Elogio della Moderazione

Di Theodore Dalrymple

bavaglio

Sono generalmente a favore della libertà di espressione, e qualche volta anche della libertà dalla espressione. Dio ci liberi dalle star del cinema che ci danno la loro opinione sulla situazione in Somalia o sulle condizioni della foresta pluviale del Borneo! Dovrebbe esserci una legge che proibisce queste cose: come i pasticceri milanesi dovrebbero fare il loro mestiere, così le star del cinema dovrebbero rimanere nel loro ambito.

Inutile negare che, in termini generici, un certo grado di censura fa bene alla letteratura. Costringe lo scrittore a riflettere più a fondo. Gran parte della tradizione letteraria è nata sotto la censura. Shakespeare non avrebbe potuto scrivere di Elisabetta I allo stesso modo in cui Russel Brand, per dire, scrive di Elisabetta II, ma ciononostante è riuscito a dire molte cose che valeva la pena dire. Più di Brand, a dire il vero. Gli scrittori russi del diciannovesimo secolo dovevano affrontare la censura, e tutto sommato se la sono cavata: molto meglio della maggior parte degli scrittori occidentali in totale libertà.

Tra le ragioni per cui la censura, almeno in una certa misura, fa bene alla letteratura c’è il fatto che obbliga gli scrittori ad affrontare il soggetto indirettamente piuttosto che frontalmente. L’implicito è sempre più potente dell’esplicito perché chiede più impegno al lettore, e ciò che facciamo per noi stessi è più memorabile di ciò che gli altri fanno per noi. Un dialogo socratico è preferibile al catechismo, almeno una volta passata l’infanzia. L’implicito chiede uno sforzo maggiore allo scrittore e al lettore, ma anche la ricompensa è maggiore, almeno artisticamente.

Ma ci sono censure che distruggono l’espressione letteraria. C’è la censura che proibisce allo scrittore di dire certe cose, ma c’è anche la censura che obbliga lo scrittore a dirne altre. Quest’ultima è più distruttiva. Mentire deliberatamente è peggio che non dire tutta la verità (qualunque sia questa verità). È molto peggio essere costretti a dire che il dittatore è meraviglioso piuttosto che non poter dire che è terribile. O che è nudo.

Altro punto a favore della censura, almeno del genere migliore, è il fatto che generalmente è arbitraria e assurda. Questo dà allo scrittore un nemico degno di tale nome e gli evita di fare un lavoro davvero distruttivo. Come i bambini hanno bisogno di un’autorità per saggiare meglio i propri limiti senza causare disastri a se stessi, così è per gli scrittori. In realtà, uno scrittore dovrebbe essere grato ai censori, quando riesce ad andare un pelo oltre la censura, perché hanno dato più forza d’impatto al suo lavoro. George Bernard Shaw fece cascare il mondo quando fece esclamare a Eliza Doolittle “Col cavolo!” Quali parole potrebbero avere lo stesso impatto oggi? Oggi sono probabilmente le buone maniere a scandalizzare, non la sozzeria più sozza.

Una volta che quel c…zo di genio è per così dire uscito dalla lampada, bastano pochi anni e sembra che nessuno possa farne a meno. Quando un mio paziente si lamentava dicendo di avere un’emicrania del c…, io gli chiedevo di spiegarmi la differenza tra un’emicrania e un’emicrania del c…. Lui allargava le braccia. La libertà totale di espressione ha portato ad un suo impoverimento, perché la mente non ha bisogno di cercare alternative. Basta la prima parolaccia che passa in testa. O è una testa del c…?

Molto probabilmente tornerà più la censura non in occidente. Dunque, gli scrittori devono procurarsi da sé i suoi effetti benefici e affidarsi all’autocensura. Ma anche l’autocensura può essere buona o cattiva. Cattiva quando nasce dalla paura di qualche gruppo influente, o da uno di quegli stati balcanizzati nel vasto continente della paranoia. Confesso di aver avuto noie da un gruppo di paranoici, dei quali mi sono liberato. Arrivarono a cercare di farmi perdere il lavoro. Mi sono stati alle calcagna per qualche tempo. Altre persone hanno ricevuto di peggio da loro, fino alle minacce di morte anonime. Non essendo paranoico, non mi importava aver a che fare ulteriormente con loro.

È la guerra asimmetrica delle opinioni portata avanti dai paranoici. Le persone normali si preoccupano di tante cose, ma moderatamente; per un paranoide, la sua unica preoccupazione racchiude tutto il significato della sua esistenza. Mentre lui dedica la sua vita miserabile all’oppressione di chi la pensa diversamente da lui su quell’unico, vagamente importante, soggetto, le vittime sono così poco toccate dal problema che neanche si scomodano ad esporre la loro verità.

È così che in una società apparentemente libera nasce la censura, anche senza uno stato oppressore. È autocensura, ma è una censura del genere peggiore perché porta ad una situazione tale per cui su un determinato soggetto si può esprimere pubblicamente un solo punto di vista.

Ma esiste anche un altro genere di autocensura, dagli effetti benevoli. È un’autocensura che sta alla letteratura come la moderazione sta al comportamento, e senza moderazione non ci sono buone maniere. Se reagite impulsivamente dicendo e facendo la prima cosa che vi passa in mente, diventate presto uno zotico noioso. L’automoderazione, così come il suo contrario, possono diventare un’abitudine. Lo stesso accade con la scrittura: se andate su internet e date uno sguardo ai “commenti” in fondo ad un articolo, siete fortunati se potete andare oltre il terzo o quarto senza trovare un insulto. C’è una sorta di corsa agli armamenti della volgarità.

Quando non c’è una moderazione, interna o esterna, nello scrivere, scatta la gara della volgarità. Non tutti gli scrittori vi partecipano, ma una volta partita tende ad accelerare perché a quel punto è solo l’estremismo che cattura l’attenzione. Non ha molto senso essere il settimo scrittore più volgare, non più di quanto ne abbia essere il settimo miglior lanciatore di giavellotto al mondo.

Ovviamente, il fatto che io pensi che un certo genere di censura sia un bene per la letteratura non significa che lo stato debba imporla. Non sta allo stato creare le condizioni perché fiorisca la letteratura, grandiosa o semplicemente buona che sia, e sarebbe così anche se queste condizioni fossero note. La moderazione deve venire da altrove. I presagi non sono dei migliori.

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