La Chiesa in Pigiama

Di Enrico Sanna

chiesa_santa_lucia

Scrissi questo articolo nel 1990. Pubblicato ad ottobre di quell’anno. Nessuna storia. Niente di niente. Un mio amico, dopo aver letto l’articolo, mi disse di essere d’accordo con me. Poi si laureò. Accettò l’incarico del restauro della facciata della chiesa. E la rifece uguale.

Se volete scrivere articoli di questo tipo, assicuratevi di non avere pendenze con la chiesa. Dico pendenze nel senso più vasto del termine, che potrebbe comprendere una singolare suscettibilità di vostra moglie che al momento non sospettate. Non chiedetemi come si fa a capire se vostra moglie, o una qualunque altra moglie, ha suscettibilità nascoste. Probabilmente, neanche lei sospetta di avere una suscettibilità nascosta. Sennò perché sarebbe nascosta?

Io l’ho fatto quando ero semplice studente universitario e pseudogiornalista. Da allora sono passati ventiquattro anni. Finora, tutto bene.


Metti la Chiesa in Pigiama

Se c’è un luogo in cui l’impossibile è senz’altro opinabile, fino a diventare concreto, questo è la chiesa. Da anni, con la scusa che la chiesa si rinnova, ci sono tentativi di fare nelle chiese quello che nessuno si sognerebbe mai di fare in casa propria.

Nella varia sintassi degli accostamenti e delle intenzioni restauratorie, tre sono, a grandi linee, le direzioni possibili:

a) Chiese più antiche con aggiunte quasi moderne, decisamente moderne e postmoderne. Uno splendido esempio è la romanica chiesa di San Gavino a Porto Torres, con illuminazione da negozio di scarpe.

b) Chiese più recenti con aggiunte da antiquariato. È d’esempio la cattedrale di Genova, che ha un affresco barocco di quarant’anni fa.

c) Chiese di qualunque età con aggiunte fantasia, secondo la grulla inventiva di parroci e di indomiti architetti al soldo.

Rientra in quest’ultima categoria una chiesa nostrana. La Santa Lucia, dell’omonimo convento, a San Gavino, dovette pagare così lo scotto d’una facciata troppo semplice, poco allegra.

Ma fu anche, suppongo, il prezzo della riabilitazione: da chiesa dismessa a terza parrocchia. E forse ci fu anche la curiosità di vedere come stanno agli altri vestiti che ci guardiamo bene dal mettere noi.

E così la chiesa si trovò, un giorno felice, con sulla facciata i colori della squadra vincitrice: quel giallo e bianco da gagliardetto papale. In livrea da tappezzeria. In pigiama, anzi, pronta al sonno del buon senso comune.

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