L’Anarchia di Charlie Brown

Di Winter Trabex

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Quando Charles Schultz creò la prima striscia di Peanuts nel 1950, all’età di ventotto anni, forse non immaginava che i suoi personaggi, tra cui Charlie Brown, Lucy e Snoopy, avrebbero fatto il giro del mondo. Non poteva immaginare che gli avrebbero dedicato trasmissioni speciali per le feste, o che gli sarebbe sopravvissuto. Schultz è morto nel 2000, e Peanuts nel 2015 compirà quindici anni di ristampa. Se si dovessero ristampare tutti i fumetti di Peanuts, passerebbero altri trentacinque anni prima di esaurire la collezione. In altre parole, per il centenario del 2050 i giornali, se ancora esisteranno, dovranno scegliere se ricominciare la serie o chiudere definitivamente.

La popolarità di Peanuts non è facile da spiegare. Non è genericamente divertente (come Dilbert) né arguto (come Calvin e Hobbes) né rivolto ad un pubblico particolare (come Garfield e i suoi gatti, o Doonesbury e i suoi personaggi impegnati in politica). Peanuts è, e sarà sempre, un fumetto sottile, dall’apparenza modesta, il cui valore può essere notato solo esaminandolo attentamente. Invece di cercare la risata, il fumetto espone il messaggio in maniera semplice e chiara: sì, il mondo è imperfetto, ma le persone vivono meglio quando hanno la libertà di agire come vogliono.

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Questo è particolarmente chiaro nel classico del chiosco per l’assistenza psichiatrica di Lucy. Lucy, una bambina, mette su un chiosco e chiede cinque cents in cambio della sua assistenza psichiatrica. Che abbia buone conoscenze di psichiatria o un riscontro positivo da parte dei pazienti non è importante. Arrivano i bambini, pagano i loro cinque cents, e parlano mentre Lucy ascolta. I bambini danno valore a quello che ricevono in cambio della monetina: sentono che c’è qualcuno che almeno prende i loro problemi sul serio.

Non ci sono normative a regolare l’attività dello sportello. Lucy non fa firmare una dichiarazione sulla privacy. Non segue le linee guida delle normative sulle assicurazioni sanitarie. Non ha una laurea di nessun genere. Non ci sono uomini del governo che interferiscono con la capacità di ascoltare di Lucy. Nel mondo di Peanuts le autorità, poche e rare, si fanno vive sotto forma di strumento musicale che parla per loro.

Mentre la voce del maestro, sostituita da un trombone, parla, ad esempio, uno degli studenti si addormenta. Il maestro sembra avere pochissima influenza sugli studenti. Questo è positivo. Il mondo di Peanuts dimostra che i bambini possono prendersi cura di se stessi da soli.

Poi c’è Schroeder, che suona il piano e viene dipinto come un prodigio in tutti i sensi: un bambino che sa suonare il piano come un adulto. E Linus, il bambino che si porta sempre appresso una coperta che lo fa sentire sicuro. E ancora Pig-Pen (Porcile, es), chiamato così perché accumula polvere ed è perennemente sporco. Per quanto sporco, apparentemente non è colpito da tutti i germi di cui dovrebbe essere pieno. E poi, ovviamente, c’è Charlie Brown, bambino dalla doppia natura di capo e perdente, pratico tanto di avversità quanto di trionfi.

Nel mondo di Peanuts, tutte queste personalità emergono da sole. Nessuno è in cura per deficit di attenzione. Nessuno viene arrestato dalla polizia per crimini immaginari. Nessuno è maltrattato da genitori che abusano della loro autorità. Nel mondo di Peanuts, l’individuo vive con un minimo di interferenze e interventi dall’esterno. Ci sono problemi, ma vengono risolti con l’ingegno delle persone coinvolte.

Che Schultz intendesse la striscia in questi termini non è chiaro. Non è chiaro neanche se l’aspirazione di Charlie Brown a diventare placekicker di football fosse una metafora del voto democratico. Charlie Brown, che come bambino è interessato al football e al baseball, vuole che Lucy tenga la palla mentre lui cerca di calciarla. Ogni volta, però, Lucy tira via la palla prima che Charlie Brown si decida.

È come il voto in una democrazia, o in una repubblica. Chiunque vinca, si impegnerà per lo stato. L’esistenza dello stato non è minacciata dal voto. Il cambiamento non passa per il voto. Chi crede che il proprio voto sia un bene per la società è come Charlie Brown, che pensa che prima o poi riuscirà a calciare la palla se solo continua a provarci.

Forse i fan della striscia non ne sono coscienti, ma Peanuts rappresenta il mondo come potrebbe essere: un mondo senza leader, senza figure autoritarie repressive, senza persone che danno ordini ad ogni piè sospinto. È un concetto di realtà che viene da tempi in cui tutto era più semplice, da prima che la proliferazione della tecnologia desse la possibilità allo stato di controllare la vita quotidiana degli individui. Il fumetto mostra senza ambiguità che anche le persone più sfortunate possono vivere bene attraverso un processo di cooperazione mutua e pacifica.

In altre parole, Peanuts offre, anche se indirettamente, la ragione perfetta per cui abolire ogni autorità centrale. Al posto di questa c’è la scelta individuale, la volontà individuale, un’autorità decentrata in cui ogni singola persona decide cosa fare della propria vita. Questo, sembra dire Schultz, porta ad una maggiore felicità, ad un’attività più vigorosa, a più libertà di quanto non sarebbe possibile altrimenti.

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