Di Cosa Parla?

Forse consigli inutili per chi scrive e per chi legge

Di Enrico Sanna

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Fino a prova contraria, un libro è formato da un argomento e una forma. È duale. Se il libro fosse una danza oshiwambo o un assolo di violino il problema della dualità non si porrebbe. Ma è duale. Uno e bino. Almeno finché qualcuno non scriverà un libro di puro argomento. O fatto di sola forma.

Gli scrittori del novecento, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, danno più importanza alla trama che alla forma. Soprattutto gli scrittori occidentali. Comprensibile. Lo stile costa fatica. Una storia bizzarra si può inventare facilmente. A volte basta prenderla dalla realtà. Per questo la letteratura contemporanea non mi piace. Se un romanzo non si distingue da un dispaccio della Reuters, tanto vale leggere il dispaccio. È più breve e va dritto al cuore della roba.

Ci sono poche eccezioni. In Italia Gesualdo Bufalino, ad esempio. Altrove Hemingway o Steinbeck, che possono essere considerati tra gli ultimi del vecchio e non tra i primi del nuovo. E poi qualche sudamericano. Vale la pena imparare lo spagnolo per leggere Vargas Llosa. Spesso non capisco di cosa parla. Le vicende politiche di Lima degli anni cinquanta non mi possono interessare di meno. Non sono peruviano e non ho l’età di Llosa. Mi basta immaginare i protagonisti, con la camicia bianca e la mascagna che sembra una colata di ghisa.

Il fatto, però, è che el señor Llosa ha un modo incredibile di raccontare cose che altrimenti non passerebbero neanche sotto i miei piedi.

La sinossi è ormai diventata l’etichetta del libro. È come quel rettangolino di stoffa cucito all’interno dei pantaloni. Ci trovate la composizione. È facile scrivere l’etichetta di una camicia, comprese le indicazioni per il lavaggio e la stiratura. Scrivere l’etichetta di un libro può non essere altrettanto facile, ma può fare una lettura amena. A volte vado a leggere le sinossi di libri che ho già letto. Per divertimento.

Amazon pubblica diverse edizioni di Moby Dick. Ogni edizione ha una sua sinossi. Ce n’è una che dice così:

“Moby Dick” è l’opera più celebre dell’Ottocento americano. Questo grande romanzo del mare narra la drammatica sfida del Capitano Achab alla Balena Bianca, colosso marino ma anche creatura metafisica, figurazione dell’inconoscibile. A bordo del Pequod, la nave condannata, uomini di fedi e culture profondamente diverse vengono trascinati verso un unico destino, in un’epopea tragica che è anche una fra le più intense opere poetiche di tutti i tempi. Resa con grande vigore espressivo e in un linguaggio che, nella sua asciutta incisività, rispecchia le esperienze autenticamente vissute dall’autore a bordo delle baleniere, la storia della caccia alla Balena Bianca diviene un’allegoria del perenne confronto dell’uomo con se stesso.

Da notare che la vicenda della caccia alla balena occupa una piccola parte del romanzo.

Poi c’è questa:

Moby Dick (1851) segna […] un punto d’arrivo nella produzione di Melville: romanzo in cui l’indagine gnoseologica tocca profondità insondate e la narrazione, nella sua varietà, raggiunge una fusione di stili quasi perfetta. A dare il titolo all’opera è la grande balena bianca, simbolo e somma di tutti i mostri che l’immaginazione del mondo occidentale ha posto agli inesplorati limiti della terra.

Io non sapevo che un capodoglio fosse simbolo e somma di mostri. Va da sé che essendo occidentale dovrei saperlo. Ma leggendo il libro, e l’ho letto nell’originale inglese, il concetto non si è degnato di attraversare la mia mente. Sarò indegno? Forse un giorno lo rileggerò.

L’unica sinossi sincera l’ho trovata in un’edizione Kindle a 89 centesimi. Dice semplicemente così:

Moby Dick

La trama può avere la sua importanza, ma lo stile è più importante. Molto di più. Fondamentale. Pensate ad una barzelletta. Se la raccontate male, non fa ridere. Perché? Cosa significa che l’avete raccontata male? Pochi sanno spiegarlo. Pause fuori luogo, premessa troppo lunga, espressione declinante, enfasi nei punti sbagliati. Ma tutti sono d’accordo: non fa ridere. La trama è la stessa. Sì, ma è raccontata male. Non ha stile.

Così è per un libro. Lo stile determina il contenuto. La forma è contenuto. Magari uno non capisce che cosa non va bene in un libro. Ma lo sente. Sente che non è come quell’altro, o quell’altro ancora.

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