua volta deriva da xococ, che significa aspro, e ati, che significa acqua; altri ancora sostengono invece che la parola sia formata da chokol, che in maya vuol dire calda, a che significa acqua, e ti che è un suffisso azteco.

Per ultimo citiamo lo scienziato Corominas, secondo il quale cacao viene da kakawa, elemento radicale di kakawati, che significa chicco di cacao in lingua nahuatl, mentre chocolate deriva dall’azteco cochoti che significa ceiba (pianta delle bombacaceae che si mescolava al cacao), kakawa e il suffisso ati.

Grazie a Corominas e alle sue ricerche sappiamo che la parola cacao fu registrata per iscritto per la prima volta nel 1535 da Fernández de Oviedo; la prima attestazione della parola chocolate, invece, risale al 1580 ad opera di Francisco Hernando e al 1590 ad opera di Acosta.

Moctezuma e il Cioccolato

Le prime informazioni sulla bevanda che si estrae dal cacao le dobbiamo a Bernal Díaz del Castillo, cronista della conquista di Cortés, dal suo primo incontro con la bevanda a Quiaviztlán ai banchetti dati da Moctezuma in persona.

I cronisti Díaz del Castillo, José María de Heredia, Solís e Fernández del Oviedo parlano delle qualità afrodisiache del cioccolato. Questo è tratto da una relazione di del Castillo: “Portavano, come se fosse in coppe di oro fino, una certa bevanda fatta dal cacao stesso; dicevano che serviva come eccitante con le donne, e dunque noi non ci facemmo caso; ma poi portarono cinquanta grandi boccali pieni di buon cacao spumoso, e di quello ne bevetti, e le donne lo servirono da bere come se fosse un grande omaggio.

Durante il pasto il re si divertiva a guardare spettacoli offerti da indios nani o storpi, e se la rappresentazione era di suo gradimento regalava loro qualche boccale di cacao. Bisogna sapere, però, che questo cioccolato che si beveva nella corte di Moctezuma era molto diverso da quello che si beve oggi; era addolcito con miele, visto che lo zucchero non si usò se non quando arrivò dalle Canarie. Vedere anche il nostro articolo dedicato allo zucchero.

Al cioccolato che beveva Moctezuma si aggiungeva il miele, come abbiamo visto, ma anche tutta una serie di spezie e sostanze eccitanti, non solo per migliorare il sapore amaro, ma anche per conferirgli poteri afrodisiaci. Si univa la vaniglia, il pepe, il macazuchil, e si beveva in gusci di tartaruga. Il popolo, come sempre, doveva accontentarsi di miscelarlo con farina di mais.

Nonostante il sapore forte, agli spagnoli piaceva, soprattutto per via delle sue proprietà toniche, tanto che Cortés scrisse così in una delle sue lettere all’imperatore: “Una sola tazza basta a dare al soldato la forza che necessita per camminare un giorno intero senza bisogno di prendere alcun altro alimento.

Fin qui, la storia del cioccolato in America. In un prossimo articolo, la fase europea fino alle praline del Belgio.

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