Il Male

Di Enrico Sanna

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Io sono il Male. Vado, vengo. Mi vogliono in tutto il mondo. C’è grande richiesta di me. C’è grande richiesta delle mie prestazioni. C’è sempre un gran daffare. Per il Male.

Sono un tipo sopraffino. Sono elegante e educato. La camicia stirata ad arte. Il pantalone che ti casca ch’è un balsamo per l’occhio. Provengo dalle migliori scuole di comportamento. Discendo da una famiglia selezionata. Antica. Benvoluta. La famiglia del Male.

Io libero. Liberi chi? Libero chiunque. E da che? Da qualunque cosa. Fate voi. L’importante è che io libero. La gente ama essere liberata. Io corro in aiuto di chi soffre. E se non soffre l’aiuto. A soffrire, s’intende. Cos’altro, sennò?

E poi accorro. Accorro sempre. Prendo questo da qua e lo metto di là. E poi prendo quello da là e lo metto di qua. Sempre un gran daffare. Ma è un piacere. È un piacere, un gran piacere, liberare. Non si dice “liberaci, o Male, dal Signore, amen”? Liberare è, come dire?, l’interesse principale del Male. La sua unica ragione di vita. O di morte. Fate voi.

E dopo aver liberato qualcuno mi siedo e tesso. Tesso la mia tela. La mia grande tela. La tela di ragno. Sono o non sono ingegnoso? E sopraffino pure.

Pensate che una volta c’era questa famiglia che avevo appena liberato. Beati. Tranquilli. Benedetto il Male, dicevano. Ma poi, com’è e come non è, ecco che si sciolgono i fili che avevano ai polsi. Fili che avevo messo io. Perché non sai mai quanto uno può farsi male senza i fili. Senza il Male. E allora, pumfete!, non ti cascano giù? Fortuna che c’era la mia tela. La mia tela di ragno. Pensate ad un mondo senza la mia tela. Pensate ai pericoli. Senza il Male.

Bè, adesso vado. Un importante appuntamento. Per quelli come me non c’è posa. Credo che si tratti di una missione da compiere. O più semplicemente di una consulenza. C’è molta richiesta di queste cose. Cosa sarebbe il mondo senza il Male? La gente si annoierebbe.

Qualche tempo fa, per dire, c’era questo tipo francese un po’ giù. Le cose in Europa vanno giù se non ci stai appresso. Così gli ho ravvivato la vita. Un raggio di sole. Il sole del Male. Una cosetta. Roba da nulla. Ad essere sinceri, e ve lo dico in confidenza, ho mandato mio fratello minore. Anche lui non è male. Il sangue non è acqua, dopotutto. Il sangue del Male.

Questo che vedete è il pantheon di famiglia. Il pantheon del Male. Quello lì, ad esempio, è mio bisnonno. Nel 1898 liberò i cubani. Li liberò dagli spagnoli. E anche i filippini. Poveretti. Cosa avrebbero fatto senza il Male? Quello lassù, invece, è mio nonno che libera i coreani. Lavoro a metà. Prima o poi dovrò riprenderlo. E questo è mio zio in Vietnam. E poi suo fratello in Cambogia. I Flic e Floc del Male. Questi infine sono ricordi minori. Panama, Nicaragua, Kosovo. Ma sempre cari. Ogni tanto bisogna fare qualcosa. Sennò uno perde l’allenamento. O si annoia.

Adesso vado. Ultimamente c’è questa richiesta mia… umm… vediamo… Oh sì, in Ucraina. Uno di quei luoghi sabbiosi dalle parti del Medio Oriente. No? Oh che buffo! Che ridere! Faccio sempre confusione. Ma tanto che importa? Dopotutto, non è forse vero che uno vale l’altro?

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