L’Uomo con la Salsiccia di Fegato

Preso dal romanzo La Piccola Miniera

Di Enrico Sanna

A me non piace il fegato. Posso mangiare un fermaporta, all’occorrenza. Ma non il fegato.

Quando ero piccolo, mia madre mi metteva alla prova. Mischiava il fegato con le pancine di pollo, o con altre frattaglie. Allora il macellaio vendeva le frattaglie con il fegato, prendere o lasciare. Mia madre prendeva e cuoceva tutto assieme. Io me ne accorgevo. Dopo una decina di tentativi, mia madre arrivò alla conclusione che la mia non era una fisima. Dopotutto, anche allora potevo mangiare un fermaporta. All’occorrenza. Perché avrei dovuto rinunciare a qualcosa in nome di una fisima?

La soluzione c’era ed era economica e pratica: a mio padre piaceva il fegato.

Nota importante: C’è stata una volta che ho mangiato il fegato e mi è piaciuto. È stato quando vivevo in Sudtirolo. Comprai una salsiccia di fegato e la mangiai. Buona. Non eccellente. Buona. Che fosse di fegato l’ho appreso dopo. La scritta era in tedesco. Che sia un problema di etichette?

Quando stavo per scrivere il capitolo ventuno del romanzo La Piccola Miniera, volevo metterci un personaggio con una sorta di bubbone. Poiché a volte vado per metafore, mi serviva qualcosa che somigliasse ad un bubbone. Pensai al sanguinaccio.

Ma qui in Sardegna il sanguinaccio, che tra parentesi è dolce, ha le dimensioni di una grossa melanzana. Troppo. Mi serviva qualcosa di più pratico. Il mio personaggio non avrebbe potuto girare in città con un’escrescenza come un sanguinaccio sardo sul collo, dolce o salata che fosse. Sarebbe stato il terrore dei bimbi. Le mamme lo avrebbero legato ad un palo per dargli fuoco.

Fu allora che mi ricordai della salsiccia tirolese. Delle dimensioni di un würstel. Pratica. Si tiene agevolmente sul collo. Non da fastidio a chi la porta. Non spaventa eccessivamente i bimbi. E permette al mio personaggio di vivere in eterno circondato da un’aura di simpatia.


Quella sera un’automobile si fermò in un certo punto di Hickory Street e due uomini scesero e cominciarono a camminare uno di fronte all’altro esattamente sul cordolo del marciapiede. In fondo a Hickory Street c’era un bar. Cinque uomini sostavano in piedi davanti al bar, che si chiamava Bar del Coyote.

Questi cinque uomini non erano gli unici uomini in quel punto di Hickory Street. Altri tre erano raggruppati compattamente in un angolo, le spalle rivolte al palo di una barberia come per proteggerlo. Altri ancora camminavano distrattamente tra i due marciapiedi. Questi ultimi stavano davvero camminando distrattamente, con quell’atteggiamento di apatia filosofica verso il circondario che hanno i popoli dei villaggi in un quadro fiammingo, e sembravano non avere coscienza degli altri. Due dei tre uomini di guardia alla barberia avevano i pollici infilati sotto i pantaloni.

I due uomini appena scesi dall’automobile si diressero istintivamente verso il Coyote, e cominciarono a parlare con due dei cinque uomini che erano di fronte. Uno dei due disse di essere un corrispondente. Era alto mediamente e indossava un cappello come un corrispondente medio di un giornale qualunque. L’altro aveva una Graflex rossa appesa ad una spalla. Indossavano impermeabili molto simili. Tranne il cappello e la Graflex, non c’era molto che distinguesse l’uno dall’altro.

Uno dei due uomini con cui stavano parlando era molto magro e compito. L’altro aveva una strana escrescenza scura sul collo che ricordava una salsiccia di fegato.

L’uomo con il cappello da corrispondente aveva una certa sollecitudine. Si capiva che prima di arrivare in città era stato in un luogo in cui aveva ricevuto istruzioni preliminari da uomini in alto. I tre della barberia decisero di spostarsi dalle parti del Coyote. Camminarono obliquamente, passando silenziosamente attorno all’uomo con il cappello da corrispondente e all’altro con la Graflex rossa. Camminavano molto lentamente, senza sfilare i pollici da sotto i pantaloni.

L’uomo con il cappello da corrispondente stava spiegando che aveva bisogno di un bootlegger. Al giornale sarebbe piaciuto averne uno da mettere da qualche parte, magari sulla copertina. L’uomo con il cappello da corrispondente aveva avuto informazioni accurate sulla infelicità dei bootlegger. Aveva bisogno di un bootlegger infelice. Lui sapeva che i bootlegger erano infelici. Avevano un bootlegger infelice a Coalville?

“Eh?” disse l’uomo magro e compito.

“Mi serve un bootlegger,” disse l’uomo con il cappello da corrispondente. “Abbiamo saputo che vivono una vita molto infelice. Sappiamo molte cose a proposito dei bootlegger. La gente sarebbe interessata a sapere qualcosa di più della loro vita.”

“Oh, sì,” disse l’uomo con la salsiccia di fegato, improvvisamente infelice. “È una vita molto infelice.”

L’uomo con la Graflex rossa considerò accuratamente quello con la salsiccia di fegato. Forse al giornale avrebbero potuto mettere su una storia interessante sulla sua salsiccia.

“Conoscete qualcuno in giro?” chiese l’uomo con la Graflex rossa. “Un vostro amico, o un parente. Qualcuno che fa il bootlegger, insomma.”

“Tutto quello che ci serve è un tipo caratteristico,” disse l’uomo con il cappello da corrispondente. “Un vero bootlegger. Uno di quelli che vanno a prendere il carbone di nascosto per guadagnarsi da mangiare. Capito?”

“Bè, io sono un bootlegger e questo è il mio compagno,” disse pomposamente l’uomo con la salsiccia di fegato, e passò il suo braccio attorno all’uomo magro e compito.

L’uomo con il cappello da corrispondente guardò il suo collega. Improvvisamente si sentirono molto fortunati. I tre della barberia si stavano avvicinando al gruppo con lentezza e determinazione.

“Come si è fatto quella ferita sul collo?” chiese l’uomo con la Graflex rossa.

“Un giorno mi è venuto fuori,” disse l’uomo con la salsiccia di fegato.

I tre della barberia risero. Uno di loro si voltò e riferì il fatto agli altri cinque davanti al Coyote, che risero anche loro.

“Dev’essere un lavoro terribile, il vostro,” disse l’uomo con il cappello da corrispondente.

“È terribile come l’inferno,” disse l’uomo con la salsiccia di fegato. “Dicci al signore se è terribile, Jack.”

“È terribile,” disse Jack.

“Non sai dire altro?” disse l’uomo con la salsiccia di fegato.

“Molto terribile,” disse Jack. Guardò prima l’uomo con la salsiccia di fegato e poi i due forestieri. “Proprio molto terribile,” disse, ancora. “Terribile come l’inferno.”

Prima di giungere all’automobile, l’uomo con il cappello da corrispondente aveva acquistato quantità smisurate di fiducia nell’uomo con la salsiccia di fegato. L’uomo con la Graflex rossa tolse il tappo dalla macchina e lo infilò in tasca e passò la lingua sulle labbra. Quei due avevano camminato attraverso un continente per arrivare a Coalville.

Il loro giornale aveva una certa verità da comunicare al genere umano, dissero l’uomo con il cappello da corrispondente e quello con la Graflex rossa. La sua insegna gialla e blu restava accesa per tutta la notte. Il suo nome significava più o meno il messaggero alato, o la stella che illumina la notte, o la voce alta e potente di qualcosa. Il loro compito era insegnare ad ognuno quali sentimenti avere riguardo ogni cosa. Quello che li atterriva era il fatto che ci fosse ancora così tanta gente che ignorava la maniera corretta di pensare. Ovviamente era tutto molto progressista. Spesso i due si fermavano e sorridevano, soprattutto quello con il cappello da corrispondente.

“Non avete un albergo decente in questo posto?”

“C’abbiamo la locanda di Herb Payne.”

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