Il Diluvio Universale

Di Immanuel Velikovsky

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Il diluvio universale di cui parlano le sacre scritture è considerato dagli storici e dagli esegeti una leggenda. “La leggenda del diluvio universale è in sé e di per sé un mito e non può essere altro,” dice A. Loisy, (Les mythes babyloniens et les premiers chapitres de la genese, Parigi, 1901). “È chiarissimamente, senza ombra di dubbio, un fatto mitologico.”

Storie che raccontano di un diluvio universale si ritrovano nelle tradizioni di tutte le civiltà antiche, anche presso quelle popolazioni che non hanno mai raggiunto la capacità di esprimersi attraverso le forme scritte del linguaggio. Si trova in tutto il mondo, in tutti i continenti, nelle isole del Pacifico così come in quelle dell’Atlantico. Dappertutto. Solitamente è illustrato come un fatto storico avvenuto realmente a livello locale, e il suo ricordo passa da una popolazione all’altra trasmettendosi oralmente.

C’è chi si è dedicato alla raccolta di questi materiali, e sarebbe stancante per il lettore se dovessi ripetere tutte queste storie così come si narrano in ogni angolo del pianeta, anche in luoghi mai visitati dai missionari (R. Andree, Die Flutsagen, 1891; Sir J.G. Frazer, Folk-lore in the Old Testament, Londra 1918; M. Winternitz, Die Flutsagen des Alterthums und des Natuervoelker).

Le varie tradizioni che finora sono state catalogate non sono identiche alla storia di Noè fin nei dettagli, e anzi a volte differiscono da quest’ultima nelle loro impostazioni, ma tutte hanno in comune il fatto che la terra fu coperta fino alla cima delle montagne dall’acqua che veniva dall’alto, e che solo alcuni esseri umani scamparono alla morte per annegamento. Queste storie sono spesso accompagnate da dettagli che raccontano di un simultaneo sprofondamento della terra.

Nell’America precolombiana il racconto di un diluvio universale era molto presente; la prima epoca del mondo era chiamata Atonatiuh, ovvero l’età che termina nel diluvio universale. La storia si trova scritta e illustrata negli antichi codici delle popolazioni messicane e fu raccontata agli spagnoli che arrivarono sul Nuovo Continente. Le popolazioni indigene dell’Australia, della Polinesia e della Tasmania, scoperte solo nel diciassettesimo secolo, tramandano storie pressoché identiche (A. C. Caillot, Mythes, legendes, et traditions des Polynesiens, Parigi, 1914; H. H. Howorth, The Mammoth and the Flood, Londra, 1887, pp. 455 e segg.).

Tavolette di argilla con iscrizioni riguardanti le epoche più remote e il racconto del diluvio sono state trovate in Mesopotamia. La loro somiglianza con il testo biblico, e la storia del prete caldeo Berosus, vissuto in epoca ellenica, suscitarono grande clamore tra la fine del secolo scorso (il diciannovesimo, es) e l’inizio di questo. Sulla base di questa scoperta sensazionale fu scritto un pamphlet di grande successo, Babel und Bibel, di Friedrich Delitsch (1902), il quale cercò così di dimostrare che gli ebrei avevano semplicemente preso in prestito questa storia, assieme a tante altre, attingendo alla grande tradizione leggendaria dei babilonesi.

Ma se qua e là si può affermare che gli autori delle sacre scritture hanno preso la storia del diluvio universale dai babilonesi, o che i missionari l’hanno appresa da popolazioni indigene del nuovo e nuovissimo mondo, in altri casi la vicenda non può essere spiegata allo stesso modo. Il carattere fortemente indigeno che acquisisce la storia in molte parti del mondo rende la teoria del prestito culturale molto debole.

Ci sono geologi che hanno scoperto tracce del diluvio in ogni parte del mondo; studiosi del folklore trovano il racconto di un diluvio universale ovunque si apprestino a raccogliere materiale; storici leggono di un diluvio universale nei manoscritti dell’America (precolombiana, es), sulle tavolette d’argilla della Babilonia e praticamente in tutti gli annali di tutte le popolazioni dotate di una propria cultura. Ma i climatologi non sono d’accordo. Fanno notare che, anche se tutta l’acqua contenuta nell’atmosfera dovesse cadere sotto forma di pioggia, il diluvio che ne risulterebbe non basterebbe neanche a coprire le colline, tantomeno le cime delle montagne, come insistono a dire tutte queste storie.

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