Perché È Meglio Pubblicare da Sé

Di Enrico Sanna

libri

Per prima cosa perché tutti gli editori a cui avete mandato il vostro bel mazzo di fogli intrisi del vostro sudore, del vostro sangue, e di un frappé di maledizioni, non vi ha neanche degnato di un porcocane. Le migliori idee ti vengono quando hai il sedere che raschia per terra. L’uomo viene fuori allora.

Certo, se uno può pubblicare per conto suo è perché oggi può farlo. Se può fregarsene degli editori, così come loro se ne fregano di lui, è perché esiste Amazon e qualche altro come Amazon. Quindici anni fa non potevi farlo. Quindici anni fa dovevi pregare e sperare. Sperare e pregare. Pubblicare un libro costava. La carta costava. L’inchiostro costava. La rilegatura costava. Il sudore del tipografo costava. Oggi ci sono i libri digitali.

I libri digitali non costano.

Non è vero. Costano. Ma costano un cicìn. Così poco che se bevete un caffè mentre ne state scrivendo uno avete già sforato il budget. Si può produrre un libro digitale con una miseria. Praticamente, basta un computer.

Se non ce l’avete già, ve lo comprate. Uno qualunque. Meglio con un sistema operativo come Ubuntu. Ubuntu non costa nulla. È open source. Il libro potete scriverlo con un’applicazione come LibreOffice. Anche questa è open source. L’interfaccia è bruttarella, ma la tipa va come una locomotiva sulla prateria. Per fare la copertina potete usare Inkscape e Gimp. Io uso Inkscape. Per fare il libro digitale vero e proprio, Amazon vi offre Kindle Previewer. Tutta roba che scaricate gratis da internet.

Nota a margine del mondo tecnologico: Oggi è molto facile produrre un libro. Immersi in tutta questa vita facile potete finalmente godervi il piacere di soffrire a scriverlo. Scrivere è patire. Una paragrafo incompleto, irrisolto, deteriora l’apparato intestinale più di un matrimonio rancido. Meglio bere l’acido muriatico. Se ancora non avete cominciato a scrivere, pensateci bene. Dà dipendenza.

Ma almeno siete voi che vi fate la vostra sofferenza. Ve la infliggete voi. Nessuno vi ordina di rifare un capitolo per renderlo più così. Vi frustate da soli.

Da quello che ho capito, nessuno ad Amazon legge quello che avete scritto prima di pubblicarlo. C’è un computer. Scrivete quello che vi pare e vi pigliate la responsabilità. Però nessuno vi impone una copertina. Nessuno vi rifila un titolo che voi non usereste neanche per sturare il water. Fate voi. Liberi di produrre l’illeggibilità, scaricarla sui posteri e andarne fieri. Essere fieri di se stessi rende gli umani più buoni.

Aah!

I libri digitali sono poco diffusi. Soprattutto in paesi come l’Italia. Negli Stati Uniti i libri digitali stanno diventando la norma e quelli cartacei l’eccezione. Solitamente le mode cominciano di là, e dopo qualche anno arrivano di qua. Se è una moda. Io non credo che sia una moda. Non del tutto, almeno. Chiamatela tendenza, o quello che vi pare.

Intanto, però, qui non è ancora arrivata.

Arriverà. Un libro digitale costa una frazione di un libro cartaceo. Niente carta né inchiostro. Niente spese di trasporto. Nessuna giacenza di magazzino. A trattenere il libro digitale è più che altro la mentalità. Ah, il tocco della carta! Ad un certo punto la mentalità cambia. Perché? Prezzo. E crisi. Tutti e due in combinazione. Un libro digitale lo puoi vendere ad un terzo del prezzo del libro cartaceo e guadagnare di più a copia.

E poi ci sono le mamme. I libri di scuola sono pesanti. Costano. Lo dicono da una vita. Un Kindle è più piccolo di una pizza al trancio. Il modello più economico è passato da 89 a 59 euro. Tra qualche anno te lo danno gratis con tre libri. Pensate ai cellulari. Le mamme hanno un motivo in più per protestare. Gli editori resisteranno fino all’ultimo. Se cederanno, cercheranno di vendere i libri digitali allo stesso prezzo di quelli cartacei. Non aspettatevi una resa facile.

Tanto per tornare a bomba, per gli amici nostalgici puoi pubblicare un libro stampato. Te lo impagini da te. Non è facile. Però ci sono ditte di prestampa che te lo fanno per qualche centinaio di dobloni. Ma è meglio se impari.

Un tempo, quando ti facevi stampare un libro, il tipografo veniva a casa tua con il furgone e ti sbolognava gli scatoloni pieni di libri. Tu pagavi. Due, tre, cinquemila dobloni. E facevi il giro dei tuoi conoscenti a ficcare il tuo miracolo letterario sotto il loro naso. E a farti odiare.

Oggi c’è CreateSpace, che stampa su richiesta. Se qualcuno ordina un libro, loro ne stampano una copia e gliela mandano. Se vendi guadagni. Se non vendi non perdi. È un ottimo sistema anche per mantenere le amicizie ed evitare la separazione. Niente avvocati. Niente mal di testa. Niente alimenti.

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