Da Alessandria a Gutenberg a Etsy (III)

Terza parte

Di Enrico Sanna

salterio_diurno_del_xvii_secolo

Penso ai libri e mi viene in mente la fotografia. Il dagherrotipo fu inventato da Daguerre nel 1839. Talbot presentò il suo calotipo neanche un mese più tardi. Il dagherrotipo è diventato sinonimo di fotografia. La vera rivoluzione, però, fu quella del calotipo. Il calotipo era riproducibile. Il dagherrotipo no.

Verso la metà dell’ottocento, la fotografia prese il posto della pittura realista, ovvero di gran parte di tutto quello che in Europa passava per pittura. Rispetto a quest’ultima, costava meno, non richiedeva abilità particolari, era rapida. E soprattutto era molto più realistica di qualunque quadro realistico. Heinrich Schwarz (Arte e Fotografia) scrive che “nelle grandi città, dieci, venti o anche più fotografi specializzati in ritratti potevano guadagnarsi da vivere, mentre non c’era nemmeno un pittore ritrattista che potesse mantenersi con il suo lavoro.” Baudelaire tuonò contro le tendenze artistiche di molti fotografi:

“Se si permette alla fotografia di sostituire l’arte in qualcuna delle sue funzioni, essa l’avrà presto soppiantata o corrotta completamente. … Bisogna dunque che essa ritorni al suo vero compito, che è d’essere la serva delle scienze e delle arti, ma la più umile serva, come la stampa o la stenografia, che non hanno né creato né sostituito la letteratura. … Ma se le si permette di invadere il dominio dell’impalpabile e dell’immaginario, soprattutto ciò che vale perché l’uomo vi ha aggiunto qualcosa della sua anima, allora sventurati noi!”

 

Buona retorica, pessimo pronostico, Charles. La fotografia è un’arte. E non ha mandato a quel paese la pittura. A proposito, c’è una foto di Baudelaire scattata da Carjat. Sarà una mia impressione, ma questa fotografia sembra proprio invadere il dominio dell’impalpabile e dell’immaginario. Dà quell’impressione.

Nella seconda metà dell’ottocento la pittura rinacque. Forse neanche Baudelaire ci credeva fino in fondo. La fioritura di generi pittorici nati a partire dall’impressionismo non ha eguali nella storia dell’arte. La fotografia ebbe l’effetto di liberare la pittura da tutti quei ritrattisti privi di originalità che rimediavano qualche soldo vendendo buona tecnica senza arte. Furono spazzati dalla fotografia, che in fatto di tecnica era irraggiungibile. Gogol scrisse un racconto, intitolato Il Ritratto, a proposito dei pittori che privilegiano la tecnica sull’arte.

Io credo che qualcosa di simile accadrà con i libri. Il libro cartaceo non può competere sul prezzo con il libro digitale. Per riuscirci, gli editori dovrebbero convincere lo stato ad imporre una tassa sui byte. Questo scatenerebbe la pirateria. Aumentare artificialmente il prezzo di un prodotto significa consegnarlo al mercato nero e farlo scomparire dalle vetrine.

Ad un certo punto qualcuno tirerà fuori le edizioni di pregio. Pensate alle vecchie tecniche di stampa che le rotative hanno relegato ad un mercato secondo e terzo. Pensate alle rilegature in pelle con le scritte in oro. A tecniche di riproduzione fotografica come l’eliogravure. Non mi stupirei se dovessero tornare i manoscritti con le miniature. Non parlo di libri fatti con la stampante laser e le finte gotiche, caroline e onciali. Parlo di libri scritti da calligrafi professionisti e miniati da miniaturisti professionisti. Come nel medioevo. Opere uniche. Ogni libro diverso dall’altro. Anche questi sarebbero libri da soggiorno. Ma almeno non ci si aspetta che vengano letti.

Saranno gli attuali editori a farlo? Ma dai. Gli editori vivono di diritti d’autore. Vivono di mercato di massa, riproducibilità controllata, privilegio e protezione dello stato. Gli editori vedono passare il mercato dei libri digitali nelle mani di chi non è mai stato un editore. Allo stesso modo, vedranno passare il mercato dei libri di carta. O di pergamena. Come nell’ottocento a far rinascere la pittura non furono i vecchi pittori, così i nuovi libri non appartengono ai vecchi editori. Che si tratti di libri digitali o di opere di pregio.

Tenete d’occhio siti come Etsy e eBay. Nessuno di questi è un editore. Appunto.

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