Lasciate i Figli in Pace (II)

Di Jay Griffiths

Questo è un estratto modificato di Kith: The Riddle of the Childscape, scritto da Jay Griffiths. Siamo onorati dal fatto che Jay Griffiths ci abbia accordato il permesso di pubblicarlo su C4SS. ~ James Tuttle

In Inghilterra un gioco ambientalista chiamato Wild About Play chiedeva a dei bambini quale era la cosa che più avrebbero voluto fare all’aperto, al che risposero raccogliere e mangiare frutti selvatici, e fare il fuoco per arrostire qualcosa. Questo è il segno dell’indipendenza che i bambini dimostrano dappertutto: badare al proprio cibo e alla propria persona. Apparentemente, i bambini europei e americani hanno un rapporto insolito con il cibo: primo, diventano autonomi tardi; secondo, hanno problemi con il mangiare.

Quanto alla libertà fisica, qualche anno fa trascorsi una giornata con dei piccoli degli Zingari di Mare, i Bajau, che vivono in palafitte costruite lontano dalla costa dello Sulawesi. I bambini sapevano tuffarsi e nuotare, maneggiare le barche e pagaiare; bagnati di acqua di mare giorno e notte sembravano una via di mezzo tra l’uomo e la lontra. Chiesi loro come vivevano l’infanzia. La risposta fu immediata: “I bambini sono felici perché sono molto liberi.” Se la felicità è il risultato della libertà, l’infelicità dei moderni bambini occidentali è sicuramente causata, almeno in parte, dal fatto che sono i meno liberi di tutta la storia.

Fui colpito dalla chiara felicità dei bambini Bajau: rimasi con un centinaio di loro per tutto il lungo pomeriggio e non ne vidi uno piangere, o imbronciato, infelice, frustrato. Non riesco ad immaginare un pomeriggio con cento bambini europei o americani e non sentirne neanche uno piangere.

In Europa, c’è un paese che sembra aver onorato la relazione tra libertà e felicità infantile in una maniera che gli Zingari di Mare avrebbero compreso: la Norvegia. Una terra di laghi e fiordi, un paese che ha codificato in legge l’antico diritto di andare liberamente in canoa, remare, veleggiare e nuotare, e di passeggiare dappertutto (tranne i giardini privati e le terre arate), una legge conosciuta come Allemannsretten, “il diritto di tutti”, il diritto di vagabondare.

Nel 1960, lo psichiatra americano Herbert Hendin stava studiando l’incidenza dei suicidi in Scandinavia. La Danimarca (assieme al Giappone) aveva l’incidenza più alta. La Svezia era un po’ più giù. E la Norvegia? In fondo alla lista. Hendin era incuriosito, soprattutto perché sapeva che Danimarca, Svezia e Norvegia avevano culture simili. Qual era la ragione di queste differenze drammatiche? Dopo anni di ricerche, arrivò alla conclusione che questa ragione era nell’infanzia. Se in Danimarca e Svezia i bambini crescevano irreggimentati, in Norvegia erano liberi di girovagare. In Danimarca e in Svezia si faceva pressione sui piccoli affinché intraprendessero una carriera con un obiettivo, e molti finivano per sentirsi dei falliti. In Norvegia questi avevano più libertà; non erano tanto guidati; più semplicemente erano lasciati liberi di guardare e partecipare e fare esperienza. Crescendo, i bambini norvegesi non acquisivano un senso di fallimento ma di indipendenza.

Lo studio dimostrava che i piccoli danesi erano iper-protetti e dipendenti dalle madri, e non erano liberi di andare dove volevano. L’esperienza comune dei piccoli svedesi era fatta di separazione e abbandono quando avrebbero avuto bisogno di vicinanza; crescendo, poi, finivano per essere iper-controllati quando avrebbero avuto bisogno di maggiore libertà. I bambini norvegesi giocavano all’aperto per ore sotto la supervisione degli adulti, ed era improbabile che la loro libertà subisse restrizioni. In tenera età ricevevano più vicinanza degli svedesi, ma crescendo le parti si invertivano ed erano più liberi delle controparti danesi e svedesi, e questo forse fa capire che il segreto di un bambino felice sta in questa vicinanza seguita dalla libertà.

Purtroppo nei decenni seguenti il lavoro di Hendin la Norvegia divenne più centralizzata e urbanizzata e l’esperienza infantile cambiò. Oggi i bambini norvegesi passano più tempo a casa in attività sedentarie, come guardare la televisione o un DVD o giocare con il computer, che all’aperto. L’incidenza dei suicidi oggi è molto più alta.

In Europa così come in America, molti giovani oggi sono a tutti gli effetti agli arresti domiciliari: nel Regno Unito l’80% si lamenta perché “non ha un posto dove andare”. Sono le quattro del pomeriggio, hai un paio di sterline in tasca e poco più. Ti sei fatto la tua giornata e vorresti stare con i tuoi amici. I cheap cafe chiudono tra un’ora, il ristorante non te lo puoi permettere e nel pub non ti lasciano entrare. A tutti quelli che ti ascoltano spieghi che non vuoi dare fastidio; solo ti basta un posto asciutto, ben illuminato e sicuro, dove passare un’ora a chiacchierare. Così te ne vai sotto la pensilina dell’autobus, in un parcheggio, davanti alle vetrine dei negozi. E ti mandano via come un appestato. Il Regno Unito è apparentemente all’avanguardia nell’insegnare come non si trattano i giovani.

Un progetto di mettere su un canestro da netball in un parco dell’Oxfordshire fu bloccato “perché i residenti non volevano attirare ragazzini”. Nel Somerset occidentale, una bambina di otto anni è stata fermata mentre andava in bicicletta per la sua strada perché un vicino si era lamentato delle ruote che cigolavano. Un sondaggio rivelò che due terzi dei bambini avrebbero voluto giocare fuori casa, il 50% era stato sgridato per averlo fatto, e il 25% di quelli tra gli undici e i sedici anni erano stati minacciati di percosse perché… perché? Perché giocavano fuori, facevano chiasso, davano fastidio.

La cosa più triste è che funziona. Un bambino su tre raccontò di aver smesso di giocare per strada dopo aver ricevuto l’ordine di smettere. Se c’è una parola che riassume il modo in cui sono trattati i bambini oggi, questa è recinto. I bambini di oggi stanno rinchiusi a scuola e a casa, rinchiusi in macchine che li portano avanti e indietro tra l’una e l’altra, prigionieri della paura, della sorveglianza e di orari inflessibili.

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