Nigeria, il Posto più Felice al Mondo

Di Bim Adewunmi

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Bim AdewunmiNella sala arrivi dell’aeroporto internazionale Murtala Mohammed di Lagos c’è quel genere di umidità che è come un asciugamano caldo. Non appena te ne liberi, vedi l’enorme cartello che ti dà il benvenuto in Nigeria. Sotto il benvenuto, scritto in caratteri corsivi, c’è la scritta: “Il posto più felice al mondo!”

L’ultima volta che sono stata in Nigeria, il cartellone mi ha fatto ridere a crepapelle. Ora, però, c’è un sondaggio fatto a livello mondiale che lo conferma: secondo una ricerca fatta dalla Gallup in 53 paesi, i nigeriani hanno riscosso 70 punti quanto a ottimismo. Per contro, i britannici sono sprofondati in un pessimistico -44. Perché così musoni gli inglesi? E che cosa è che rende i nigeriani così felici?

Ad un primo sguardo, non è facile capirlo. la Nigeria è considerata un posto in cui la corruzione prospera. I giornali sono pieni di incredibili accuse contro politici corrotti, con cifre che fanno girare la testa: pare che l’ex amministratore delegato di Oceanic Bank, Cecilia Ibru, sia tra i peggiori. La violenza settaria è in crescita. Di recente, la vigilia di Natale, c’è stato un attentato nella città settentrionale di Jos. Ai nigeriani non sono state neanche risparmiate le guerre, la peggiore delle quali è la guerra d’indipendenza del Biafra, durata tre anni. E poi c’è la povertà più dura.

A coronare il tutto ci sono le frodi “419”, che sono chiamate così da un articolo del codice penale nigeriano: tutti quei “principi” che cercano di lavare i loro milioni nei vostri conti correnti, e che sono diventati uno dei beni nigeriani più esportati e più imbarazzanti.

Ma basta guardare più a fondo per accorgersi che l’ottimismo non è poi fuori luogo. L’economia nigeriana è la terza in Africa, ed è in crescita continua. C’è un dato statistico che viene ripetuto spesso: un africano su sei è nigeriano. Le Nazioni Unite stimano la popolazione in 154.729.000 abitanti. Incredibile, per una nazione grande due volte la California.

Anche in campo artistico la Nigeria è un gigante. Dalla musica di Fela Kuti e Tony Allen alle opere letterarie di Chinua Achebe, Cyprian Ekwensi e Ola Rotimi, per non dire del premio nobel Wole Soyinka. Le opere d’arte delle civiltà Nok e Yoruba, nonché della civiltà di Benin, sono famose in tutto il mondo per la complessità e la bellezza. E poi c’è il greggio, che fa della Nigeria il dodicesimo produttore di petrolio nel mondo.

Io sono britannica per nascita, ma nel 2009 ho ottenuto la doppia cittadinanza avendo vissuto con i miei genitori nigeriani in patria per gran parte degli anni novanta. Vivevo bene, e questo mi ha permesso di evitare la povertà, il crimine, la diseguaglianza sociale e le conseguenze dell’instabilità politica. Sembra ovvio concludere che tutti questi fattori dovrebbero spegnere l’ottimismo dei nigeriani. Al contrario, l’ottimismo quasi si può toccare, la joie de vivre è evidente.

La vita di tutti i giorni non è una tutta una danza in technicolor, ma a me non è mai capitato di vivere in un luogo così felice. E per qualche tempo ho vissuto in quella terra degli hippy che è la California. Non riesco a spiegare esattamente com’è, ma credo che la gioia venga dal fatto di vedere e di vivere il peggio che la vita può offrire: è un ottimismo che nasce dalla speranza. La Nigeria è un paese di grandi ottimisti: “Tra un anno siamo milionari!”. Mentre il resto del mondo pensa di avere un libro dentro di sé, la maggior parte dei nigeriani crede di avere un milione.

C’è molta voglia di fare: la gente ti guarda stupita se ammetti di non avere ambizioni. I nigeriani vogliono arrivare da qualche parte. Forse hanno ragione o forse si illudono, ma credono di poterlo fare. Queste pulsioni, queste ambizioni alimentano il loro ottimismo: si danno da fare per raggiungere la felicità, dunque sono felici.

Io ne sono una prova vivente: durante gli anni istruttivi che ho passato a Lagos, ho visto molte cose brutte: la condanna a morte dell’ambientalista Ken Saro-Wiwa, che lottava per la libertà, la dittatura militare di IBB (Ibrahim Badamasi Babangida, es), l’annullamento delle elezioni democratiche del dodici giugno, tanto per dirne qualcuna. E ogni volta sono passata attraverso queste cose con una risata.

E perché non avrei dovuto ridere? Noi crediamo fermamente nel refrain del New Labour: le cose non possono che migliorare. C’è un detto yoruba che mio padre diceva spesso: “Jimoh to ma l’oyin, Alamisi le yan ma ti mo.” Più o meno, significa: “Se il venerdì è buono, lo capisci giovedì.” Non sembra che i nigeriani abbiano tante ragioni per essere felici, ma forse hanno già visto come sarà venerdì, e quello che hanno visto li rende contenti.

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