La Preghiera di Guerra

Di Mark Twain

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Nel 1904 Mark Twain mandò questo racconto alla rivista Harper’s Bazaar, che si rifiutò di pubblicarlo considerandolo troppo radicale e inadatto ad una rivista femminile. Amici e famigliari di Twain gli consigliarono di non pubblicarlo, e lui diede istruzioni perché fosse pubblicato dopo la sua morte, dicendo: “Solo ai morti è permesso dire la verità”. Alla fine fu pubblicato nel 1916 da Albert Bigelow Paine in Mark Twain: una biografia, quando lo scoppio della prima guerra mondiale lo rese più appropriato. Anche la prima edizione completa fu pubblicata da Paine (Albert Bigelow Paine’s anthology, Europe and Elsewhere, 1923). Mark Twain è morto nel 1910. (Preso da Wikipedia versione spagnola)

Erano tempi colmi di un’eccitazione grande ed esaltante. Il paese era in armi, la guerra era in corso, dentro ogni petto bruciava il fuoco sacro del patriottismo; rullavano i tamburi, suonavano le bande, schioccavano le pistole giocattolo, i mortaretti sibilavano e crepitavano; sotto una distesa di tetti e terrazze, mille mani facevano fluttuare una foresta di bandiere che brillavano sotto il sole; ogni giorno i giovani volontari marciavano giù per l’ampio viale allegri e eleganti nelle loro nuove uniformi, e fieri padri e madri e sorelle e fidanzate salutavano il loro passaggio con voci strozzate da felici emozioni; ogni sera i fedeli nella chiesa stracolma ascoltavano, ansanti, l’oratoria patriottica che scuoteva le profondità più profonde dei loro cuori e che loro spesso interrompevano con cicloni d’applausi, le lacrime che correvano giù per le guance; nelle chiese i pastori predicavano devozione alla bandiera e al paese e invocavano il Dio delle Battaglie, implorando il Suo aiuto alla nostra buona causa con fervida e straripante eloquenza che commuoveva tutti gli astanti.

Era certo un momento lieto e benigno, e la mezza dozzina di anime acide che osavano disapprovare la guerra ponendo in dubbio la sua giustezza erano redarguite con un tale rimprovero irato e severo che scomparivano rapidamente dalla vista e più non osavano offendere.

Arrivò la domenica mattina: il giorno dopo i battaglioni sarebbero partiti per il fronte; la chiesa era piena; i volontari erano presenti, le loro facce luminose di sogni marziali: visioni di severe avanzate, l’alta preparazione, la corsa alla carica, le sciabole scintillanti, la fuga del nemico, il tumulto, il fumo avviluppante, il feroce inseguimento, la resa!

Poi il ritorno a casa, eroi d’acciaio, accolti, adorati, sommersi da mari dorati di gloria! I volontari seduti accanto ai loro cari, fieri, felici, invidiati da vicini e amici privi di figli e fratelli da mandare ai campi dell’onore, verso la vittoria per la bandiera, o, cadendo, verso la più nobile tra le nobili morti. La messa proseguì; fu letto un capitolo di guerra dal Vecchio Testamento; fu intonata la prima preghiera; seguì il tuono dell’organo che scosse l’edificio, e in un unico gesto la folla esultò, con occhi lucidi e cuori pulsanti, ed eruttò la tremenda invocazione:

“Dio terribile! O Tu che comandi,

È tuono la Tua tromba, Folgore la Tua spada.”

Poi venne la preghiera “lunga”. Nessuno riusciva a ricordare un linguaggio altrettanto appassionato e implorante e commovente e bello. Il cuore di questa supplica era che il nostro Padre misericordioso e benigno avrebbe vegliato sui nostri giovani nobili soldati, e avrebbe donato loro aiuto, conforto e coraggio nella loro missione patriottica; e li avrebbe benedetti; e li avrebbe protetti in battaglia nel momento del pericolo, e li avrebbe tenuti nella Sua mano potente, e li avrebbe resi forti e fiduciosi, invincibili nel cimento di sangue; li avrebbe aiutati a schiacciare il male, e avrebbe dato loro e alla loro bandiera e alla loro patria onore e gloria imperituri…

Un vecchio sconosciuto entrò e passò a passi silenziosi e lenti lungo la navata centrale, gli occhi fissi sul sacerdote, il suo corpo alto avvolto in un panno lungo fino ai piedi, la testa nuda, i suoi capelli bianchi che scendevano sulle spalle in una cataratta schiumosa, il suo viso solcato e innaturalmente pallido, pallido fino all’orrore. Mentre gli occhi di tutti lo seguivano con meraviglia, andò per il suo cammino; ascese senza esitazione al fianco del predicatore e rimase lì in attesa. Il sacerdote, gli occhi chiusi, ignaro della sua presenza, proseguì con la sua preghiera commovente, e alla fine concluse con le parole di un fervido appello: “Benedici le nostre armi, dacci la vittoria, Oh nostro Signore e Dio, Padre e Protettore della nostra patria e della nostra bandiera!”

Lo sconosciuto toccò il suo braccio e gli fece cenno di farsi da parte – cosa che lo spaventato ministro fece – e andò al suo posto. Per un istante osservò l’udienza incantata con occhi solenni in cui bruciava una luce misteriosa; e con voce profonda disse:

“Vengo dal Trono, e porto a voi un messaggio da Dio Onnipotente.” Le parole colpirono l’edificio come un terremoto; se lo sconosciuto lo sentì, non ci fece caso. “Lui ha ascoltato le parole del Suo servitore il vostro pastore, e se questo è il vostro desiderio voi sarete accontentati dopo che io, il Suo messaggero, ve ne avrò illustrato il senso; ovvero, il suo senso profondo. Perché come tante altre preghiere dell’uomo, questa preghiera chiede più di quello che dicono le parole; a meno che uno non si fermi a riflettere. Il servitore di Dio e vostro servitore ha recitato la sua preghiera. Si è fermato a riflettere? La preghiera è una sola? No, sono due: quella detta e quella non detta. Entrambe sono arrivate alle orecchie di Colui che ascolta tutte le suppliche, dette e non dette. Pensateci; tenetelo a mente. Se imploranti chiedete una benedizione, state attenti! Perché allo stesso tempo e senza volerlo potreste invocare una maledizione sul vostro vicino. Se pregate perché arrivi la benedizione della pioggia sul vostro campo che ne ha bisogno, con questo atto è possibile che invochiate una maledizione sul campo del vicino che non ha bisogno della pioggia e potrebbe esserne danneggiato.

“Voi avete ascoltato la preghiera del vostro servitore; la parte proferita a parole. Io ho ricevuto l’incarico da Dio di dirvi a parole l’altra parte: quella che il pastore, e i vostri cuori con lui, ha recitato in silenzio. Per ignoranza e senza riflettere? Dio voglia che sia così! Voi avete ascoltato le parole che dicono ‘Dacci la vittoria, O nostro Signore e Dio.’ Questo è sufficiente. Tutta la preghiera che avete recitato è contenuta in queste parole pregnanti. Altre spiegazioni sono inutili. Quando avete pregato per ottenere la vittoria, avete pregato anche per tutte quelle cose che tacitamente vengono dopo la vittoria; che devono venire, non possono fare a meno di venire. Allo spirito di Dio il Padre che ascolta è giunta anche la parte non proferita della preghiera. Lui mi ordina di tradurla in parole. Ascoltate!

“Oh Signore e Padre nostro, i nostri giovani patrioti, idoli nei nostri cuori, partono per la battaglia: stai al loro fianco! Anche noi, con il nostro spirito, lasciamo la pace del nostro focolare per andare a colpire il nemico. Oh Signore, aiutaci a ridurre i loro soldati a brandelli sanguinanti con le nostre granate; aiutaci a coprire i loro campi ridenti con le forme pallide dei patrioti morti; aiutaci a coprire il tuono del loro cannoni con le urla dei loro feriti che si contorcono nel dolore; aiutaci a devastare le loro umili case con un uragano di fuoco; aiutaci a schiacciare il cuore delle loro oltraggiose vedove con un dolore implacabile; aiutaci a lasciarli senza un tetto, i loro piccoli costretti a vagare senza conforto tra la desolazione della loro terra, vestiti di stracci, affamati, assetati, scherniti dal sole fiammeggiante dell’estate e dal ghiaccio dell’inverno, lo spirito nello sconforto, spezzati dalla fatica, costretti ad implorarti per chiedere il rifugio della tomba che Tu negherai loro…

“Per il bene di noi che Ti adoriamo, Signore, schiaccia le loro speranze, rendi misere le loro vite, protrai il loro amaro pellegrinaggio, rendi pesanti i loro passi, annaffia la loro strada con le loro lacrime, macchia la neve bianca con il sangue dei loro piedi feriti!

“Noi lo chiediamo, nello spirito dell’amore, a Colui che è Sorgente di Amore, e Che è Rifugio Sempre Fedele e Amico di coloro che sono amaramente oltraggiati e cercano il Suo aiuto con cuore umile e contrito. Amen.”

(Il vecchio fece una pausa). “Questo è ciò che avete chiesto con la vostra preghiera; se lo desiderate ancora, parlate! Il messaggero dell’Altissimo è qui che aspetta.”

*****

Tempo dopo dissero che quest’uomo doveva essere un pazzo, perché non c’era alcun senso nelle sue parole.

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