L’Anarchia Feudale

Di Guglielmo Piombini

medioevo_livre_dore

Quasi senza eccezioni, tutti i maggiori indagatori della storia economica europea sono giunti ad individuare nelle condizioni politiche pressoché uniche che il vecchio continente sperimentò durante il Medioevo le ragioni del “miracolo europeo”, cioè di quel processo di fenomenale progresso culturale, scientifico, economico e tecnologico che ha permesso a questa piccola estremità del continente eurasiatico di surclassare ogni altra civiltà e di arrivare, agli inizi del XX secolo, a dominare quasi interamente il pianeta.

L’anarchia feudale. (clicca per ingrandire)

L’anarchia feudale. (clicca per ingrandire)

Eppure, secondo le convinzioni oggi dominanti nel dibattito politico, mille anni fa la situazione europea doveva sembrare quasi senza speranza. L’Europa era divisa infatti tra centinaia di principati locali senza un governo unificante, senza una moneta comune e senza una lingua comune. Se un uomo politico di oggi avesse dovuto indovinare il luogo di nascita della rivoluzione industriale, molto difficilmente avrebbe preso in considerazione l’Europa. La Cina, con un governo unitario e un sistema legale uniforme, sarebbe stata considerata probabilmente il luogo più favorevole alla nascita di una rivoluzione scientifica e industriale. E invece lo sviluppo economico capitalistico non nacque nell’ordinato ambiente cinese, ma in quello considerato ‘caotico’ dell’Europa. Proprio gli aspetti della vita medievale oggi disapprovati furono necessari per il decollo dell’economia, che ebbe la possibilità di fiorire liberamente. Il sistema centralizzato cinese mandò invece in cortocircuito il processo spontaneo di scoperta.

La situazione di uniformità politica, in Cina, era tale che la decisione di un despota poteva cambiare o bloccare per sempre uno sviluppo promettente della tecnologia, come la produzione industriale del ferro, il commercio con l’esterno e la navigazione oceanica; oppure impedire a un’utile invenzione (la stampa, l’artiglieria, gli orologi meccanici nel Cinquecento; la ferrovia o il telegrafo, nell’Ottocento) di mettere radici e diffondersi sul suolo cinese. I mandarini di corte ritenevano che qualsiasi contatto con l’esterno potesse destabilizzare l’ordine sociale. I cinesi si rinchiusero in un isolazionismo disastroso, e quando nel XIX secolo entrarono in contatto con gli inglesi, il divario era divenuto abissale, al punto che l’impero cinese subì continue umiliazioni dalle potenze europee.

Un bel contrasto con il desiderio frenetico dell’Occidente medievale di adottare le tecnologie adottate altrove. Il medioevo europeo fece incetta di innovazioni provenienti da tutto il mondo, migliorandole sempre in maniera significativa. In Europa, se una scoperta o un’invenzione erano rifiutati da un’istituzione o da un’autorità, ve n’era comunque un’altra pronta a vagliarla ed eventualmente a farla propria. Si pensi, innanzi tutto, ai problemi militari. Costantemente minacciati dai loro rivali, i sovrani europei hanno dovuto aggiornarsi di continuo sugli sviluppi che avvenivano in questo campo, pena la disfatta e la perdita del potere. La concorrenza politica e militare è stata un notevole stimolo a tenere i propri armamenti sempre al passo con i tempi, fino al punto in cui questa eccezionale potenza bellica ha potuto riversarsi verso l’esterno.

Anche la storia di Colombo illustra l’importanza della disunità politica nel progresso dell’Europa. Se tutta l’Europa fosse stata governata da un imperatore, un unico rifiuto avrebbe significato che Colombo non sarebbe mai salpato verso ovest. Al contrario, Colombo poté esporre il proprio piano a diversi sovrani (portoghese, inglese, spagnolo) e la competizione con gli altri re sembra aver influenzato la regina di Spagna Isabella facendole cambiare idea. In Europa, se un’opera non era gradita a un’autorità, poteva sempre essere pubblicata altrove; al contrario, nell’impero ottomano il sultano riuscì per secoli a imporre il divieto della stampa a caratteri mobili, che arrivò per la prima volta in Egitto nel 1798 con i francesi. «Nessuno mai – ha scritto Jared Diamond – in Europa poté spegnere la luce».

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...