Il Declino del Pop (I)

Ecco perché oggi la musica popolare non entusiasma più i giovani

The Daily Bell

woodstock

Perché la Musica Muore… Taylor Swift, vincitore di sette Grammy, è noto per i suoi testi elaborati, dunque non sorprende che abbia scritto un lungo articolo d’opinione per il Wall Street Journal riguardo il futuro dell’industria della canzone. Ma ci sono ragioni per mettere in dubbio il suo ottimismo. “In questo momento la situazione musicale è molto eccitante perché i sentieri creativi che un artista può esplorare sono infiniti,” scrive Swift. “Oggi uscire dalla propria confortevole nicchia significa essere premiati, e l’evoluzione musicale non solo è accettata… ma è anche celebrata. L’unico rischio è di aver paura di affrontare il rischio.” Difficile conciliare queste parole con il rapporto Nielsen sulla musica in America, che mostra nel primo semestre un calo nella vendita di album del 15 percento da un anno all’altro e un altro 13 percento di calo delle vendite di brani digitali. ~ Bloomberg

Tema Sociale Dominante: Lunga vita al rock and roll.

Analisi di Libero Mercato: Un altro meme culturale che marcisce.

Abbiamo visto come cinema, televisione, arte moderna e finzione letteraria siano in declino. Ora vediamo che lo stesso sta accadendo alla musica popolare.

La musica popolare ha avuto un ruolo importante nella cultura occidentale da quando Elvis Presley cominciò ad ancheggiare e mimare il blues del sud.

Ora non più.

Qui c’è dell’altro:

Questa potrebbe essere una ripetizione del 2013, quando i servizi di streaming sono cresciuti a spese dei download digitali, calati per la prima volta da molti anni; ma il fatto è che, anche includendo lo streaming, dall’inizio del 2014 le vendite degli album sono calate del 3,3 percento. Lo streaming è cresciuto più dell’anno scorso, il 42 contro il 32 percento, ma non è riuscito a compensare la generale perdita di interesse per la musica.

Alcuni numeri: dall’inizio del 2014, gli americani hanno acquistato 593,6 milioni di brani digitali e hanno ascoltato in streaming altri 70,3 milioni di tracce video e audio, per un totale di 731,7 milioni. Swift, uno dei pochi che riesce a riempire gli stadi, pensa che sia una questione di qualità.

“La gente compra ancora gli album, ma solo alcuni,” scrive. “Comprano solo quelli che colpiscono come una freccia al cuore.” Nel 2000, le vendite di album hanno raggiunto il massimo a 785 milioni. L’anno scorso sono calate a 415,3 milioni.

Swift ha ragione, ma per molti artisti i cui album sono una freccia al cuore è troppo tardi. Le vendite di dischi in vinile sono salite del 40,4 percento dall’inizio dell’anno, secondo Nielsen, e in cima alle vendite c’è l’eroe della chitarra Jack White’s Lazaretto.

Tra i primi dieci ci sono anziani o deceduti, come i Beatles e Bob Marley & the Wailers. Ma anche i più moderni, come Black Keys, Beck e gli Arctic Monkeys, non entrano nei cuori degli adolescenti. Nessuno di questi artisti è presente nella classifica delle vendite digitali, con o senza streaming.

Quest’anno, in cima alla classifica c’è Frozen, la colonna sonora della Disney. Quando, come me, avete più di quarant’anni e pensate che la musica sia in declino dal 1993 (l’anno in cui i Nirvana pubblicarono In Utero), è facile criticare i gusti musicali dei “giovani di oggi”, come dice anche il ventitreenne Swift.

I miei coetanei dinosauri capiscono la differenza se mettono a confronto le classifiche del 1993 con quella della Nielsen del 2014. Ma questi ragazzi non solo ascoltano musica diversa dalla nostra; è che non trovano più molto che valga la pena ascoltare. C’entra molto il funzionamento dell’industria discografica di oggi. Ai vecchi tempi, i musicisti proponevano il loro lavoro ai discografici, così come ancora oggi molti scrittori fanno con gli editori (sebbene anche questa tradizione si stia erodendo).

Noi pensiamo che l’ultima parte sia corretta: “questi ragazzi… non trovano più molto che valga la pena ascoltare.” Ma c’è qualcosa di più complesso della semplice melodia. La musica popolare ha goduto di un successo durato quasi settant’anni perché era un fenomeno culturale tenuto assieme dalla televisione, la radio e il cinema.

Abbondano le prove che dimostrano come il “rock ’n’ roll” fosse almeno in parte una manipolazione sociale. L’impressione è che ci sia stato un concerto di forze per creare quella che oggi noi conosciamo come controcultura.

La persona che ha studiato più di ogni altro il fenomeno è David McGowan, autore di The Strange but Mostly True Story of Laurel Canyon and the Birth of the Hippie Generation.

Questo è un estratto:

Un numero incredibile di superstar della musica proveniva da Laurel Canyon (in California, es), cominciando dalla metà degli anni sessanta fino alla fine degli anni settanta. I primi a pubblicare un album furono i Byrds, di cui David Crosby divenne la star. La canzone di debutto, Mr. Tambourine Man, uscì per il solstizio d’estate del 1965. Fu subito seguita dai Mamas and Papas di John Phillips (If You Can Believe Your Eyes and Ears, gennaio 1966), i Love di Arthur Lee (Love, maggio 1966), Frank Zappa and the Mothers of Invention (Freak Out, giugno 1966), i Buffalo Springfield di Stephen Stills e Neil Young (Buffalo Springfield, ottobre 1966) e i Doors (The Doors, gennaio 1967).

Seconda parte dopodomani

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