Assimilazione

Di Immanuel Velikovski

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Ogni essere vivente cerca di trasformare in se stesso, almeno finché gli è possibile, tutto ciò che è alla sua portata.

Guardiamo ad esempio la vita e l’attività di ogni essere vivente: è alla ricerca costante di sostanze nutritive, così da trasformare nutrimento solido e liquido in parti del suo corpo; respira, in modo poter assimilare nel suo corpo tutto quello di utile l’aria contiene; i suoi bisogni si rinnovano continuamente perché questa tendenza alla vita rappresenta la vita in sé.

Questo è un istinto primordiale. Noi lo chiamiamo istinto di assimilazione, o istinto assimilativo.

Questa affermazione di sé rappresenta un istinto di assimilazione non solo in senso ontogenetico, ma anche in senso filogenetico.

Tutto ciò che è vivente cerca di ricreare le proprie sembianze dal tutto universale servendosi del proprio suo seme, così da modellare ogni cosa secondo la propria immagine.

Un chicco di grano fa le radici perché così può dare origine ad un nuovo chicco di grano prendendo qualcosa dalla terra, dalla luce del sole, dalla pioggia e dall’aria. Il corallo cerca di trasformare interi oceani in isole coralline. Sfruttando il lento sviluppo della crosta terrestre, un cristallo cerca di modificare tutto ciò che lo circonda per trasformarlo in cristalli.

Il seme dell’uomo si fa strada a forza nel corpo della donna e la costringe a nutrire le sembianze dell’uomo con il proprio sangue. Il principio vitale che si nasconde in lei, a sua volta, le permette di modellare il seme secondo le proprie fattezze. Il risultato è la lotta tra due istinti di assimilazione. Le qualità intrinseche di entrambi si trovano legate strettamente tra loro nella nuova creatura. L’istinto di assimilazione dei genitori continua a lottare nel bambino.

Procreare, cibarsi, bere, istruire, apprendere, respirare, creare: tutti questi sono processi assimilativi. La lotta per l’assimilazione richiede il consumo di energie ed è qui che si generano le condizioni che portano alla morte. Questa lotta si riduce a livelli minimi durante l’anabiosi, come il letargo. È come una tregua durante una guerra. La morte non è altro che la resa al potere di assimilazione del mondo esterno. La morte rappresenta una perdita enorme di energia assimilatrice. Ma il corpo lotta per la sua assimilazione anche durante il processo di decomposizione.

Tutto ciò che viene assimilato cerca a sua volta di assimilare. Nella carne dell’animale trasformato in cibo pulsa ancora il potere assimilativo del suo corpo.

Ciò che spinge all’assimilazione è una forma di energia. Tutte le energie del mondo rappresentano poteri di assimilazione: si diffondono al fine di trapiantare tutto l’esistente nel proprio essere.

Questo è proprio tanto del calore quanto dell’elettricità. Si dice che un corpo perde energia vitale quando il suo potere assimilativo è inferiore al potere assimilativo durante le fasi precedenti la vita.

L’impulso che spinge all’assimilazione come forma di energia ha il suo ruolo nell’insieme delle energie. L’arsenico, ad esempio, incrementa il potere di assimilazione di un corpo.

Durante una depressione l’istinto di assimilazione si indebolisce. È per questo che le persone depresse rifiutano il cibo, vivono in condizioni di inedia, stanno immobili, cadono in uno stato di stupore, e si tolgono la vita. Lo stato maniacale della psicosi maniaco-depressiva è un tentativo di strappare via l’impulso vitale che spinge all’assimilazione: una persona che sente di essere in pericolo perché da un momento all’altro potrebbe essere spazzato via da un’inondazione produce il massimo turbamento fisico.

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