Hishishi Papa: L’Africa È Controllata a Distanza

Di Isidore Noel

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Forse i più giovani non conoscono Hishishi Papa. Io, però, credo che per questa ragione, soprattutto per questa ragione, occorra farlo conoscere. Hishishi Papa è un visionario. Uno che, andando oltre la disperazione per le culture perdute, vorrebbe vedere il suo popolo pienamente libero. Una libertà assoluta, da conquistare recuperando l’orgoglio dell’essere africani, mettendo in pratica le nostre identità e le nostre conoscenze indigene, e frenando l’avidità.

Noi siamo liberi, dice, quando possiamo trasformare in pratica la nostra cultura ed essere riconosciuti per quello che siamo a livello individuale e internazionale. Il problema è che, anche se oggi l’Africa e la Namibia hanno raggiunto l’indipendenza, esiste ancora una colonizzazione mentale. Questo accade perché accettiamo ciò che viene da fuori più di ciò che è già dentro di noi. Per questo, aggiunge, l’Africa è controllata a distanza.

Papa è critico nei confronti delle varie personalità politiche africane, ma con qualche eccezione: Nrkumah, Kenyatta, Gheddafi, Kaunda e Mugabe. Ritiene che gli africani abbiano perso il loro coraggio. Alcuni di quelli che da giovani erano visti come liberatori, hanno finito per perdere il contatto con i loro antenati e con la loro dimensione spirituale. “Okaghalu komeesho” è diventata la nuova cultura della Namibia, un termine che lui traduce con “avere gli occhi grandi per la ricchezza”, perdendo così la nostra personalità culturale.

Hishishi Papa enfatizza molto l’umiltà come strumento necessario per l’unità. Se una persona prova rispetto per la propria cultura, dice, è portato anche a rispettare la cultura altrui. Altrettanto importante per la crescita positiva e lo sviluppo di un paese è l’edificazione del singolo individuo. Bisognerebbe cominciare dall’infanzia. È allora che si comincia ad intuire le capacità e gli interessi dei piccoli, ed è più facile indirizzarli nella giusta direzione in vista del loro futuro.

Chi lo conosce personalmente sa che, al di là delle sue opinioni politiche, la sua dimensione è artistica. Papa è un musicista e artista visivo namibiano, uno i cui principali strumenti sono le mani e i piedi. Ama suonare il tamburo e l’armonica, ma attribuisce la qualità di strumenti principali alla melodia e al ritmo che sono dentro di lui, e di cui si serve per creare suoni, come quelli ottenuti battendo le mani.

Lui, questo artista dalla personalità sveglia, prende parte delle sue ispirazioni da alcuni tra i principali musicisti della Namibia come Jackson Kaujeua Sr e Kwela. Quest’ultimo è persona di famiglia, avendo dato un figlio ad una sorella di suo padre. Anche l’educazione ricevuta durante l’infanzia dalla sua famiglia, dove la musica era celebrata come uno strumento in grado di avvicinare e legare assieme persone diverse, ha avuto una grande influenza sulla sua personalità. La musica rivoluzionaria di musicisti come Peter Tosh, con le sue melodie ispirate alla libertà cosciente e i messaggi velati, ha probabilmente lasciato un segno importante su di lui.

Hishishi Papa è stato candidato al premio NAMA 2012 nella categoria dei migliori video musicali per la canzone Mukadhona Gwandje, anche se lui non attribuisce il merito della candidatura a se stesso ma a chi ha realizzato il video che, riconosce, ha fatto un buon lavoro. Essendo giovane, la candidatura significa per lui più di quanto non significhi per Hishishi Papa. Papa era dell’opinione che, se il filmato avesse fatto la felicità di questo ragazzo, allora sarebbe valsa la pena girarlo. A lui personalmente, però, non piace questo genere di competizione: non crede che l’industria discografica namibiana tratti il suo popolo con onestà.

La sua musica si rivolge soprattutto alle popolazioni Aawambo, che oggi sembrano aver perso la propria cultura. Tradizionalmente, al contrario di oggi, era compito dell’uomo proteggere la propria donna. L’occhio era rivolto al futuro, ai bisogni delle giovani generazioni. Questa cultura, chiamata Ubuntu, oggi va perdendosi. È per questo, per cercare di recuperarla, che nelle sue canzoni Papa si rivolge al suo popolo cantando nella sua lingua. Nella sua canzone Aantu aantu, che significa gli uomini sono uomini, cerca di far capire che tutti, anche i capi, devono avere cura del proprio popolo, perché è il tuo popolo che ti ha portato laddove sei.

Il messaggio contenuto nella sua musica è rivolto al futuro. Le generazioni che verranno, pensa, sapranno apprezzarla. Secondo Ndasunye, come è chiamato da chi lo conosce personalmente, molti giovani namibiani sono orgogliosi di essere stranieri in patria. Non provano orgoglio per la propria natura, perché sono quello che sono, ed è per questo che non riescono ad apprezzare la sua musica. Quest’ultima sembra riscuotere più successo all’estero, ovunque ci siano persone che sono orgogliose delle loro radici e non si vergognano della propria cultura. La cosa non lo preoccupa, però. Perché, come dice in una delle sue canzoni, “talvolta il figlio rigettato è quello che costruirà la casa.” La sua è una musica molto spirituale, ricca di detti proverbiali. Per questo è una musica che parla molto del mondo degli antenati.

Il rispetto per gli antenati e gli anziani traspare pienamente dalle sue parole. Dopo averlo lasciato, mi sono resa conto di quanto sia importante sedersi ad ascoltare le parole dei nostri anziani, che sono parole sagge perché loro non sono in competizione con i giovani. Per contrasto, tra coetanei la conversazione è spesso trattenuta dalla consapevolezza del fatto di essere in competizione l’uno con l’altro.

L’ho lasciato con l’impressione di aver avuto un incontro illuminante.

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