Primordi

Di Enrico Sanna

scrittore

Non ricordo quando è stato esattamente che ho cominciato a scrivere. Dev’essere avvenuto tra i diciotto e i vent’anni. Scrivere mi veniva faticoso. Scrivere è sempre faticoso quando uno ha più idee che pratica. Chiedetelo a Bel Ami. Almeno lui, però, aveva altre qualità da coltivare. Sapeva indossare la camicia, per esempio. Io con le camicie me la cavo così così.

Però ho imparato a scrivere senza fatica.

Gran parte di quello che scrissi allora con il passare degli anni è andato perso. Ricordo di aver tradotto un dramma di García Lorca dallo spagnolo. Chissà dove è andato a finire. Una volta diedi un mazzo di racconti ad una persona di mia conoscenza. Gli originali, mica le copie. Allora scrivevo con una Olivetti meccanica e non facevo mai copie. Ero pigro? Più che altro rimandavo. Rimandavo il giorno in cui avrei fatto le copie. E rimandavo il giorno in cui avrei chiesto indietro i miei racconti.

Poi un giorno il destino si è frapposto tra noi. Questa persona è morta. Stava rientrando da una cena con amici, si è sentito male, la macchina è finita in un fosso. E così i miei racconti. Pataplunfete!

Voi direte: Chiedi alla vedova. Chiedi ai figli. Era scapolo.

Comunque, qualcosa è rimasto. Qualche tempo fa ho cominciato a catalogare quello che ho scritto. Ne ho digitato una parte. Com’è e come non è, non me la ritrovo più. Qualcuno sa se c’è un concorso per la persona più inetta in materia di racconti?

Scrivere è faticoso, dicevo. Quasi tutto quello che ho scritto allora oggi non mi piace. Lo dico tranquillamente perché quello che ho scritto negli ultimi dieci anni mi piace. Ma la roba precedente… Però mi fa sorridere.

A volte, però, capita che trovo qualcosa e dico: To’ avrei potuto scriverlo io ieri. Come questo frammento. All’inizio dubitavo che fosse roba mia scritta a metà degli anni ottanta. Non so cosa avrebbe dovuto essere. Forse era l’inizio di un romanzo. Forse il frammento di un racconto. Forse un semplice esercizio. Allora mi capitava spesso di scrivere qualcosa per puro esercizio.

Fa bene e non costa un’emicrania.

Il frammento, praticamente uno schizzo, è scritto bene. Non è enfatico, per dire. Allora tendevo a scrivere con uno stile enfatico. Troppo enfatico. A me piace colorire il linguaggio. Ma allora esageravo. Riversavo colore sulle pagine come si riversa il cioccolato sulla torta Sacher.

Chissà perché i dialoghi diretti sono introdotti da un trattino. Oggi odio il trattino. Lo accetto di buon grado nei libri di Vargas Llosa, però.

Sarà per questo che uno dei personaggi ha un nome spagnolo? O perché mi ispiravo a Hemingway?


Il vecchio sedeva su di un grosso masso e teneva i gomiti sulle ginocchia. Sulla schiena sporgevano evidenti le sue scapole, e la pelle era del colore della crema, bruciata dal sole.

I monti dietro a lui disegnavano una massa scura, grande come un continente. Il mare era grande. Immenso, E tuttavia finiva a pochi metri dai piedi del vecchio con lievi onde che accarezzavano la battigia. Era l’estate e il sole, al tramonto, faceva sentire gli ultimi fuochi.

Il vecchio guardò il mare e poi si voltò verso il ragazzo. Lo chiamò:

—Ehi Quintín, sempre seduto. Non hai voglia di far niente?

Il giovane scrollò le spalle e sorrise.

—Tanto… —disse, e sorrise ancora.

—Non vuoi andare con i tuoi amici?

—Non voglio andarci.

—Sei stanco? —gli chiese il vecchio.

—Per niente, —disse il ragazzo.

—Allora perché non ci vai?

Disse l’altro: —Non ne ho voglia.

—Sempre con il vecchio rimbambito, —disse il vecchio.

—Non sei vecchio.

—Lo dici tu. Alla tua età devi divertirti. Con le ragazzine giù al villaggio, eh Quintín?

—Se non sto con te come posso imparare a pescare? Me l’hai detto tu che da piccolo imparavi con i vecchi.

—Allora i vecchi erano saggi. Ora sono solo matti come me. —Il vecchio rise mostrando i denti gialli.

—E poi la città non mi piace, lo sai. Preferisco il mare. Lo sai che la città non mi piace —il giovane rispose.

Il vecchio portò una mano alla schiena per grattarsi. Nel farlo si piegò in due in avanti, appoggiando il mento secco al ginocchio.

—Non ti piace. È vero. Non ti piace. Bè, fai come vuoi, ragazzino dispettoso —disse il vecchio.

Il giovane disse: —Guarda il sole, è già metà in mare.

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...