L’uomo con la Grande Giacca

Preso da La Piccola Miniera

vecchio_camion

copertina_lpm2Tra tutte le varie verità, la verità che preferisco è che ogni giorno accendo il computer e guardo la roba che si scrive da sola. Un tempo, quando non avevo il computer, mi sedevo davanti alla Olivetti e guardavo i tasti che andavano su e giù come quando il fantasma di Verdi suona il pianoforte del soggiorno. Prima ancora, avevo una penna che zompava sul foglio di carta che era uno spettacolo come Fredastèr.

La realtà è che io non scrivo nulla. Non ho mai scritto nulla. Io guardo.

Quando ho cominciato a scrivere questa roba qua sotto, per dirne una, ho messo soltanto un tizio che passava per strada. Non mi veniva altro. C’era freddo. Per questo gli ho detto di stringere le mani attorno alla giacca. Lui l’ha fatto.

Poi è spuntato un camion con cinque altri personaggi. Normale. Quando un personaggio cammina da solo per strada, spesso spunta fuori qualcuno. Spesso ma non sempre. A discrezione della storia. Non del narratore. Della storia. Se è il narratore che fa spuntare un camion a sua discrezione, allora la storia non è una storia. E i personaggi non sono personaggi. Sono di quei pupazzi che tu infili dentro la mano e fai “Ehi, ciao, gente!”

Oddio!

In questa roba qua, invece, il tizio camminava per la strada tenendo la grande giacca con le sue grandi braccia quando, pum, ecco che spunta il camion e i cinque amici.

In questi casi, se sei furbo, sai che è meglio farsi da parte. Inutile dire ai personaggi del romanzo cosa devono dirsi tra loro. Lasciali fare. Stai da una parte e ascolta. E prendi nota.

A proposito, si può dire personaggi?

E si dice ancora romanzo?


Un uomo coperto da una grande giacca stava andando giù per una strada inclinata. La giacca dell’uomo era nera, e si presentava agli incontri casuali con una imbarazzante penuria di bottoni. Le braccia erano avvolte attorno ai fianchi. Le mani luminescenti sembravano tenere le estremità della grande giacca come un paio di pinze umane. La notte prima aveva piovuto sulla città. L’acqua sostava in fogli immobili e qualche volta si potevano scorgere vaste iridescenze sulla superficie che rendevano l’acqua simile ad una colata fresca di piombo.

Una conseguenza curiosa di quella notte di pioggia era che le scarpe erano diventate nere e cigolavano in una maniera che avrebbe potuto essere allarmante. Di quando in quando l’uomo prendeva coscienza, chinava la testa in avanti e guardava in giù alle sue scarpe cigolanti. L’uomo andava giù per la strada facendo clac clac come una pattuglia per via di un tacco nuovo e della strada inclinata.

Un camion comparve nella parte superiore della strada, e camminò fino all’uomo con la giacca grande. Un uomo con un cappello verde era seduto accanto al guidatore. Altri tre erano seduti dietro, le spalle contro le sponde e le gambe distese.

Il guidatore allungò una mano oltre la portiera e la fece oscillare. “Come va, Grant?” disse.

L’uomo con la giacca grande si voltò. Vide la mano che penzolava e poi l’uomo che guidava il camion. “Come va, Charles?” disse.

“Stai andando a Swandale, Grant?” disse Charles.

“Sto andando a Swandale,” disse Grant.

Due teste comparvero da dietro le sponde. “Come va, Grant?” dissero.

“Così,” disse Grant.

I due si voltarono e salutarono variamente. Il terzo uomo dietro la sponda chiese: “Chi è?”

“Grant,” disse Charles.

Il terzo uomo dietro la sponda alzò una mano. “Come va, Grant?” disse.

“Chi è? Sei te, Andrew?” disse Grant.

Il terzo uomo disse: “In lungo e in largo, Grant.” Gli altri due uomini dietro la sponda risero con benevolenza.

“Allora stai andando a Swandale,” disse Charles a Grant.

“Cosa c’è?” chiese Grant.

“Niente,” disse Charles. “Se vuoi ti posso dare un passaggio fino all’inizio della strada.”

“Dietro c’è posto,” disse l’uomo con un cappello verde.

“Perché non ci vai tu, dietro,” disse Charles, “e lasci salire Grant al tuo posto?”

“Come accettato, Charles,” disse Grant.

L’uomo con un cappello verde aprì la portiera e mise metà della scarpa di fuori. Questo significava che aveva intenzioni profondamente umane verso Grant.

Grant insistette: “No, grazie. Davvero. È che stavo cercando Greg Wilson.”

“Ah, ho capito,” disse Charles.

L’uomo con un cappello verde lasciò metà della sua scarpa destra fuori dal camion.

Il terzo uomo dietro la sponda disse: “Greg abita da quella parte, Grant. Lo sai dove abita Greg, no?”

Il terzo uomo dietro la sponda recalcitrò perché gli altri due impedivano a Grant di vedere la sua mano puntata verso la casa di Greg. Gli altri due uomini erano proprio in mezzo e lui avrebbe voluto alzarsi in piedi, ma temeva che il camion partisse di colpo mandandolo a piedi all’aria. Aveva già vissuto una storia di quel tipo.

Uno dei due uomini in mezzo disse: “Certo che lo sa, dove abita.”

“Successo qualcosa?” chiese Charles.

“Dice che ieri mattina due guardie della Saint Mary si sono avvicinate alla baracca,” disse Grant. “Li ha visti mio fratello. Dice che uno era Chapman e l’altro non sa chi era. L’altro ad un certo punto ha tirato fuori la pistola e voleva sparare il cane di Jakey Wilson.”

“Un bastardo,” disse uno degli uomini dietro la sponda.

Per un po’ di tempo tutti e i cinque gli uomini espressero considerazioni inesorabili sulla reputazione dell’uomo che aveva cavalcato con Chapman. Un giudizio collettivo si innalzò nell’aria umida come un monumento spontaneo:

“Un grandissimo bastardo.”

Poi il terzo uomo dietro la sponda chiese: “Un tipo magro e alto, con la faccia bianca?”

“Non lo so,” disse Grant.

“Era Spisser,” disse il terzo uomo dietro la sponda.

Charles si voltò e vide se gli riusciva di vedere il terzo uomo dietro la sponda. “Chi?”

“L’hanno preso alla Saint Mary da poco. Si è fatto cinque anni dentro per una rapina,” spiegò il terzo uomo dietro la sponda. Poi aggiunse questa curiosità: “È un bastardo.”

“Un figlio di una vacca,” aggiunsero gli altri due uomini dietro la sponda. L’uomo con la camicia verde arretrò la scarpa di un pollice, uno e mezzo.

Adesso i cinque uomini cominciarono riflessioni profonde sul mondo. Il terzo uomo dietro la sponda divenne istantaneamente felice. Il suo contributo era stato determinante al sentire comune degli uomini che popolavano il camion. Charles cercò pensosamente una piccola pezza di barba sotto il mento che molto spesso si scordava di radere.

Molto lentamente, con una voce che sembrava venire da un pozzo, Charles disse: “Però…”

“Però cosa?” disse il terzo uomo dietro la sponda.

Charles scosse gravemente la testa. “È che si vede troppo quella baracca di Jakey.”

Improvvisamente ci fu trambusto dietro la sponda del camion. Il terzo uomo dietro la sponda stava cercando di voltarsi per guardare Charles. Voleva per forza guardare Charles per dirgli quello che pensava. “Adesso uno non può avere una baracca per farsi i fatti suoi, eh?” disse sulla nuca di Charles.

“Però forse c’ha ragione Charles,” disse uno degli altri due uomini dietro la sponda.

“Già, forse c’ha ragione,” disse l’uomo con un cappello verde.

Ma il terzo uomo dietro la sponda proseguì, indomito:

“Allora uno non può avere una baracca. Uno non può avere una baracca. È assurdo! Uno non può avere una baracca e farci quello che ci pare a casa sua.”

Allora uno dei due uomini dietro la sponda, che fino ad allora non aveva detto la sua opinione, disse, flebilmente: “Forse Charles voleva dire un’altra cosa.”

“Secondo me avete capito male,” disse l’altro dei due uomini dietro la sponda.

“Forse,” disse l’uomo con un cappello verde.

Il terzo uomo dietro la sponda disse: “Era quello che volevi dire, Charles?”

Charles pensò brevemente. “Esattamente proprio quello no. Non era proprio così che volevo dire,” disse.

Uno dei due uomini dietro la sponda disse: “Vedi?”

“A me mi sembrava strano che Charles diceva una cosa così,” disse il terzo uomo dietro la sponda. “Molto strano. Non ti conoscevo più se dicevi una cosa del genere. Vero, Charles, amico?”

Nel camion cominciò una rapida ricomposizione dei sentimenti. Charles era stato decisamente cauto quest’ultima volta. Per caso, gli capitò di pensare a quella volta che era stato promosso caporale e di colpo gli comparve una moltitudine di trincee, e colline gialle, e cerate tese sopra un camminamento. Gli altri stavano pensando a quello Spitzer che era con Chapman, e i loro pensieri vennero fuori energici ma sobri.

Charles disse: “Se sali ti do un passaggio, Grant.”

“Io volevo prima cercare Greg,” disse Grant con voce lamentosa. “Volevo dirgli di quelli della Saint Mary.”

“Ti siedi qui davanti,” disse l’uomo con un cappello verde.

Da dietro la sponda si elevò questo commento:

“Sono tutti dei bastardi, quelli della Saint Mary.”

Charles disse: “C’hai solo quella giacchetta addosso, Grant.”

Grant aprì la giacca grande e scrutò il petto. “Cosa vuol dire?”

“Dicci di stare in campana a Jakey,” disse il terzo uomo dietro la sponda. “Quelli della Saint Mary… Io non voglio dire che Chapman è un bastardo… Quello Spisser, però…”

“Chapman non è un bastardo,” protestò uno dei due uomini dietro la sponda.

“È quel Spisser ch’è un bastardo,” puntualizzò l’altro dei due uomini dietro la sponda.

Grant allungò la faccia dietro la sponda. “Tu conosci quel Spisser, Andrew?” chiese. Gli altri due, che erano tra Grant e il terzo uomo, si appiattirono contro la sponda del camion. Le parole passarono accanto ai due uomini appiattiti e arrivarono al terzo uomo in fondo.

“Visto un paio di volte da George, Grant. Tipo che si fa mezza paga di zozza. E George tutte le volte ci dà tutto quello che vuole.”

Charles commentò: “George basta che ci dai i sacchi e ti dà tutta la zozza che vuoi.”

“Basta che ci dai i sacchi,” ripeté l’uomo con un cappello verde.

“Non era per George,” disse il terzo uomo in fondo.

Charles sospirò. “Bè, visto che non vuoi un passaggio, allora…”

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