Piazza Pascoli

Di Enrico Sanna

piazza pascoli

Piazza Pascoli è nel cuore di San Benedetto. Lo so che si chiama piazza Michelangelo, ma io la chiamerò sempre piazza Pascoli. Così. Per spirito anarchico.

Quando non eravamo ai chimici eravamo a piazza Pascoli. Il suo sottotitolo era: Francesco, Giuseppe, chitarra, Rita, Valter, Sandrina, Valeria, panchina, la gamba di lato, bacetto, mi viene il culo a righe, amore mi fai perdere l’uno, chissenefrega.

La chiamavamo piazza Pascoli per brevità.

Quando uscivamo da scuola, o quando facevamo vela (a Roma si dice sega), andavamo in piazza Pascoli. Ci sono gli alberi, i muretti bassi e le panchine. A volte Francesco portava la chitarra. Ci divertivamo.

A volte nasceva un amore. A volte no. A volte c’era qualcuno che si prendeva un calcio in culo da una ragazza. Metaforicamente parlando.

C’era un giovane quindicenne che veniva dalla provincia. Ogni giorno andava a Cagliari in treno. Di quei treni dei pendolari, iperaffollatti. Viaggiava con due ragazze, F e P. F e P erano sorelle. Avevano i capelli ricci, erano morettine, molto carine.

Questo ragazzo era molto timido, soprattutto con le ragazze. Le due sorelle erano più grandi di lui. Tutti e tre erano molto amici.

Una volta, in treno, F prese un quaderno, lo arrotolò a mo’ di cannocchiale, e lo puntò verso questo ragazzo. Disse:

“Vedo… Vedo… Ooh, un bel ragazzo carino e simpatico!”

Non sto a dire tutti i momenti che sono trascorsi tra questa ragazza e il ragazzo quindicenne. Lei aveva due occhi sardi. Era molto bella. Molto dolce. E molto determinata. Guai a mancarle di rispetto. La società sarda è molto matriarcale.

Torniamo a piazza Pascoli. Una mattina, prima di entrare a scuola, lui trova, inspiegabilmente, il coraggio di dirle cosa provava per lei. Lei volta la faccia dall’altra parte e gli dice:

“Ma non l’hai ancora capito che ho già il ragazzo?”

Lui non dice nulla. Va a scuola con la coda tra le gambe. Il mondo gli crolla addosso, come si suol dire. Passa le sei ore di lezione accasciato sul banco, la testa tra le braccia. Nessuno dei professori e delle professoresse osa dire nulla.

Poi lui ha dimenticato lei. Nel senso che se ne è fatto una ragione. Hanno continuato a frequentarsi. Viaggiavano in treno insieme. Si parlavano poco. Poi le due sorelle hanno smesso di frequentare Cagliari e lui non le ha più viste.

Oggi questo ex giovane scherza su quel fatto. Ma allora ci sofferse per tre giorni. Il fatto è che gli amori mancati a volte possono essere molto più belli di quelli vissuti. Basta lasciar passare qualche anno.

Forse l’avete già capito. Quel giovane ero io.

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