La Tassa sui Pianoforti

Da Insàs

Il libro è disponibile su Amazon in versione cartacea e digitale

copertina_insasIl ventennio della dittatura fascista in Italia è stato un periodo incredibile. Uno pensa che sia stata un’eccezione. Questa è la conclusione standard. E invece no. Per niente. Anzi, è addirittura banale. Personalmente, sono arrivato alla conclusione che il fascismo non era altro che la prosecuzione del sessantennio precedente e l’anticipo del settantennio seguente.

Uno pensa che c’è roba complicata. Che è necessaria un’assistenza filosofica per capire. Che occorre decifrare. Ma no. Chiunque abbia una conoscenza, anche distratta, del mondo attuale è in grado di capire il fascismo. Al volo.

Quando, qualche anno fa, andai nell’archivio storico del mio paese per consultare i documenti dell’era fascista, pensavo di trovare roba truculenta. Immaginavo ordini d’acquisto del tipo “Due taniche di olio di ricino”. Pensavo di trovare la liquidazione di una fattura al falegname locale “per la fornitura di numero 50 (diconsi cinquanta) manganelli modello Balilla”. Un pivello regolare. A tanto ti porta la conoscenza standard della storia d’Italia, quella fornita dalle scuole, il cinema, la televisione, i giornali e le chiacchiere infinite.

La realtà è che ho trovato di peggio.

Ho trovato la banalità dell’oggi. Ho trovato quello che potete vedere senza neanche uscire di casa. Basta accendere la tivù. Dopo aver letto una decina di documenti, ho capito che il tempo era passato invano. Io ho cercato di riportare tutto in un mio libro. Spero che sia chiaro.

Credo che questo capitolo dia un’idea sufficientemente precisa di ciò che voglio dire.


La Tassa sui Pianoforti

Il documento è del ventuno novembre 1931. Dice:

“È istituita a favore del Comune di San Gavino Monreale l’imposta comunale sui pianoforti e sui bigliardi, a sensi degli articoli 155 e seguenti del nuovo T. U. (testo unico, es) per le Finanze Locali approvato con R. D. (regio decreto, es) 14 settembre 1931.”

La broda burocratica è a pagina due, articolo tre:

“Tra i pianoforti s’intendono compresi, agli effetti di cui al precedente articolo, gli strumenti tutti del genere, di qualsiasi forma, sistema o modalità di costruzione, anche se mossi da forza meccanica od elettrica, eccezione fatta per quegli strumenti che, per quanto provvisti di corde metalliche e di martelletti, non agiscono però per mezzo di tasti nonché per quelli che, pur essendo provvisti di tasti, siano privi di corde metalliche.”

La tassa doveva essere applicata anche ai bigliardi. La definizione di bigliardo manca. Si tratta di bigliardi variamente intesi.

Si trattava di una tassa tutta sbilanciata contro i bigliardisti e a favore dei pianisti: 50 lire per un pianoforte contro i 125 di un bigliardo. Sembrerebbe una ingiustizia, un caso di maldistribuzione fiscale. Io, però, ho una spiegazione. Si tratta chiaramente di una tassa ad personam. Un figlio di Mussolini faceva il pianista.

famiglia_mussolini

Romano Mussolini suona per la sorella e il papà (incorniciato).

Certo, era il 1931. A quei tempi il piccolo Romano Mussolini aveva soltanto quattro anni, ma è chiaro che non potevano imbrigliarlo fin dalla tenera età con lacci e laccioli. E non potevano neanche favorirlo. La gente avrebbe mormorato. Avrebbe detto che era il figlio di chissà chi. Occorreva spianargli la strada ma con una parvenza di difficoltà. Ecco tutto.

Bisognava pagare la tassa anche per i pianoforti e i bigliardi inutilizzati:

“Sono soggetti alle imposte sui pianoforti e sui bigliardi tutti coloro che, anche senza farne uso, posseggono in proprio o tengono a noleggio, o per altro titolo, uno o più pianoforti o bigliardi”.

Per bigliardi si intendevano quelli che la gente aveva in casa. Per quelli “in circoli di divertimento o in pubblici locali” la tassa era 250 lire. L’imposta era calcolata a decorrere…

“dal primo giorno del trimestre solare nel quale si è verificato il possesso o il noleggio del pianoforte o bigliardo.”

Fortunatamente, c’erano esenzioni:

“Sono esenti dall’imposta:

“1º i pianoforti ed i bigliardi che si trovano presso i costruttori, i negozianti od i noleggiatori e sono destinati ad essere venduti o noleggiati;

“2º i pianoforti usati per l’insegnamento esistenti negli Istituti di istruzione musicale”.

Non era possibile rendere esentasse i bigliardi. Magari polverizzandoli…

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