Assimilazione e Disassimilazione

Di Immanuel Velikovski

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Non solo ogni atto di assimilazione richiama un processo contrario, in cui l’assimilato cerca a sua volta di assimilare (la lotta tra queste due tendenze è un’immagine di ciò che avviene universalmente), ma approfondendo l’analisi riconosciamo che lo stesso processo è allo stesso tempo un processo di disassimilazione. Noi spieghiamo questa curiosa contraddizione nel modo seguente.

Quando una persona fa un discorso ispirato che influisce sulla psiche di chi ascolta, allora si può dire che l’oratore ha reso i suoi ascoltatori, almeno fino ad un certo punto, simili a lui, ovvero li ha assimilati. Ma mentre ogni ascoltatore passa attraverso un processo in cui l’oratore e il suo pensiero finiscono per diventare come l’ascoltatore, è l’oratore ad essere assimilato a sua volta.

Proviamo a guardare la cosa da un punto di vista diverso. L’ascoltatore è preda delle emozioni che emanano dall’oratore, emozioni che assimila nella sua psiche, nel suo cervello. E anche in quei casi, come ad esempio sotto ipnosi, in cui l’attenzione dell’ascoltatore è completamente passiva, anche allora è sempre lui, l’ascoltatore, ad essere assimilato.

Allo stesso modo, la vista e la contemplazione di uno spettacolo della natura esercita un’influenza sulla psiche di chi guarda. Raggi di luce colorata eccitano il cervello e si convertono in energia psichica, in tracce nella memoria.

Dunque è lo spettacolo della natura che influenza l’osservatore, che forma la sua psiche, e che lo assimila, ovvero lo rende simile, alla sua immagine.

Uno scultore sta lavorando ad una pietra. Modella la pietra secondo il suo ideale interiore. La pietra si adatta alla forma che fino ad un attimo prima viveva nella mente dello scultore. Chi ha assimilato chi?

Ma c’è anche un secondo processo di assimilazione reciproca. La pietra, seguendo la sua natura, si oppone allo scultore che vuole cambiarne la forma, e lo costringe a superare ostacoli; questi ostacoli lasciano un’impressione nel corpo dello scultore, impressione legata alla sua natura e al suo carattere di base. Anche qui, chi ha assimilato chi?

Da queste osservazioni, così come dalla nostra comprensione dell’immortalità, appare chiaramente un’immagine di interazioni e aggregati, di una unità alla base di tutto ciò che esiste.

In senso assoluto l’esistenza individuale non esiste; tutto diventa bene comune, e nessuno possiede nulla. Nel processo di assimilazione, ogni cosa procede circolarmente dalla pietra all’anima, ogni cosa agisce reciprocamente, ogni cosa è posseduta reciprocamente, per l’eternità.

L’uomo non può dire di qualcosa “questo è mio”. Non delle sue cose, non del suo corpo, non dei suoi pensieri.

Tutto si muove in circolo e ogni cosa fluisce nell’altra, e tutto vuole plasmare tutto il resto, e lasciare qualcosa di sé in ciò che ha plasmato. Plasmato e plasmante diventano una sola cosa. Noi chiamiamo questo fenomeno introgenesi.

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